HIV/AIDS, Ricerca scientifica, Startup e Innovazione

RicercaTrascorse poche settimane dal 1° dicembre 2021, giornata di lotta globale contro HIV/AIDS, a quarant’anni dalla comparsa del virus, è bene ricordare che, se nei paesi più industrializzati dell’Occidente, il trattamento con farmaci antiretrovirali garantisce oggi alle persone con HIV aspettative e qualità di vita che sono paragonabili con quelle del resto delle persone, questo non è vero per tutto il resto del mondo.

HIV E AIDS sono ancora un problema globale

Allo sguardo di chi vive nel nostro privilegiato occidente, statistiche sulla diffusione di HIV/AIDS come quelle rese note quest’anno dal report ISS in Italia, possono apparire molto tranquillizzanti rispetto al recente passato.   Sappiamo però che si tratta di statistiche che, come LILA da tempo denuncia, sono frutto di un monitoraggio imperfetto, lacunoso, impreciso e anche contradditorio rispetto alla reale diffusione e presenza del virus, presenza che, ancora oggi come negli ultimi decenni, rappresenta un problema che non è ben noto nemmeno alle nostre istituzioni pubbliche.  Siamo così di fronte ad un calo numerico delle infezioni da HIV rilevate nel nostro paese, purtroppo, solo apparente.

 In tempi mediatici come quelli attuali, tutti proiettati sulla pandemia da Covid19, l’attenzione dei mass-media, solitamente latitante sull'HIV durante tutto il resto dell’anno, trova spunto, in occasione del World Aids Day, per rivolgersi facilmente solo al passato e alla commemorazione di quello che è stato, piuttosto che rivolgere il proprio sguardo al problema nel presente e ai suoi riflessi nell’immediato futuro .

Eppure, basterebbe osservare gli stessi dati sulla diffussione dell'HIV/AIDS a livello globale per capire come la situazione resti allarmante, dati statistici che rivelano come gli incrementi di casi HIV/AIDS si concentrino sempre più in aree e fasce di popolazione deboli, in paesi privi di risorse economiche e welfare.  Nei paesi più  poveri e depauperati del nostro mondo, la pandemia da Covid-19 sta risucchiando, non solo l'attenzione dei media globali, ma anche le risorse e l'impegno delle politiche di cooperazione e delle strutture sanitarie di tutti i paesi occidentali, il che contribuisce solo a peggiorare, ancora di più, la situazione sanitaria sul fronte di molte altre patologie, tra cui HIV/AIDS.

In questi paesi, HIV e AIDS vengono quasi dimenticati dall’attenzione dell’occidente, rappresentano un problema in grado di minare alla base il futuro delle nuove generazioni.  

Secondo quanto affermato da Henrietta Fore, Executive Director UNICEF, nella presentazione dell’ultimo rapporto annuale dell’Organizzazione, HIV and AIDS Global Snapshot: "L’epidemia di HIV entra nel suo quinto decennio nel contesto di una pandemia globale che ha sovraccaricato i sistemi sanitari e limitato l’accesso ai servizi salvavita. A meno che non si intensifichino gli sforzi comuni per risolvere le disuguaglianze che facilitano l’epidemia di HIV, che sono ora esacerbate dal COVID-19, rischiamo di vedere più bambini contagiati dall’HIV e più bambini che perdono la loro lotta contro l’AIDS. Nel frattempo, la crescente povertà, i problemi di salute mentale e gli abusi stanno aumentando il rischio di contagio per i bambini e le donneArnaldo

Proprio scorrendo le cifre del recente rapporto UNICEF, si può constatare come, nell’anno 2020, oltre 160mila bambini di età compresa tra 0 e 9 anni abbiano contratto l’HIV. E questo ha contribuito a portare ad oltre un milione il totale di minori che oggi vivono con l’HIV, in questa fascia di età. Non dobbiamo dimenticare che ancora oggi, nel mondo, ogni due minuti, un bambino contrae il virus dell’HIV e, ogni cinque minuti, un bambino muore ancora di AIDS. Inoltre, sempre nel 2020, oltre 15 milioni di bambini sono diventati orfani per aver perso uno o entrambi i genitori per cause legate all’AIDS. Il 75% di questi bambini, oltre 11 milioni, vive in Africa sub-sahariana.

