Dati aggiornati Hiv/Aids in Europa

Data: novembre 2019
Autore: ECDC

Secondo i dati riportati su “HIV/AIDS surveillance in Europe 2019” — il report che l’ECDC (Euro-pean Centre for Disease Prevention and Control) pubblica ogni anno insieme all’Ufficio europeo dell’Oms — nel 2018 sono 141.552 le nuove diagnosi di Hiv segnalate da 50 dei 53 paesi della Re-gione europea dell’Oms (non ci sono dati disponibili per Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Il da-to include 26.164 nuove diagnosi registrate nei paesi facenti parte dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo EU/EEA.

Con 141.552 nuove diagnosi di Hiv nei paesi della Regione europea dell’Oms, equivalenti a un rap-porto di 16,2 casi ogni 100 000 abitanti, il 2018 è stato indicato come il primo anno di calo delle nuo-ve infezioni, da attribuire principalmente ad una persistente diminuzione delle nuove diagnosi nei pae-si dell’Ovest e ad una complessiva stabilizzazione nei paesi dell’Est.
Il 79% dei nuovi casi è stato registrato nei Paesi dell’Est (111.550), il 16% nei Paesi dell’Ovest (23.483) e il 5% nei Paesi del Centro (6.519). I tassi più alti sono stati registrati in Russia (59,0 casi per 100.000 abitanti), Ucraina (37,3 per 100.000), Bielorussia (25,2 per 100.000) e Moldavia (22,3).

La proporzione più alta di nuove diagnosi è stata segnalata tra persone di età compresa tra 30 e 39 anni (35%), mentre il 9% erano giovani e adolescenti di età compresa tra 15 e 24 anni, e il 18% erano cin-quantenni o di età superiore al momento della diagnosi.
La trasmissione attraverso i rapporti eterosessuali non protetti è la più comune (50%), seguita dalla tra-smissione tra MSM (23%), dalla trasmissione tra consumatori di sostanze per via iniettiva (12%) e dal-la trasmissione verticale da madre a figlio (0,9%). Nel 15% dei casi la modalità di trasmissione non è nota.

Le diagnosi tardive rimangono una sfida per la Regione: esse rappresentano il 53% delle nuove dia-gnosi (con una conta delle cellule CD4 <350/mm3), di cui il 31% con un’infezione allo stadio avanza-to (CD4 <200/mm3). La percentuale di “late presenters” è maggiore tra PLHIV che avevano contratto l’infezione per via eterosessuale (57%) e tra i consumatori di sostanze per via iniettiva (53%). Nel 2018, inoltre, sono stati diagnosticati 14.227 casi di AIDS, riferiti da 48 paesi della Regione, il che equivale a un rapporto di 2,0 ogni 100.000 abitanti. Il 76% di questi casi è stato segnalato nei Paesi dell’Est, con un rapporto di 10,5 per 100.000 abitanti, il 18% nei Paesi dell’Ovest (0,6 per 100.000) e il 16% nei paesi del Centro (0,4).

Unione Europea e Spazio economico europeo
Nei 31 paesi dell’UE/SEE, sono state registrate 26 164 nuove diagnosi di Hiv, con un’incidenza di 5,8 per 100 000 abitanti. I paesi con i tassi più alti erano Latvia (16,9), Malta (15,3) ed Estonia (14,4), mentre i tassi più bassi sono stati riferiti da Slovacchia (1,9) e Slovenia (1,7).
L’incidenza più alta di nuovi casi è stata osservata nella fascia d’età tra 25 e 29 anni (12,3 casi per 100 000 abitanti). I rapporti sessuali tra maschi rimangono la modalità di trasmissione predominante (40%), seguiti dai rapporti eterosessuali non protetti (33%), e dal consumo di sostanze iniettive (4%).
Nel 2018, 3.235 diagnosi di AIDS sono state riportate da 30 paesi dell’Ue/See, con un’incidenza di 0,6 casi per 100 000 abitanti.

Il numero delle nuove diagnosi di Hiv è aumentato del 22% nell’ultimo decennio nella Regione euro-pea dell’Oms, mentre è diminuito del 17% nei paesi dell’Ue/See. Dal confronto dei dati riportati con il numero stimato di nuove infezioni, è evidente che il numero di persone inconsapevoli del proprio sta-to sierologico sia in crescita nella Regione. Per contro, si stima che nell’Ue/See la proporzione delle persone inconsapevoli stia diminuendo.