AIDS 2018 - Primo Bollettino

AIDS2018LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, in collaborazione con NAM, è lieta di fornirti la copertura scientifica ufficiale on-line della XXII Conferenza Internazionale sull’AIDS - AIDS2018, in corso ad Amsterdam dal 23 al 27 luglio 2018.

 

 

PRIMO BOLLETTINO - 24 LUGLIO

 

Zero infezioni equivale a zero rischi, non solo per gli eterosessuali, ma anche per le coppie omosessuali
Le probabilità di trasmettere il virus per le persone con HIV che hanno una carica virale non rilevabile sono pari a zero: questo è quanto confermano i ricercatori alla 22° Conferenza Internazionale per l’AIDS (AIDS 2018) tenutasi il 24 luglio ad Amsterdam.
I risultati finali dello studio PARTNER sono stati presentati la mattina del 24 luglio in conferenza stampa. I risultati della prima fase, PARTNER 1, inizialmente annunciati nel 2014, indicavano già il dato "Undetectable = Untransmittable" (U=U). Tuttavia la certezza scientifica di tale risultato non era altrettanto convincente per gli uomini gay, o per il sesso anale, così come nel caso dei rapporti vaginali.
I risultati della seconda fase dello studio, PARTNER 2, che ha reclutato soltanto coppie di maschi omosessuali, è stato presentato nella suddetta Conferenza. I dati indicano, con le parole dei ricercatori, ‘un preciso tasso di trasmissione all’interno della coppia pari a zero’, sia per gli uomini omosessuali che per quelli eterosessuali.
Lo studio PARTNER ha reclutato delle coppie sierodiscordanti (un partner sieropositivo all’HIV e uno sieronegativo) in 14 paesi europei. Lo stesso ha rilevato che non vi è alcuna trasmissione all’interno della coppia omosessuale maschile nel caso in cui il partner sieropositivo al virus abbia una carica virale inferiore alle 200 copie/ml - nonostante vi siano stati circa 77.000 rapporti sessuali non protetti.
Lo studio PARTNER 2 sostiene con forza la cosiddetta formula U=U (Non Rilevabile=Non Trasmissibile) tanto per gli uomini omosessuali (e per il sesso anale) che per gli eterosessuali.

 

Il messaggio ‘Undetectable=Untransmittable’ si diffonde su scala mondiale
In Guatemala lo slogan è ‘Indetectable = Intransmisible’ (I=I), nei Paesi Bassi è ‘Niet meetbaar = Niet overdraagbaar’ (N=N) e in Turchia ‘Belirlenemeyen = Bulas¸tirmayan’ (B=B). Uno degli aspetti più eclatanti/impressionanti della pre-Conferenza di domenica 22 luglio su ‘Undetectable=Untransmittable’ (U=U) è stata la misura in cui la campagna ha galvanizzato gli attivisti di tutto il mondo.
Quest’anno è il decimo anniversario della cosiddetta “dichiarazione svizzera”, primo documento ufficiale pubblicato ad asserire che le persone con HIV, con viremia totalmente soppressa grazie alla terapia, non possono trasmettere l’HIV.
Anthony Fauci, probabilmente lo studioso più esperto in campo HIV negli USA, ha esaminato i dati che sostengono la tesi U=U. Sin dalla metà degli anni ’90, sono stati raccolti dati che mostrano la relazione inversa tra il livello del virus nel sangue e il tasso di trasmissione dell’HIV. L’introduzione della terapia di combinazione, “fu il momento definitivo per U=U, fatto di cui allora non ci rendemmo conto”, ha detto Fauci.
Tuttavia, in molti paesi con redditi medio-bassi, il monitoraggio della viremia non è regolarmente fruibile, per cui è impossibile per un individuo avere la certezza della propria soppressione virale. La tesi U=U fornisce un’ulteriore argomentazione al fine di migliorare l’accesso al monitoraggio della carica virale.
Restano incertezze scientifiche per quanto concerne l’allattamento al seno: secondo Linda-Gail Bekker del Centro per l’HIV Desmond Tutu, in Sud Africa, ci sono ancora molte lacune nei dati, ma c’è chiaramente una forte relazione tra la carica virale e il potenziale di trasmissione durante l’allattamento.

