The-Sunday-TimesE così la Lila è finita anche su The Sunday Times. Per fortuna, dato che il settimanale britannico rivela i veri motivi per cui diverse Onlus, fra le quali appunto anche la Lila, risultano beneficiarie di conti aperti nei paradisi fiscali, dove di solito si va per eludere o evadere le tasse. Notizia data in Italia dall'Espresso, senza troppi dettagli, ora completata da questa inchiesta del Sunday Times: sono spregevoli operazioni di facciata da parte di ricchi evasori che non esitano a usare Enti di beneficenza, inconsapevoli di tutto, per coprire sporchi affari.

 

L'inchiesta dell'Espresso si può leggere a questo link, mentre a quest'altro link c'è la risposta immediata della Lila all'Espresso. Qui di seguito invece la traduzione italiana dell'inchiesta di The Sunday Times e i pezzi originali. Buona lettura.


EVASORI FISCALI NASCOSTI DIETRO NOTI ENTI BENEFICI
Alcune delle più note associazioni di beneficenza in Gran Bretagna sono state usate da società off-shore per nascondere milioni di sterline alle autorità fiscali.

I documenti trapelati da uno dei più grandi paradisi fiscali del mondo rivelano che ricchi investitori indicano delle Onlus come primi beneficiari principale di trust off-shore, creati in realtà per beneficiare se stessi.

Nominando Enti benefici come presunti beneficiari di un trust, i veri proprietari possono evitare controlli da parte delle autorità fiscali.

Cancer Research UK, NSPCC, National Trust, Greenpeace e Amnesty International sono tra le organizzazioni i cui nomi sono stati utilizzati da trust nelle British Virgin Island (BVI), territorio britannico, e le Isole Cook, nel Pacifico.

Le Onlus dicono di non essere mai state a conoscenza dell'esistenza di questi trust e di non avere mai ricevuto soldi.

L'inchiesta del Sunday Times e del Consorzio internazionale di giornalismo investigativo ha rivelato che Cancer Research UK e NSPCC erano tra le quattro associazioni di beneficenza nominate beneficiarie di un trust BVI istituito per ricevere profitti da transazioni immobiliari. Le associazioni non conoscono il trust e non hanno ricevuto denaro.

> Paul Hogan, attore di Crocodile Dundee, indagato per evasione fiscale, ha collocato 34mila dollari nel trust offshore Carthage, che dichiarava la Croce Rossa come beneficiario. Hogan ha ammesso che era uno stratagemma per "proteggere la privacy".

> Una società di Londra ha creato trust per italiani ricchi, con beneficiarie associazioni per i non vedenti, i bimbi maltrattati e le persone con Aids. Nessuna di queste ha ricevuto soldi, e stanno considerando di andare in tribunale.

Margaret Hodge, la presidente del Commons Public Accounts Committee, ha detto: "E 'incredibile che ci sia gente che è arrivata così in basso da indicare le Onlus in azioni che servono per evadere le tasse, celare identità o riciclare denaro. Dobbiamo scoperchiare i paradisi fiscali e fermare questo abuso. Il problema è la totale mancanza di trasparenza".

I documenti "rilasciati" rivelano l'esistenza di più di 300 trust che nominano Onlus come beneficiari. La sigla usata più spesso è la Croce Rossa.

Un convento in Virginia, l'associazione internazionale World Vision e Save the Chilren sono tra gli altri beneficiari nei documenti trapelati.

Esperti finanziari di offshore spiegano come non ci sia alcun vantaggio fiscale a creare elaborati e costosi trust offshore per le Onlus, dato che sono già esenti da imposte.

"Il trucco dell'usare la beneficenza è una cosa che scopriamo spesso", ha detto L Burke Files del Lubrinco Group, una società di conformità finanziaria statunitense. "Questi sono finti trust. Un sistema molto efficace per il riciclaggio di denaro".