Lo stesso rapporto evidenzia un forte incremento anche nelle fasce di minori sopra i 10 anni:

  • 150.000 adolescenti tra i 10 e i 18 anni (in maggioranza, oltre 100mila sono ragazze) hanno contratto l’HIV, portando il numero totale di adolescenti che vivono con l’HIV a 1,75 milioni;
  • in Africa orientale e meridionale, i nuovi contagi annuali tra gli adolescenti sono diminuiti del 41% dal 2010, mentre in Medio Oriente e Nord Africa i contagi sono aumentati del 4% nello stesso periodo.

Henrietta Fore conclude la sua presentazione del rapporto UNICEF dichiarando che “la ricostruzione migliore in un mondo post-pandemico deve includere risposte all’HIV e iniziative scientifiche che siano basate sui dati, incentrate sulle persone, resilienti, sostenibili e, soprattutto, eque. Per colmare le molte lacune, queste iniziative devono essere fornite attraverso azioni di supporto all’innovazione e alla ricerca e con lo sviluppo di sistemi sanitari rafforzati in grado di facilitare, coinvolgere nell’impegno e tutelare tutte le comunità colpite, specialmente le più vulnerabili”.

Innovazione e ricerca contro HIV/AIDS, quali possibili strade?

Un suggerimento e una dichiarazione d’intenti, quella della Direttrice dell’UNICEF, assolutamente nobile e condivisibile ma di ben difficile attuazione. Soprattutto guardando alla reale situazione economica e sociale dei paesi più poveri.

La ricerca pubblica nel suo complesso, in tutto l’Occidente, pullula di startup di questo tipo negli ambiti biotech e medtech. Queste aziende innovative sono però in grado di sostentarsi solo attraverso una ingente dose di capitali. Si tratta sempre, in maggioranza, di capitali privati che, ovviamente, condizioneranno pesantemente qualsiasi ipotesi di distribuzione mondiale con il futuro sfruttamento commerciale dei risultati. Sappiamo bene quanto, per riferirci alle vicende recenti dello sviluppo di vaccini efficaci contro il Covid-19, anche i più ampi fondi pubblici di un paese occidentale come gli USA, siano sempre inferiori alle risorse private che vengono impegnate. Un esempio fra tutti è certamente la nota startup Moderna Therapeutics, pioniera del nuovo sistema mRNA based, alla base anche del vaccino Spikevax. La stessa Moderna sta da tempo lavorando ad un vaccino HIV e riesce ad andare avanti solo grazie agli investimenti di un privato. La Gates Foundation.

Una delle strade percorribili però, per ricercare una possibile soluzione, esiste e deve assolutamente quella di percorrere due strade parallele.   Da un lato si deve tendere allo sviluppo di nuove strategie con capitali misti, pubblici e privati, che siano realmente in grado di indirizzare l’innovazione nella ricerca scientifica verso un vaccino contro l’HIV e, dall’altro, si devono trovare le vie per politiche condivise, a livello globale, che possano garantire la condivisione immediata dei risultati degli studi ma, anche, tendere a processi di diffusione non protetta da brevetti di privativa industriale, dei risultati di tali ricerche.

Scopo di questo piccolo articolo di approfondimento, che non ha nessuna pretesa di esaustività, è solo cercare di individuare alcune aziende e startup interessanti e da tenere d’occhio nella moderna ricerca contro HIV/AIDS. In quanto esempi significativi di metodi e processi innovativi, da considerare e tener presenti anche a livello di Community, in quanto potrebbero essere in grado in futuro di avere un impatto notevole nella lotta contro il virus HIV. forieri di sviluppi futuri.

NIBIOHN

Recentemente ad esempio un team di ricercatori giapponesi dello Tsukuba Primate Research Center ha reso noto uno studio riguardante lo sviluppo di  un vaccino in grado di eliminare con successo l’HIV nei primati. Il progetto è il frutto di una ricerca a capitale pubblico/privato che ha visto la nascita di una “start-up” che, almeno secondo le dichiarazioni di Yasutomi Yasuhiro, direttore dello Tsukuba Center che fa parte dello NIBIOHN (Istituto Nazionale per la ricerca biomedica), durante la presentazione di uno studio correlato su futuri possibili sviluppi per l’HIV umano potrebbe diventare uno dei primi esempi di non assoggettato ad un brevetto commerciale.

