Informare sull’HIV/AIDS – guida per il mondo del giornalismo e della comunicazione

guida giornalisti copertina“Informare sull’HIV/AIDS” è una guida destinata al mondo del giornalismo e della comunicazione prodotta da LILA. Questo strumento ha l’obiettivo di fornire ai destinatari, in modo sintetico ma esaustivo, tutte le informazioni di base necessarie a parlare di HIV con correttezza scientifica e deontologica, utilizzando un linguaggio non stigmatizzante e rispettoso della dignità delle persone. 

Allegato: Informare sull’HIV/AIDS – guida per il mondo del giornalismo e della comunicazione

 

 


 

Basta con gli attacchi alla riduzione del danno

A Trieste, Milano, Roma, i servizi vengono chiusi e sono oggetto di anacronistiche campagne di diffamazione.
Con gravi rischi per la salute di tutti.

Como, 13 aprile 2012. Ancora una volta un progetto di riduzione del danno diventa in Italia oggetto della solita strumentale, miope, disinformata e ridicola accusa di incitazione all'uso di droga. A Trieste il prezioso lavoro dell'associazione Etnoblog, alla quale vanno la nostra solidarietà e il nostro sostegno, è finito nel mirino della Lega Nord. Che ha sferrato un attacco durissimo alle loro pratiche di prevenzione, sostenute da finanziamenti europei e assolutamente conformi a quanto si fa nel resto dell'Europa occidentale e alle indicazioni della letteratura e delle organizzazioni internazionali, Onu compresa.

Ciò accade mentre la Regione annuncia la chiusura dei servizi di riduzione del danno a bassa soglia in Lombardia, regione che storicamente presenta un numero elevato di consumatori ed è la prima per tassi di incidenza e prevalenza, dove vivono con l'HIV quasi 50mila persone, e dove vengono distribuite ogni anno 500mila siringhe sterili (e quasi altrettante ritirate usate, anche questa è prevenzione e tutela della salute pubblica, non solo delle persone che consumano sostanze).

Nel Comune di Roma intanto si è già proceduto con la drastica riduzione dei centri a bassa soglia, più che dimezzati, con l'estromissione di associazioni e persone di lunga esperienza, che decenni fa hanno dato vita a importantissime esperienze territoriali, e la chiusura di strutture residenziali e di prima accoglienza, praticamente buttando la gente per strada.

Fin dagli anni Ottanta, quando il mondo ha fatto la conoscenza dell'HIV e dell'AIDS, e dei danni provocati dalle sostanze, le associazioni si sono mosse perché fossero garantite cure e prevenzione, e per tutelare i diritti delle persone sieropositive, anche e soprattutto se tossicodipendenti. Trent'anni di esperienza che oggi rischia di scomparire, con buona pace della qualità dei servizi, della continuità dell’intervento, del consolidamento e della diffusione delle buone prassi faticosamente costruite. In nome di una logica puramente repressiva, la stessa della legge Fini-Giovanardi, che ha riempito le carceri di persone che fanno uso di droga.

Questi attacchi alle politiche di riduzione del danno appaiono quanto mai fuori luogo vista la situazione epidemiologica italiana relativa all’HIV, e le chiusure di progetti e interventi porteranno solo nuove infezioni, questo è quanto afferma la più importante agenzia europea su HIV/AIDS. È  recentissimo il rapporto dell'ECDC, l'European Center for Desease Prevention and Control, dove accanto a Grecia, Romania e Bulgaria l'Italia risulta essere il Paese in cui negli ultimi anni si registra un calo dell'attenzione e degli interventi di prevenzione, e in alcune regioni addirittura un aumento della prevalenza.

La crisi economica come bene sappiamo acuisce il malessere sociale (in Grecia sul totale delle nuove infezioni da HIV negli anni 2006/2010 il 2/3% era riconducibile a consumatori di sostanze per via iniettiva, oggi questa percentuale è balzata al 25%), proprio per questo i servizi sociali non devono essere tagliati, ma potenziati, secondo le indicazioni dettate dall'esperienza sul campo, dalla letteratura e dalle organizzazioni internazionali. Se così non fosse, il rischio è di ritrovarci, una volta usciti dalla crisi economica, in una società ormai incapace di tutelare i più deboli, e costretta perciò a pagare prezzi altissimi, anche in termini di costi sanitari, oltre che umani.

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