Gli esperti ritengono che ci possano essere decine di migliaia di trust di beneficenza, che controllano miliardi di dollari nei paradisi fiscali. Gli atti del trust sono formulati per garantire ai proprietari nascosti il pieno controllo dei fondi.

Ieri George Osborne ha annunciato un accordo per reprimere il ricorso ai paradisi fiscali dei contribuenti britannici. Il cancelliere ha firmato un accordo con le Isole Cayman per condividere informazioni sui contribuenti britannici che hanno conti bancari nelle Isole. Il Tesoro pare che sia al lavoro per un accordo simile con le BVI.

LA CROCE ROSSA E GREENPEACE RISUCCHIATE NEL BUCO NERO DEL FISCO
Le Onlus sono inconsapevolmente utilizzate per nascondere l'identità di evasori fiscali, in operazioni di milioni di sterline

A pochi minuti a piedi da Buckingham Palace si trova uno dei complessi più esclusivi di Londra. Appartamenti lussuosi che costeggiano Grosvernor Crescent, prestigiosi anche per Belgravia, in vendita per almeno 50 milioni di sterline.

Eppure Grosvernor Crescent ha avuto una storia travagliata negli ultimi anni. E 'una storia che porta a più di 4.000 chilometri, verso i paradisi fiscali offshore delle British Virgin Islands e di un misterioso trust di beneficenza, di cui neanche le associazioni beneficiarie hanno mai sentito parlare.

Cinque anni fa un ambizioso imprenditore, Raheem Brennerman, allora ventinovenne, ha svelato i piani per lo sviluppo di una parte del Crescent. I residenti avrebbero avuto il loro chef personale, l'uso di uno yacht e di una Rolls-Royce Phantom per andare in negozi o ristoranti.

La Royal Bank of Scotland (RBS), impressionata, diede un prestito di 146,5 milioni di sterline al progetto, nel giugno 2007. Era solo una parte della malattia - considerato che la banca annuncerà l'anno successivo le maggiori perdite nella storia britannica delle aziende.

Nel giugno 2009, RBS ha chiesto il ritorno di una gran parte del suo denaro - 118m di sterline - mentre lo sviluppo di Grovesnor Crescent veniva colpito dal crollo dei prezzi degli immobili. In una lettera inviata alle British Virgin Islands (BVI), un gruppo di isole nel Mar dei Caraibi, dove ha sede la società dietro il progetto, un avvocato chiedeva speranzoso del denaro, da restituire "entro un'ora".

Fu, comunque, una transazione complicata, e RBS è ancora in attesa di riavere tutto il suo denaro. Il prestito iniziale era stato fatto a Zegna III Holdings, costituita nelle BVI - territorio britannico d'oltremare noto come uno dei paradisi fiscali più segreti del mondo. Era controllata da una società delle Seychelles, Nuevitas International Holdings.

Brennerman, che è originario della Nigeria, e la Nuevitas International Holdings controllavano un trust BVI - il Trigon Trust - che potrebbe essere stato usato per incassare i profitti derivanti da transazioni immobiliari e comprare "yacht, barche, auto [e] opere d'arte".

I documenti del trust visti da The Sunday Times rivelano gli improbabili beneficiari che dovrebbero godere di tali privilegi da ricchi: Cancer Research UK, la National Society for the Prevention of Cruelty to Children, il National Trust e un'associazione che si occupa di diabete.

La scorsa settimana, le Onlus coinvolte hanno dichiarato di non aver mai concesso l'uso dei loro nomi e di non aver mai ricevuto denaro dal Trigon Trust.

La ditta londinese Bloombsbury Management Services, che ha contribuito a costruire il trust, ha detto di aver consigliato ai suoi clienti di informare le Onlus circa il Trigon Trust. Secondo le stesse Onlus questo non è mai successo.

Qualunque sia la funzione del Trigon Trust, gli esperti affermano che sono decine di migliaia i trust con Onlus di facciata costituiti senza problemi nei paradisi fiscali. Spiegano che tali strutture servono a nascondere i beneficiari finali.

