Commissione ueSul contrasto ad HIV, tubercolosi ed epatiti virali, parte male il cammino della nuova Commissione europea. Con una decisione grave, presa unilateralmente e senza confronto alcuno con le parti interessate, Bruxelles ha annunciato la chiusura del Forum Europeo della Società Civile (CSF), “nella sua forma attuale” e del relativo Think Thank di esperti impegnati nell'elaborazione di politiche e strategie contro queste infezioni.  

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stepupthefight homepage highlightA Lione si tiene in questi giorni la sesta conferenza triennale di rifinanziamento del Fondo Globale contro HIV, TB e malaria, l’organismo multilaterale più importante al mondo per il contrasto a queste patologie che colpiscono, globalmente, decine di milioni di persone. Significativo il titolo dell'appuntamento: "Decision Time: Step up or slip back", ossia: "E tempo di decidere: passi in avanti o scivolare indietro".

Per garantire gli standard di cura e assistenza fino ad ora assicurati, il Fondo punta a raccogliere per il prossimo triennio almeno 14 miliardi di dollari da parte dei paesi aderenti e dei donatori privati, con l'obiettivo di salvare sedici milioni di vite, evitare 234 milioni di infezioni e sostenere i sistemi sanitari dei paesi più poveri. Fin dalla sua istituzione, nel 2002, il Global Fund, secondo gli ultimissimi dati 2018, ha contribuito a salvare trentadue milioni di vite e limitare la diffusione di HIV, malaria, e tubercolosi. I paesi che ne hanno beneficiato, quasi tutti a basso o bassissimo reddito, sono oltre cento. Sui ventitre milioni di persone con HIV che, nel 2018, in tutto il mondo, risultavano in cura con Antiretrovirali (ART), ben 19 milioni hanno potuto aver accesso a queste terapie salva-vita grazie all’assistenza del Global FUND. Cinque milioni sono state le persone trattate per la tubercolosi mentre per la prevenzione della malaria sono stati distribuiti 131 milioni di dispositivi anti-zanzare.  

Eppure sull’esito della conferenza le incognite non mancano. Forte è l’allarme per la diminuzione complessiva delle risorse a disposizione nel mondo per il contrasto a queste patologie, un calo che si va registrando da qualche anno. L’allarme arriva in primis da UNAIDS che, nel suo rapporto Global Update 2019, segnala un rallentamento generale dei progressi fin qui compiuti nella lotta all’HIV/AIDS: le nuove infezioni e i decessi per AIDS non calano come dovrebbero mentre l’accesso alle cure non segue l’aumento sperato. Tale rallentamento è da collegare, in gran parte, alla drastica riduzione dei finanziamenti per la lotta all’HIV: quasi un miliardo di dollari USA in meno nel solo 2018 con le risorse disponibili precipitate a 19 miliardi di dollari. La dichiarazione politica ONU del 2016 per la fine dell’AIDS ne stimava necessari almeno 26,2 entro il 2020. E’ la prima volta dall’inizio dell’epidemia che si registra un calo nei finanziamenti, peraltro così consistente, un fattore che mette seriamente a rischio il target ONU “90-90-90” da raggiungere entro la fine del prossimo anno. L’allarme per il calo degli impegni finanziari globali ha pesato anche sulla Conferenza ONU di fine settembre sulla Copertura Sanitaria Universale  e viene rilanciato in queste settimane da ONG e società civile di tutto il mondo. Alla vigilia della Conferenza di Lione, un duro attacco è arrivato anche da Medici Senza Frontiere che, nel rapporto “Burden sharing, not burden shifting” , ossia, "Condividere l’onere, non trasferire l’onere”, segnala come la riduzione dei fondi per HIV, TB e malaria stia già mostrando pesanti effetti nei paesi più poveri, ai quali sempre più si chiede di finanziare con fondi propri la risposta contro HIV e TB, costi che non possono sostenere. Il report di MSF si basa su informazioni provenienti da nove paesi in cui l’organizzazione umanitaria gestisce programmi per l’HIV e la TB: Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Eswatini, Guinea, Kenya, Malawi, Mozambico, Myanmar e Zimbabwe. “Dopo un decennio d’investimenti importanti nella lotta all’HIV e alla Tubercolosi che insieme uccidono ogni anno due milioni di persone –documenta MSF-, i fondi hanno subito per la prima volta gravi tagli che stanno già causando ampi gap nella diagnosi, nella prevenzione e nel trattamento di HIV e TB, provocando l’esaurimento delle scorte di farmaci essenziali e minacciando programmi che coinvolgono persone con bisogni specifici e popolazioni-chiave”.

MSF conferma la riduzione di circa un miliardo di fondi per l’HIV mentre il gap dei fondi per i programmi TB ha raggiunto almeno i 3,5 miliardi di dollari. “Ogni giorno le équipe di MSF vedono pazienti soffrire e morire per queste malattie che possono essere trattate -dice il Dott. Ruggero Giuliani, vicepresidente di MSF- L’epidemia da virus HIV può essere tenuta sotto controllo solo se viene garantita una terapia adeguata, ma se il trattamento viene interrotto o non somministrato, l’infezione riprenderà a diffondersi, con un aumento dei contagi, della mortalità, dei fallimenti terapeutici e anche della resistenza ai farmaci, con conseguente aumento del costo delle cure.

