librobiancoLa 7° edizione del documento sulla legge sugli stupefacenti, cui LILA aderisce, fa il punto sul post “guerra alla droga” sancito dalla conferenza Onu tenuta a maggio a New York e evidenzia come in Italia, nonostante la tendenza al decremento, le persone in carcere per la violazione della legge sulle sostanze, sono ancora un terzo del totale. Alla conferenza stampa di presentazione gli autori hanno chiesto a gran voce al governo di convocare la VI Conferenza nazionale sul tema.

 

 

Da un lato l’Ungass 2016 – che ha sancito la fine della guerra alla droga come obiettivo dei paesi membri della conferenza delle Nazioni Unite dedicata alle sostanze stupefacenti – dall'altro i cambiamenti in atto nel nostro paese, dove, nonostante ci sia un trend discendente dal 2010, le persone incarcerate per motivi legati alla droga sono state oltre un quarto nel 2015 e continuano ad essere negli istituti penitenziari, circa un terzo del totale: sono stati questi i temi al centro della conferenza stampa di presentazione il 28 giugno alla Cameradel 7° libro bianco sulla legge sulle droghe, promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Cnca e Antigone con la nostra adesione come LILA.

L’importanza di promuovere la discussione della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis che modificherebbe l’attuale Testo Unico sulle sostanze stupefacenti (Legge Iervolino Vassalli) è stata evidenziata da Franco Corleone, attuale segretario dell’associazione Forum Droghe, che ha sottolineato la necessità che il governo convochi al più presto la conferenza annuale sulle droghe. La conferenza, che dovrebbe tenersi ogni tre anni, è assente dal calendario istituzionale dal 2009. “Nonostante la caduta delle norme più gravi della legge Fini-Giovanardi – ha detto Corleone – ancora una percentuale troppo alta di giovani è in carcere per droga”. “Dall’entrata in vigore della legge Iervolino – Vassalli nel 1990, oltre un milione di giovani sono stati incarcerati per detenzione di sostanze stupefacenti, di questi oltre il 72% - circa 800mila ragazzi -  per il semplice possesso di cannabis”. Secondo i dati più recenti infatti, 12.284 dei 45.823 ingressi in carcere durante il 2015 sono stati causati da imputazioni o condanne per violazione dell’art. 73 della Iervolino Vassalli: si tratta del 26,80% degli ingressi in carcere totali. Al 31 dicembre 2015 il 32,03% dei detenuti totali lo sono per lo stesso articolo. Stefano Anastasia, dell’associazione Antigone, ha aggiunto che il 56,31 % delle operazioni polizia riguarda i cannabinoidi, e l’8,25% delle persone segnalate alle autorità giudiziaria sono accusate di traffico stupefacenti. Anastasia ha poi evidenziato che negli ultimi anni c’è stato un dimezzamento ingressi in carcere “per il contenimento dell’intervento repressivo penale”, ma che negli ultimi 5 mesi la popolazione carceraria è tornata a crescere: “Facile che questo sia dovuto al ritorno ad un uso più rigoroso delle norme su droga” . 

Marco Perduca, dell’associazione Luca Coscioni, ha parlato dell’intervento del governo italiano all’Ungass 2016, la conferenza delle Nazioni Unite sulle droghe che si è tenuta a maggio a New York su richiesta di tre paesi dell’America Latina: Messico, Guatemala e Colombia. “Come capo della delegazione italiana il ministro Orlando ha dato un chiaro segno di inversione di approccio affermando, nel suo intervento in plenaria, che l’Onu deve avere un atteggiamento pragmatico piuttosto che ideologico - ha detto – ora però, occorre passare dalle parole ai fatti e il luogo per farlo è la conferenza nazionale sulle droghe che non si tiene in Italia dal 2009”. Perduca ha poi evidenziato che ci sono stati segnali incoraggianti dall’Italia, Spagna, e dalla Repubblica Ceca, mentre il Regno Unito e la Francia hanno mantenuto un atteggiamento più conservatore. Ad ogni modo “si è rotto il consenso proibizionista”. Il documento finale adottato all’unanimità dall’Ungass 2016 contiene un paragrafo dedicato alla “flessibilità interpretativa”che ha l’obiettivo di sganciare le tre convenzioni Onu sulle droghe da un’interpretazione prevalentemente “punizionista”. La flessibilità viene invocata per promuovere la depenalizzazione dell’uso personale, le alternative al carcere, la proporzionalità delle sanzioni, programmi di riduzione dei rischi e dei danni che includano anche la somministrazione delle sostanze sotto controllo medico e l’uso tradizionale o religioso di alcune piante.