Nominare un ente di beneficenza come principale beneficiario di un trust riduce i requisiti di identificazione e i controlli antiriciclaggio, e possono essere rimossi dai documenti del trust un attimo prima che i fondi vengano distribuiti, senza che l'Onlus lo venga a sapere.

Robert Peach, un avvocato esperto in trust di Portsmouth ha dichiarato: "Chiamiamo [questi trust] 'buchi neri' perché mai si potrà normalmente sapere chi è il vero beneficiario".

"Sono principalmente offshore, approfittano delle leggi fiscali. Miliardi [di dollari] potrebbero essere là fuori."

Un "rilascio" di 2,5 milioni di dati in riferimento a più di 120.000 aziende e trust al International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) off-shore ha sollevato il coperchio su questa pratica. Centinaia di Onlus e associazioni risultano come beneficiarie di trust dei paradisi fiscali, tra le quali Greenpeace, Amnesty International e la Croce Rossa britannica.

La scorsa settimana le associazioni hanno espresso la loro rabbia per il modo in cui sono state sfruttate. John Sauven, direttore esecutivo di Greenpeace, nominata come beneficiaria di un trust nelle Cook Islands nel Pacifico del Sud, ha detto: "Sembra che il nostro nome sia stato sfruttato da qualcuno che opera da un'isola nota per facilitare l'elusione fiscale".

"Le scappatoie fiscali globali stanno costando ai governi migliaia di miliardi, mettendo in difficoltà la lotta contro la povertà e la distruzione ambientale. Che gli evasori possano usare le Onlus per evitarle è una disgustosa ironia".

Nella lista ci sono anche molte Onlus straniere (non britanniche, ndt). Alcune ora stanno considerando l'intenzione di agire legalmente per rivendicare una quota di tali attività offshore nascoste.

Uno dei consulenti finanziari che ha affinato l'uso dei trust per l'evasione fiscale è Philip Egglishaw, conosciuto come "l'inglese con la bombetta". E' oggetto di un mandato di cattura internazionale come presunto architetto di uno dei più grandi schemi per l'evasione fiscale in Australia. Lui nega di aver fatto cose illegali.

Nel novembre 2003, gli investigatori di Operation Wickenby, la più grande azione repressiva per evasione fiscale fatta in Australia, hanno trovato documenti che Egglishaw aveva dimenticato allo Sheraton Park hotel a Sidney.

I documenti hanno rivelato come un trust può essere istituito senza rivelare alcun legame tra il trustee e i beneficiari. I documenti spiegavano: "I trust sono tipicamente utilizzati per evitare la seguente forma di tassazione: imposta sul reddito; imposta sulle plusvalenze; imposte sulle eredità, sul patrimonio".

Egglishaw ha contrinuito a elaborare uno schema di trust per Paul Hogan, l'attore di Crocodile Dundee, indagato in Australia per tasse non pagate. Hogan, che si è trasferito in America, ha risolto il suo caso con le autorità fiscali.

Egglishaw costruì il Carthage Trust, che è stato attivato dalle British Virgin Islands. Circa 34 milioni di dollari sono stati tenuti alla Corner bank di Losanna, in Svizzera, a vantaggio del trust. I documenti del trust, tuttavia, indicano come beneficiario la Croce Rossa britannica.

L'anno scorso è stata avviata Un'azione legale per conto di Hogan in un tribunale californiano, ciò ha fatto scoprire che la struttura del trust era finta e che la Croce Rossa britannica non era la reale beneficiaria.

"L'unico beneficiario previsto dal Carthage trust è Hogan, e questa struttura è stata adottata per mantenere la sua privacy", dicono i documenti.

L'azione legale ha chiarito che Hogan aveva dichiarato correttamente il suo interesse nel Carthage trust alle autorità statunitensi. Hogan ora accusa Egglishaw di aver rubato il denaro che avrebbe dovuto mettere in un paradiso fiscale.