Terapia ART a base dolutegravir consigliata per tutti in caso di disponibilità di metodi contraccettivi affidabili
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le nuove linee guida sulle terapie antiretrovirali, raccomandando un trattamento su base dolutegravir come opzione preferenziale per tutti gli adulti, gli adolescenti e i bambini, incluse le donne e le adolescenti che hanno accesso a contraccezione affidabile e costante.
I relatori alla Conferenza AIDS 2018 sostengono che tale decisione mette in luce il grande divario nell’accesso a metodi contraccettivi affidabili e la sua non integrazione nei programmi per il tema HIV, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana, dove l’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva rappresenta una delle principali sfide all’interno dei programmi di terapia per l’HIV.
Le linee guida sono state distribuite il giorno di apertura della Conferenza, quando delle donne HIV-positive, provenienti dall’Africa Sub-Sahariana, hanno manifestato per chiedere che siano loro, e non i ministri della salute, a poter decidere se prendere dolutegravir. La protesta arriva in risposta alle recenti decisioni di alcuni paesi di negare dolutegravir alle donne in età fertile, decisioni dovute a ragioni di sicurezza sull’uso dei medicinali nei primi stadi di gravidanza.
Come afferma Meg Doherty della OMS, i paesi devono inoltre considerare il bilancio tra rischi e benefici a livello della popolazione, ovvero i livelli di fertilità, la disponibilità e la copertura contraccettiva, i livelli di resistenze agli antiretrovirali e la loro disponibilità.


Le persone che assumono dolutegravir in Brasile hanno una probabilità più alta di soppressione della carica virale
Secondo una valutazione di tutti i pazienti che hanno cominciato la terapia tra il 2014 e il 2017, all’interno del programma nazionale brasiliano, coloro che assumono una terapia antiretrovirale su base dolutegravir hanno una probabilità più alta di soppressione della carica virale, dopo sei mesi dall’inizio del trattamento.
Il Brasile è stato il primo dei paesi a medio reddito ad adottare, agli inizi del 2017, il trattamento su base dolutegravir come opzione auspicabile nelle terapie di prima linea. Dolutegravir è un inibitore dell’integrasi con un’alta barriera di resistenza.
Per valutare l’efficacia di dolutegravir rispetto ad altri farmaci usati nella terapia di prima linea, il Ministero della Salute del Brasile ha condotto un’analisi della soppressione virale dopo sei mesi dall’inizio della terapia in 103.240 persone che avevano cominciato il trattamento tra gennaio 2014 e luglio 2017.
I tassi di soppressione virale, a sei mesi dall’inizio della presa in carica, oscillava tra il 63.7% in coloro che erano in regime di tenofovir, lamivudina e lopinavir/ritonavir (il 2% della coorte) a 85.2% in coloro che avevano cominciato il trattamento con tenofovir, iamiduvina e dolutegravir (7.2%). Uno studio che controlla altri fattori ha rilevato che le persone che prendevano dolutegravir con tenofovir e lamivudina avevano una probabilità più alta del 42% di avere una carica virale non rilevabile (< 50 copie/ml) sei mesi dopo l’inizio del trattamento rispetto a coloro che ricevevano efavirenz con tenofovir e lamivudina.
I risultati forniscono ulteriore supporto alla raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale sostiene che la terapia su base dolutegravir dovrebbe essere il regime di prima linea per adulti e adolescenti all’inizio della terapia antiretrovirale.

 

La dose su richiesta (on demand) e la dose giornaliera (daily) ugualmente efficaci nel primo anno dello studio francese sulla PrEP
Non ci sono stati nuovi casi di infezione da HIV in uno studio dimostrativo della PrEP (profilassi pre-esposizione), in Francia. “Oltre la metà dei partecipanti ha scelto di utilizzare una dose su richiesta della PrEP, mentre i restanti hanno optato per la dose giornaliera, ma entrambe le opzioni sono risultate ugualmente efficaci”, riferisce Jean-Michel Molina dell’Università di Parigi Diderot in conferenza stampa ad Amsterdam il 24 luglio.
Lo studio ‘Prevenire’ sta raccogliendo informazioni sui modi migliori per la distribuzione della PrEP in Ile-de-France, la regione di Parigi e hinterland. Gli studiosi sperano di dimostrare che, con 3000 persone in più che usufruiscono della PrEP, ci sarà un abbattimento delle diagnosi da HIV negli uomini che fanno sesso con uomini.
Molina ha presentato i dati nel primo anno (da maggio 2017) dello studio triennale. Sono stati coinvolti 1628 individui, la maggior parte dei quali (il 98.8%) sono uomini che fanno sesso con uomini. Hanno partecipato inoltre dodici uomini e donne eterosessuali e otto transgender.
I partecipanti hanno la possibilità di scegliere se seguire un programma di dosi su richiesta (delle volte menzionato come dose ‘guidato dagli eventi’ o ‘basato sul eventi), avvalorato dallo studio IPERGAY, o usufruire di una dose giornaliera, più comunemente usata in molti paesi del mondo. La formula su richiesta prevede l’assunzione di una doppia dose di PrEP (due pastiglie), da 2 a 24 ore prima del rapporto sessuale, e dopo, in caso di avvenuto rapporto, ulteriori pastiglie a 24 e 48 ore dalla doppia dose.
In entrambi i gruppi non sono state riscontrate nuove infezioni. I ricercatori stimano che, fino ad ora, sono state evitati 85 nuovi casi di infezione da HIV in questa coorte di 1628 persone.