Hiv e Lavoro, il punto al convegnoL'Hiv ha tre vie di trasmissione e il lavoro non è fra queste. Un assunto semplice, scientificamente fondato e universalmente noto, attorno al quale si è svolto il convegno Lila su Hiv e mondo del lavoro. Con l'obiettivo di fare il punto sulle leggi, la realtà dei fatti e la discriminazione dei lavoratori che vivono con l'Hiv, con i relatori Lila e altri rappresentanti della società civile e istituzionali e operatori della ricerca e dei media, per parlare di aspetti legali, clinici, sociali, politici. Pubblichiamo qui i video e gli interventi.

 

 

Il convegno Qualsiasi sia il lavoro, l'Hiv non conta! si è tenuto a Roma il 15 maggio 2014. La Lila ringrazia tutti gli intervenuti e mette qui a disposizione i video degli interventi principali (per accedere cliccare sull'immagine) con un breve abstract e i documenti proposti.

v cerioli Alessandra Cerioli – Presidente LILA Nazionale
Questo convegno ruota attorno al riconoscimento di un'evidenza scientifica molto chiara: l'Hiv si trasmette in tre modi (sesso non protetto, parto e allattamento, ingresso di sangue nell'organismo) e il lavoro non è fra questi. Va ribadito, perché della segnalazioni che riceviamo pare che ciò non sia evidente a tutti. In Italia, dicono i dati, ci sono 100mila persone che vivono con l'Hiv (che sanno di averlo), la maggioranza delle quali con carica virale negativa. Di queste l'88 per cento ha tra 25 e 59 anni, ovvero è in età lavorativa. Quanto è grande la discriminazione? Non lo sappiamo, non possiamo saperlo, ma riceviamo molte segnalazioni. Io sono sieropositiva dagli anni Ottanta, lavoro in una grande azienda metalmeccanica, sono visibile e non ho mai subito discriminazioni, l'obiettivo è che sia così per tutte le persone che lavorano e vivono con l'Hiv.
Di Maggio e Oldrini Massimo Oldrini e Roberta di Maggio, LILA Nazionale
La sentenza della Corte Costituzionale ha cassato, ma senza che per questo venisse meno il divieto di richiesta del test Hiv in ambito di lavoro. Eppure viene ancora citata (a sproposito) nonostante non manchino le sentenze avverse. La richiesta del test Hiv in ambito di lavoro o in sede di assunzione è impedita inoltre da art.32 della Costituzione e da Statuto dei lavoratori, oltre che dalla normativa internazionale, e dalla recente circolare del ministero della Salute. Le tutele sul lavoro ci sono, ma le persone non si espongono, il dato storico è che le cause sono molto poche (case history). Ma le richieste di informazioni sul tema dei diritti ai centralini della Lila (8mila telefonate l'anno circa) sono passati dal 15 al 20 per cento nell'ultimo anno, e le prime elaborazioni dello stesso QuestionAids, ancora in corso, forniscono dati simili.
Le slide dei relatori sono qui consultabili in pdf.
Giovanni Guaraldi Giovanni Guaraldi, Ricercatore Clinica di Malattie Infettive, Università di Modena e Reggio Emilia
La parabola epidemica. Gli esordi e l'identificazione dell'Hiv, la conoscenza delle modalità di trasmissione, poi le terapie antiretrovirali, i loro effetti collaterali possibili, anche visivi, e il loro controllo, e il controllo delle patologie correlate. Poi le problematiche dell'invecchiamento con l'Hiv. Un caso unico nella storia della medicina. E' cambiato il modo in cui si trattano le persone con Hiv, sicuramente è cambiato il mio mestiere, dalla mortality rate alla life expectancy. Oggi si parla di farmaci che devono essere il meno possibile intrusivi, oggi non c'è più soltanto la riduzione della mortalità, l'aumento della sopravvivenza, ma il fatto che il paziente con Hiv invecchia. Abbiamo poi il concetto di "treatment as prevention", il fatto che esista una profilassi sia pre che post esposizione al virus. L'Italia ha buone politiche mediche, l'auspicio è che questa diversa velocità tra il percorso scientifico e il percorso culturale della nostra comunità possano allinearsi. L'Hiv non si trasmette nei luoghi di lavoro, e su questo sono categorico.
Le slide del relatore sono qui consultabili in pdf.
Giancarlo Marano Giancarlo Marano, Direttore Uff. II DGPREV Ministero della Salute
La circolare risponde alla necessità di un'iniziativa congiunta dei ministeri della Salute e del Lavoro verso l'adeguamento a un quadro normativo, anche internazionale, che si è evoluto, e al quadro scientifico. Se la domanda è se in Italia vi sia la possibilità di accertamenti sull'Hiv in un quadro preassuntivo, la risposta è: No. Vi può essere eccezionalità, da valutarsi con il medico competente e in funzione del Documento di valutazione dei rischi. Ma il rischio è sempre personale, non può essere generico e collettivo di una struttura, generalizzato al punto di prevedere test a tappeto per tutti i lavoratori. La circolare chiarisce che il rischio è individuale, nell'interesse e in relazione al singolo lavoratore e alla sua particolare mansione in un determinato contesto lavorativo. Nel caso l'autorità intervenga per violazione della circolare, la responsabilità di tale violazione è sia del datore di lavoro che del medico competente.
Le slide del relatore sono qui consultabili in pdf.
Donata Lenzi Onorevole Donata Lenzicapogruppo Pd, XII Commissione Affari Sociali della Camera
Al ministero della Difesa devono rendersi conto che l'innovazione tecnologica non riguarda solo gli armamenti. Perciò alla Camera è stata depositata, su impulso di questo convegno e di quanto qui denunciato (la richiesta massiva e indiscriminata di test Hiv da parte del ministero della Difesa, sia per i dipendenti che in fase preassuntiva, ndr) un'interrogazione parlamentare a firma Donata Lenzi e Carlo Galli, membro della commissione Difesa, indirizzata ai ministeri della Salute e della Difesa.

Alessandro Gaeta Alessandro Gaeta, Giornalista RAI
Quando mi sono messo in testa di fare lo speciale Aids per il 1° dicembre 2013, sono andato a guardare nell'archivio della Rai: c'era poco o nulla. O meglio: c'era molto dell'"Era Aids", epidemia, morte, sofferenze, Philadelphia e San Francisco, poi, con l'arrivo delle terapie, l'argomento è diventato squisitamente medico. Fine della paura, fine dell'allarme, fine delle trasmissioni (tv). Ma dove la medicina è avanzata, la società si è fermata, ho potuto vedere cosa sia la discriminazione coi miei occhi, e molte persone alla fine non se la sono sentita, di stare davanti a una telecamera a volto scoperto.


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