"La Croce Rossa britannica non ha alcuna traccia dell'essere mai stata beneficiaria del Carthage trust, e non abbiamo mai ricevuto alcun fondo", ha detto l'ente benefico.

I documenti trapelati hanno rivelato che uno studio legale di Londra, Pearson Lowe, ha contribuito a gestire una serie di trust che sembrano essere stati istituiti per tre ricche famiglie italiane.

Tre associazioni di beneficenza italiane che si occupano di persone non vedenti, bambini maltrattati e malati di Aids sono state nominate come beneficiarie del SICC trust, costituito nelle Cook Islands nel gennaio 2002.

Tutte e tre le associazioni di beneficenza - Lega Italiana per Lotta Aids, Unione Italiana Ciechi e Centro Bambino maltrattato - hanno detto di non essere a conoscenza di questi trust e di non aver mai ricevuto alcuna donazione. Ora stanno valutando azioni legali per vedere se possono vantare diritti sui fondi celati nei trust.

Gli esperti dicono che l'uso di enti caritatevoli per i trust senza il loro consenso e senza metterle al corrente è andata avanti per anni. La Croce Rossa internazionale è stata legittimamente usata come beneficiario "di riserva" in alcuni fondi, ma la pratica si è estesa all'uso delle associazioni come beneficiarie principali per nascondere la destinazione finale dei fondi.

Molti dei trust sono "discrezionali", il che in effetti significa che i beni non necessariamente devono essere distribuiti ai principali beneficiari.

Esperti finanziari spiegano che per stroncare tale pratica servono controlli più rigorosi di conformità. Segnalano inoltre all'industria dei trust che le associazioni potrebbero ora avere pretese legittime sui fondi nascosti. L.Burke Files, "trust agent" internazionale ed esperto di recupero, afferma che gli enti benefici potrebbero chiedere di avere il denaro, nel caso i tribunali decidano che i trust sono una messinscena per nascondere l'identità dei beneficiari reali.


TAX DODGERS HIDE BEHIND TOP CHARITIES
Some of Britain's best known charities are being used by offshore trusts to shelter hundred of millions of pounds from the tax authorities.

By Jon Ungoed-Tomas, Duncan Campbell and Craig Shaw | Published: 28 April 2013

A cache of 2.5m leaked documents from one of the world's biggest tax havens reveals that rich investors are naming charities as the main beneficiarie of offshore trusts that in reality have been created to benefit themselves.

By naming charities as the purported beneficiaries of a trust, the real owners can avoid scrutiny by the tax authorities.

Cancer Research UK, the NSPCC, the National Trust, Greenpeace e Amnesty International are among organizations whose names have been used by trusts in the British Virgin Island (BVI), a British overseeas territory, and the Cook Islands in the Pacific.

The charities say they were never told of the existence of these trusts and have not received any money.

The investigation by the Sunday Times ahd the International Consortium of investigative Journalism reveals: Cancer Research UK and the NSPCC were among four charities that were named as beneficiaries from a BVI trust which was set up to receive profits from property deals. The charities were not told about the trust and received no money.

Paul Hogan, the Crocodile Dundee actor investigated for illegally evading tax, placed $34m in the offshore Carthage Trust which listed the British Red Cross as the beneficiary. Hogan admits this was a sham to "protect his privacy".

A London firm set up trusts for wealthy Italians naming charities for the blind, for mistreated children and for Aids sufferers among beneficiaries. None has received any money and they are considering suing. Margaret Hodge, chairwoman of the Commons Public Accounts Committee, said: "It is beyond belief that people have stooped so low [as] to name charities in schemes which could be used to avoid tax, conceal identities or laundery money. We need to lift the lid on the tax havens to stop this abuse. The problem is the complete lack of transparency".