L'Italia, nono donatore pubblico al mondo, ha già annunciato, per bocca dello stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aumenterà il proprio contributo al Global Fund portandolo nei prossimi tre anni da 140 a 161 milioni. 

Assemblea ONULo scorso 23 settembre, nel contesto della 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, i leader mondiali hanno adottato una dichiarazione politica di rilevanza storica sulla copertura sanitaria universale (UHC): “Si tratta dell'accordo più completo mai raggiunto sulla salute globale -ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres - è un risultato significativo che guiderà i progressi per il prossimo decennio".

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Gareth Thomas 2I suoi successi sul campo lo hanno reso una leggenda ma ora a celebrarne il coraggio non sono più solo i suoi supporter sportivi. Il campione di rugby Gareth Thomas, quarantacinque anni, già Capitano della nazionale del Galles, dopo aver dichiarato apertamente nel 2009 la sua omosessualità, ha deciso di rivelare al mondo di avere l’HIV, una scelta poco consueta tra i personaggi pubblici di ogni paese. 

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UNAIDS 2019 bisProgressi importanti ma anche segnali molto preoccupanti nella risposta globale all’HIV/AIDS: è l’allarme lanciato dal “Global Update 2019” di UNAIDS, “Le comunità al centro”, aggiornamento sullo stato dell’HIV/AIDS nel mondo, presentato lo scorso 16 luglio a Eshowe, in Sudafrica con un focus particolare sull’importanza dell’azione delle community e presso le comunità.

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Global FundNel corso del 2019 si terranno degli eventi cruciali per il sostegno globale all’accesso alla salute di tutti e tutte e per il perseguimento dell’Agenda ONU 2030 sullo sviluppo sostenibile: a fine agosto un’importante agenda sulla salute globale sarà all’ordine del giorno del G7 a presidenza francese che si terrà a Biarritz, il 23 settembre è in programma la prima riunione di Alto Livello sulla Copertura Sanitaria Universale delle Nazioni Unite, mentre il 10 ottobre avrà luogo, sempre in Francia, a Lione, la sesta Conferenza di Rifinanziamento del Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria.

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La guerra dei 30 anniDura da oltre trent’anni, ha provocato danni devastanti, infinite tragedie personali e collettive, risultati fallimentari ma non è ancora finita: la guerra alla droga in Italia non sembra conoscere tregua. Mentre in tutto il mondo civile si assiste a cambiamenti radicali o, almeno, all’avvio di serie analisi sulle politiche di contrasto alla droga fin qui globalmente adottate, l’Italia sembra avviarsi verso un ulteriore arretramento nelle retrovie del proibizionismo, della repressione, della criminalizzazione del consumo. E’ il quadro che emerge dal decimo libro bianco sulle droghe presentato a Roma lo scorso 26 giugno.

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Restaincurahiv campaign 3Migliorare la salute delle persone con HIV: è l’obiettivo di un progetto di studio nazionale dal titolo “Linkage to care in HIV. Un ulteriore tassello all’analisi del continuum of care in HIV in Italia”, ossia un’indagine sul percorso di cura che si attiva dal momento del test, e dunque della diagnosi, fino ad arrivare all’accesso alle terapie e ai servizi offerti per la gestione della salute in HIV.

Promossa dal Ministero della Salute, l’iniziativa è coordinata da INMI L. Spallanzani in collaborazione con Anlaids, Arcigay, Caritas, CICA, Circolo Mario Mieli, CNCA, Fondazione Villa Maraini, LILA, Nadir, NPS Italia, PLUS.

La tempestiva presa in carico del paziente dopo la diagnosi dell’infezione, l’accesso immediato ai trattamenti antiretrovirali e il raggiungimento della soppressione virologica -spiegano gli studiosi- hanno un impatto positivo sia per le singole persone con HIV in termini di aspettativa e qualità di vita, sia per la collettività in termini di riduzione della diffusione del virus e di contenimento di costi per il SSN”.

Per questo il trial si propone di conoscere e individuare le criticità del sistema, gli ostacoli soggettivi e oggettivi che le persone devono affrontare per accedere ai servizi e al percorso di cura seguito dopo la diagnosi. In questa fase, per suffragare lo studio, è stato lanciato un questionario, compilabile anche online, assolutamente anonimo, rivolto alle persone con HIV che abbiano ricevuto la diagnosi dopo il 1 gennaio 2016. Il questionario indaga i tempi e ciò che è successo tra gli eventuali primi segnali di HIV (es: esecuzione di un test rapido, di un auto-test, comparsa di sintomi), la diagnosi (eseguita tramite prelievo di sangue in una struttura del sistema sanitario nazionale) e l’inizio della terapia antiretrovirale con l’esecuzione di esami specifici (es: CD4, carica virale).

