20150114-peste2000Sempre più spesso i media definiscono le persone con Hiv come "untori" ma il termine non è appropriato e il terrore che provoca rischia di favorire la diffusione del virus. Per fermare l'Aids bisogna bloccare lo stigma, usando linguaggio e immagini non discriminatori.

"L'untore era un individuo sospettato, durante i periodi di pestilenza di cospargere i luoghi con cui una persona entrava spesso in contatto, come le maniglie delle porte, di una sostanza giallastra (così la descrive Manzoni) per contagiare gli abitanti delle città con il morbo. La credenza era allora molto diffusa, tanto che veniva attribuita agli untori la causa del diffondersi della peste, provocando nei loro riguardi una persecuzione per certi versi simile alla caccia alle streghe del Rinascimento": Questa è la definizione di "untore" che troviamo su wikipedia.

Associare la persona con Hiv al termine "untore" significa fare informazione non corretta e alimentare i pregiudizi, che favoriscono la diffusione del virus: è noto infatti che molte persone che hanno avuto rapporti sessuali a rischio evitano di fare il test perchè terrorizzate dalla solitudine e dalla discriminazione sociale che seguirebbe un eventuale esito positivo. Trattare l'Hiv usando parole che rimandano alla peste manzoniana, oltre a non essere appropriato, rischia di alimentare il virus: per questo la Lila ha deciso di rivolgersi direttamente ai giornalisti chiedendo loro di fare attenzione ai termini che utilizzano.

Una persona con una diagnosi di Hiv accertata è con altissima probabilità in terapia e questa abbatte la carica virale riducendo la possibilità di trasmettere il virus di almeno il 96%. L'efficacia della TasP (Terapia come Prevenzione - Treatment as Prevention), ovvero l'uso dei farmaci antiretrovirali come strumento per ridurre il rischio di trasmissione dell'Hiv è stata ufficializzata dalla comunità scientifica e affermata anche dalle ultime Linee Guida sull'uso dei farmaci antiretrovirali nel capitolo dedicato alla profilassi post-esposizione.

La maggior parte dei contagi avviene da parte di persone non consapevoli di aver contratto l'Hiv che, nel periodo che intercorre tra l'infezione e i sintomi che le obbligano a fare il test, hanno modo e tempo di infettarne molte altre. Secondo uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, la stima delle persone inconsapevoli dell'infezione in Italia può variare dal 13% al 40% delle 94.146 accertate. Per combattere il sommerso, è necessario contrastare in modo serio lo stigma e la discriminazione che sono favoriti da titoli sensazionalistici e allarmi agli untori che tengono le persone con Hiv e Aids legate all'immaginario di terrore e morte degli anni '80.

Oggi per fermare il virus è necessario informare sul fatto che i nuovi farmaci permettono alle persone sieropositive di vivere tranquillamente un lavoro, una vita di coppia e persino la genitorialità.

Scarica la guida della LILA per un linguaggio corretto: Scarica la "Breve guida agli operatori dell'informazione".

* L'immagine utilizzata è tratta da un poster intitolato "Ecco la peste del duemila!", realizzato in occasione del Decennale di LILA Onlus.


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