The leaked documents reveal more than 300 trust with charities named as the key beneficiaries. The most commonly used charity is the Red Cross.

A nunnery in the US state of Virginia, the international charity World Vision and the Save the Chilren Fund Are among other beneficiaries in the leaked files.

Offshore financial experts say there is no tax advantage in creating elaborate and costly offshore trusts for charities, which are already tax exempt.

"The trick of using charities is something that we often uncover", said L Burke Files of the Lubrinco Group, a US financial compliance company. "These are sham trusts. They are a very effective money laundering tool".

Experts believe there may be tens of thousand of charity trusts controlling billions of dollars in tax havens. The trust deeds are worded to ensure the concealed owners maintain full control of the funds.

Yesterday George Osborne announced a deal to clamp down on British taxpayers' use of tax havens. The chancellor has signed an agreement with the Cayman Islands under which it will share information about UK taxpayers who have bank accounts on the islands. The Treasury is believed to be working on a similar deal with the BVI.


RED CROSS AND GREENPEACE SUCKED INTO TAX BLACK HOLE
Charities are unwittingly being used to hide the identities of tax avoiders in schemes involving millions of pounds

By Jon Ungoed-Tomas, Duncan Campbell and Craig Shaw | Published: 28 April 2013

A FEW minutes' walk from Buckingham Palace lies one of London's most exclusive terraces. Apartments in the imposing grade II listed buildings that line Grosvernor Crescent, prestigious even for Belgravia, sell for as much as £50m.

Yet Grosvernor Crescent has had a Troubled history in recenti years. It is a story that leads more than 4,000 miles to the offshore tax heavens of the British Virgin Islands and to a mysterious charitable trust of which even the charities it was supposedly set up to benefit have never heard.

Five years ago, an ambitious enterpreneur, Raheem Brennerman, then 29, unveiled plans for a development of part of the crescent. Residents would have their own in-house chef, use a yacht and a Rolls-Royce Phantom to ferry them to shops or restaurants.

The Royal Bank of Scotland (RBS) was impressed, lending £146.5m to the scheme for the "trophy" apartments in June 2007. It was a part of the ill - considered spending and leading splurge that lead to the bank announcing the biggest losses in British corporate history the following year.

In June 2009, RBS asked for the return of a large portion of its money - £118m - as the Grovesnor crescent development was hit by tumbling property prices. In a letter sent to the British Virgin Islands (BVI), a group of islands in the Carribean where the company behind the scheme was based, a lawyer asked hopefully for the cash to be paid back "within one hour".

It was, however, a complicated money trail and RBS is still waiting to get all its cash back. The initial loan had been made to Zegna III Holdings, incorporated in the BVI - a British overseas territory that has become notorious as one of the world's most secretive tax havens. It was controlled by a Seychelles company Nuevitas International Holdings.

Brennerman, who is originally from Nigeria, and Nuevitas International Holdings in turn controlled a BVI trust - The Trigon Trust - which could be used to bank the profits from property deals and buy "yachts, boats, motor vehicles [and] works of art".

Trust documents seen by The Sunday Times reveal the unlikely beneficiaries supposed to enjoy such trappings of huge wealth: Cancer Research UK, the National Society for the Prevention of Cruelty to Children, the National Trust and a diabetes charity.

Last week, the charities involved said they had never given permission for their names to be used and had not received any money from the Trigon Trust.

The London firm Bloombsbury Management Services, which helped create the trust, said it has advised its clients that the charities should be informed about the Trigon Trust. According to the charities, that never happened.

Whatever the intention of the Trigon Trust, experts says tens of thousands of similar chariti-fronted trust have been quietly formed in tax havens. They say such structures are used to conceal the ultimate beneficiaries.

Naming a charity as the main beneficiary of a trust reduces the requirements for identity and anti-money_laundering checks and they can be removed from trust documents shortly before any funds are distributed without the charity knowing anything about it.