HIVSMART+

E’ questo il nome della ONG NoProfit Canadese (molto attiva anche su temi cari a LILA come TasP, PrEP e PEP) che ha creato una start-up per sviluppare un’applicazione mobile con lo stesso nome, totalmente open-source che, combinata con un autotest per l’HIV è in grado di far risparmiare tempo e aumentare i tassi di screening, consulenza e trattamento. Questa App permette di avere auto-diagnosi, indirizzamento verso un centro HIV pubblico e auto-tracking anonimo e condiviso verso altri utenti   Una soluzione che per certi versi può ricordare l’app IMMUNI italiana sviluppata per il COVID-19 (con la differenza che non esiste nessun dato e nessun “codice software” in possesso di una azienda privata o di un servizio sanitario) e può essere una vera rivoluzione nel mondo dell’HIV dato che sappiamo bene quanto la causa della diffusione del virus e lo stigma ad esso associato siano la mancanza di consapevolezza di aver contratto il virus, unita alla mancanza di informazione e alla difficoltà di accesso a esami diagnostici e strutture pubbliche.

VIR BIOTECH

La VIR Biotech è una interessante start-up statunitense con capitali pubblici/privati (tra i suoi partner troviamo sempre la Gates Foundation ma anche la fondazione svizzera per la ricerca biomedica IRB) con un importante codice etico che fin dal suo incipit Do the right thing – even when it’s the hard thing.” (Fai la cosa giusta anche quando è difficile) si promette di combattere contro la diffusione di diverse malattie infettive, facendo leva sulla combinazione di studi e analisi immunologici e tecnologie all’avanguardia. 

VIR Biotech sta sviluppando ben quattro diversi programmi di ricerca che hanno come obiettivi il COVID-19, il virus dell’epatite B, l’influenza A e il virus HIV e vengono dichiarati come: “piattaforme di nuova concezione progettate per stimolare e migliorare il sistema immunitario sfruttando le osservazioni critiche dei processi immunitari naturali”. In particolare, per quanto riguarda la sua “HIV Platform”, la VIR Biotech ha annunciato di recente, nel mese di giugno 2021, l’avvio in Fase 1 dello studio clinico per il vaccino VIR-1111.

NURX

La NURX è un’altra start-up statunitense di recente costituzione che sta lavorando su diversi ambiti sanitari, alla ricerca e sviluppo di strumenti diagnostici e di profilassi preventiva. In particolare per quanto riguarda l’HIV ha sviluppato un trattamento PrEP innovativo,, che descrive efficace al 99% e, per ora soltanto negli Stati Uniti, viene spedito a casa dell’utente in dosi trimestrali, in modo gratuito e del tutto anonimo, nell’ambito di un programma di ricerca e monitoraggio. La società chiede in cambio l’aderenza alla profilassi e alla raccolta di feedback utente per i propri processi di survey attraverso una app dedicata.

 BIOSANTECH

La BIOSANTECH è una nuova startup europea, nata nel 2021, con sede nel Parco Tecnologico di Sophia Antipolis in Francia. Il suo obiettivo è creare un vaccino contro ogni variante del virus dell’HIV.    E’ il frutto di un accordo di cooperazione esclusiva con il CNRS Francese (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica)   e l’Università di Aix Marseille ed è titolare della licenza esclusiva per sviluppare il nuovo vaccino  “TAT Oyi based”.  Questo di BIOSANTECH è, ad oggi, l’unico vaccino terapeutico al mondo ad essere stato autorizzato a passare alla 2° fase sull’uomo, necessaria per la sua commercializzazione.

IMMUNOLOGIK

La IMMUNOLOGIK è una startup tedesca che si occupa di lotta al Covid19,   con innovative   forme di crownfunding diffuso per poter finanziare le proprie ricerche e sta contemporaneamente lavorando allo sviluppo di farmaci innovativi e non convenzionali contro HIV/AIDS, chiamati ML-106, espressamente destinati a persone che non possono essere trattate con antiretrovirali classici perché hanno sviluppato resistenza. Le statistiche UNAIDS, rilevano che ogni anno,   in Europa e negli USA, oltre 22mila persone con HIV, sotto trattamento antiretrovirale, comunque muoiono per patologie AIDS correlate causate dalla farmaco-resistenza. La filosofia di approccio al problema da parte di questa azienda è sicuramente degna di nota.

Materiali e fonti:

UNAIDS 

CNRS FRANCE

HIV SMART+

CHILDREN & AIDS

GATES FOUNDATION

STARTUP BUSINESS

NETWORK DIGITAL 360

WIRED

 "Researcher carrying out research analysis" by IITA Image Library is licensed under CC BY-NC 2.0