Se hai ricevuto una diagnosi tra il 2016 e 2019 compila il questionario! Ci aiuterai a migliorare il percorso di cura delle persone con HIV nel nostro paese. C’è tempo fino al 20 settembre 2019.

 Clicca qui per saperne di più e per accedere al questionario: 

RESTA IN CURA HIV – QUESTIONARIO –  https://quest.inmi.it/restaincuraHIV

Icar2019Si svolge a Milano l’undicesimo congresso nazionale di ICAR, Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, il principale appuntamento scientifico italiano sull’HIV e su altre patologie virali. Ieri, presso l’Università degli Studi di Milano, la sessione inaugurale: “Parleremo di prevenzione, di PrEP, di U=U, di medicina personalizzata, dello stato della ricerca sull’eradicazione dell’HIV, di integrazione delle competenze” ha detto la Professoressa Antonella Castagna, della Presidenza di ICAR.

Consistenti sono anche quest’anno i “numeri” del simposio: 1305 i partecipanti, di cui 155 appartenenti alle community, 48 le sessioni scientifiche, 168 i poster in mostra per illustrare l’esito di ricerche e interventi, 450 gli/le studenti coinvolti nel concorso “RaccontART”.
L’evento intessa ormai da diversi anni i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori rendendoli protagonisti dell’informazione verso i loro coetanei attraverso l’uso di diverse forme di espressione artistica. La partecipazione è stata in costante aumento passando dalla produzione di trentatré elaborati nel 2015 ai centocinquanta di quest’anno. Tra gli eventi speciali di ICAR anche il servizio di test rapidi per HIV e HCV allestito presso gli spazi dell’Università: centosettanta i test eseguiti nella sola prima giornata, lo scorso primo giugno. Si prosegue durante i giorni del convegno fino al 7 giugno.

Dell’importanza di aver scelto un’importante Università quale sede del convegno ha parlato il Rettore dell’Ateneo milanese, il professor Elio Franzini: “Dopo il primo drammatico decennio dell’HIV nel nostro paese, ora i giovani rischiano di sottovalutare l’infezione –ha detto- per questo è importante che questo contegno si svolga qui e che si facciano i test”.

Focus sui giovani anche nell’intervento del professor Massimo Galli, Presidente SIMIT, la Società Italiana Malattie Infettive che promuove ICAR. “I ragazzi si attendono di essere informati sull’HIV dalla scuola –ha spiegato- molto meno dalla famiglia, dai propri amici o da internet. L’HIV non è un problema risolto che si possa derubricare o lasciare indietro –ha proseguito- la mancanza di informazione oltre ad alimentare l’infezione alimenta anche lo stigma verso chi ne è colpito”.

Tra gli interventi introduttivi anche quello di Sara Valmaggi, area solidarietà e cultura della Salute del Comune di Milano che ha ricordato come il capoluogo lombardo sia la prima città italiana ad aver aderito alla rete delle città “Fast-Track” delle Nazioni Unite, quelle cioè che si impegnano ad attivare tutti gli interventi necessari a debellare l’AIDS entro il 2030. Tra le iniziative la Valmaggi ha ricordato l’attivazione di un nuovo sportello per i counselling e i test rapidi sostenuto da tutte le associazioni milanesi.

Da registrare come una novità anche l’intervento della Chiesa Italiana con il saluto rivolto al Congresso dall’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini. “La Chiesa vuole un’alleanza con tutte le forze che sono impegnate nella lotta all’HIV, società civile, comunità scientifica, istituzioni – i cristiani sono contrari ad ogni stigma che bolli le persone riducendole ad una categoria. L’idea di un Dio che punisca le persone con malattie o flagelli è estranea al cattolicesimo” ha detto Delpino in un rovesciamento di fronte totale con l’indirizzo delle alte gerarchie ecclesiastiche italiane a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 secondo le quali l’AIDS era il flagello voluto da Dio per punire comportamenti immorali e l’omosessualità. Un segnale importante e non casuale, dunque, quello lanciato da Monsignor Delpino che ha insistito anche sulla necessità di prevenzione basata su percorsi educativi e non solo sulla mera informazione.

Una sessione della prima giornata è stata dedicata alla figura del professor Andrea De Luca, scomparso prematuramente lo scorso febbraio, ricordo che si è unito a quello della scomparsa del professor Ferdinando Aiuti e del professor Mauro Moroni, curato dal collega Adriano Lazzarin.
E’ stato infine un rappresentante delle community, Filippo von Schloesser, presidente di Nadir, a mettere il dito nella piaga sulle sfide finora disattese e che impegnano il quarto decennio dell’HIV in Italia: le infezioni non calano, l’avvio della sperimentazione della PreP è in ritardo di oltre un anno, il miglioramento della qualità e delle aspettative di vita per le persone con HIV non cresce più dal 2016 mentre stenta a farsi strada il principio U=U, ossia l’evidenza scientifica che ha dimostrato come le persone con HIV non siano infettive.