Robert Peach, a trust recovery law specialist at Coffin Mew solicitors in Portsmouth, said: "We call [these trust] 'black holes' because you never normally know who is really intended to benefit".

"They are mainly offshore, taking advantage of tax laws. Billions [of dollars] could be out there".

A leak of 2.5m records relateing to more than 120,000 offshore companies and trusts to the International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) has lifted the lid on this practice. Hundred list charities and campaign groups as beneficiaries of tax haven trust, including Greenpeace, Amnesty International and the British Red Cross.

Last week charities and campaign group expressed their anger at the way they had been exploited. John Sauven, executive director of Greenpeace, which has been named as a beneficiary of a trust in the Cook Islands in the South Pacific, said: "It looks like our name has been exploited by somebody operating from an island notorius for facilitating tax avoidance.

"Global tax loopholes are costing governments trillions, setting back the fight against poverty and enviromental destruction. The fact that tax avoiders may be using the names of campaign groups to pull it off is a distasteful irony".

Many foreign charities are also on the list. Some are now investigating whether they can take legal action to stake a claim on these hidden offshore assets.

One of the financial advisers who has honed the use of trust for tax avoidance is Philip Egglishaw, known at "the Bowler Hat Englishman". He is subject of an international arrest warrant after allegedly masterminding one of Australia's biggest tax evasione schemes. He denies wrongdoing.

In November 2003, investigators in Operation Wickenby, Australia's biggest tax evasion crackdown, found documents Egglishaw had unwittingly left behind at the Sheraton On the Park hotel in Sidney.

The documents revealed how trust could be set up without disclosing any link between the trustees and beneficiarie. The documents stated: "Trusts are tipically used to avoid the following form of taxation: income tax; capital gains tax; death duties gift taxes; wealth taxes".

Egglishaw helped devise a trust scheme for Paul Hogan, the Crocodile Dundee actor who has been investigated in Australia for unpaid tax. Hogan, who moved to America, has since settled his case with the tax authorities.

Egglishaw formed the Carthage Trust, which was run from the British Virgin Islands. About $34m was kept in the Corner bank in Lausanne, Switzerland, for the benefit of the trust. The trust documents, however, listed the beneficiary as the British red Cross.

A legal action was filed on Hogan's behalf in a Californian court last year, revealing that this trust structure was bogus and that the british charity was never the intended beneficiary.

"The sole intended beneficiary of the Carthage trust is hogan, and this structure was adopted to mantain his privacy" the documents say.

The action states Hogan had correctly declared his interest in the Carthage Trust to the US authorities. Hogan now accuses Egglishaw of stealing the money that he was meant to stash in a tax haven.

"The British Red Cross has no record of ever being a beneficiary of the Carthage Trust and we have never received any funds", the charity said.

The leaked documents revealed that a London legal firm, Pearson Lowe, helped administer a number of trusts that appear to have been estabilished for three wealthy Italian families.

Three Italian charities caring for blind people, mistreated children and Aids sufferers were named as the beneficiaries of the SICC Trust set up in the Cook Islands in January 2002.

All three charities - Lega Italiana per Lotta Aids, Unione Italiana Ciechi and Centro Bambino Maltrattato - have said they had no knowledge of this trust and never received any donations. They are now considering legal action to see if they can claim any of the funds sheltered in the trusts.

Trust experts say the use of charities to front trusts without their permission or knowledge has been going on for years. The international Red Cross has legitimately been used as a "reserve" beneficiary in some trusts, but the practice expanded to using charities as the main beneficiaries to conceal the ultimate destination of the funds.

Many of the trusts are "discretionary", which in effect means the assets do no have to be distribuited to the main beneficiaries.

Financial experts says more rigorous compliance checks are required to stamp out the practice. They warn the trust industry, however, that charities might now have a legitimate claims over the hidden funds. L.Burke Files, an international trust agent and recovery expert, said charities could apply to take over the fund if courts rule that the trust were shams to conceal the identity of true beneficiary.