“Voglio lottare contro lo stigma”. Giovanni Ciacci sarà il primo concorrente con HIV del GF Vip. Salta il regolamento che impedisce la partecipazione ai reality delle PLWHIV. LILA: “Da Giovanni un messaggio importante”

giovanni ciacci 1Etra i pochi personaggi pubblici italiani ad aver deciso di rendere nota la sua condizione di persona con HIV: Giovanni Ciacci, cinquantuno anni, esperto e creatore di moda, opinionista e noto personaggio Tv, inconfondibile pizzetto azzurro, l'ha fatto annunciando la sua partecipazione alla prossima stagione del Grande fratello Vip.

 

E’ la prima volta che una persona che si dichiara HIV positiva partecipa a un reality italiano. I motivi di questa decisione Giovanni Ciacci li ha raccontati alla rivista Chi e al Direttore, nonché conduttore del GF Vip, Alfonso Signorini:Ho capito sulla mia pelle che essere sieropositivo è ancora oggi un grande stigma sociale – ha spiegato Ciacci- eppure oggi si può vivere con l’HIV, non solo sopravvivere e questo è importante dirlo con grande chiarezza, così come occorre dire che l’HIV riguarda tutti, al di là degli orientamenti sessuali”.

Con la sua partecipazione a una trasmissione popolarissima, seguita da target differenziati e trasversali, Giovanni intende così lanciare un forte messaggio contro ogni forma di stigma e pregiudizio nei confronti delle persone con HIV: “Perché oggi –ha dichiarato ancora a Chi- la discriminazione uccide più della malattia. Ciacci è deciso, inoltre, a far capire che, chi segue correttamente una terapia antiretrovirale può ridurre la presenza di virus a livelli non rilevabili e questo rende l’HIV non più trasmissibile ad altre persone.

I dati, del resto, confermano il grande successo di queste terapie: in Italia oggi, oltre il 95% delle persone con HIV in trattamento raggiunge la soppressione virologica; è una percentuale tra le più alte al mondo, grazie alla gratuità delle cure, alla competenza dei medici e al buon livello dei servizi d'infettivologia.

La non infettività di chi assume una terapia antiretrovirale è ormai da diversi anni una verità scientifica consolidata, provata da ampi e lunghi studi ma, tuttora, sconosciuta alla maggioranza delle persone. Comunità scientifica, istituzioni sanitarie e attivisti identificano internazionalmente questa evidenza con la sigla U=U, Undetectable equals Untrasmittable: se, grazie alle terapie, il virus non è più rilevabile nel sangue non può nemmeno essere trasmesso ad altre persone. E questo è vero, anche se non si utilizza il profilattico nei rapporti sessuali, pur ricordando che il condom protegge comunque da altre IST, Infezioni Sessualmente Trasmissibili. Con le terapie antiretrovirali oggi disponibili, si può avere un’esistenza normale, le prospettive di vita si allineano a quelle della popolazione generale, si possono avere figli, si può condurre una vita sessuale, relazionale, sentimentale piena e serena. Prima si iniziano le terapie, tanto più la nostra salute ne risulterà protetta. Per questo tutte le agenzie sanitarie internazionali raccomandano di facilitare e ampliare l’accesso al test.

Aver contratto l’HIV non equivale, più in sostanza, a un preannuncio di morte: “Per fortuna le cose sono cambiate – ha proseguito Ciacci - la scienza ha fatto passi da gigante, eppure l’immaginario delle persone è ancora fermo agli anni ‘80”. Sempre nell’intervista di Signorini, Ciacci ha tenuto però, anche a precisare come la prevenzione resti una priorità: “Oggi di HIV si parla sempre meno, i ragazzi non sono informati e il tasso anagrafico di chi prende l’HIV si abbassa – dice- se ci si ammala non è un dramma ma curarsi tutta la vita non è certo una passeggiata”.

Nel colloquio con Signorini, Ciacci racconta anche delle discriminazioni subite sul piano professionale:Io sono grande e grosso, ho la fortuna di poter parlare con i giornali, in televisione ma penso a tutte quelle persone che non possono farlo, che sono costrette a nasconderlo”.

Nel dedalo di piccole e grandi ingiustizie che ancora opprimono chi vive con questo virus, Ciacci, a sue spese, ne ha scoperta un’altra: l’esistenza nei protocolli d’ingaggio per i reality di clausole che precludono la partecipazione alle persone con HIV. Si tratta di una discriminazione in piena regola, contro la quale Ciacci ha intanto però già vinto la sua prima battaglia. Grazie anche all’iniziativa dello stesso Signorini e al via libera di Mediaset, è riuscito a far cadere il divieto che precludeva alle persone con HIV la partecipazione ai reality trasmessi dalla rete.

A dimostrare la gravità e la pervasività dei pregiudizi sierofobici c’è, purtroppo, la tempesta di insulti e minacce che Ciacci sta subendo da quando ha rivelato la sua condizione: un vero e proprio shit storming si è scatenato contro di lui attraverso i social, evidenziando, ancora una volta, l’inefficacia delle strategie contro i discorsi d’odio adottati dai gestori dei social più diffusi. Ancora più grave, se fosse confermata, sarebbe la notizia di una petizione in corso per escludere Ciacci dal Grande Fratello. La LILA non potrebbe che censurare con forza una simile iniziativa che, peraltro, costituirebbe una grave violazione della legge in vigore, la 135 del 1990 che, nell’articolo 5 recita: “L'accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l'accesso o il mantenimento di posti di lavoro.

Le discriminazioni vanno combattute in ogni ambitoafferma la LILA- è dunque necessario che anche le reti Tv, i grandi gruppi della produzione televisiva, le imprese culturali e d’intrattenimento, rimuovano regolamenti come quelli in cui si è imbattuto Ciacci perché sono discriminatori, anti-scientifici e alimentano l’odio sociale. Condanniamo fermamente gli attacchi che Ciacci sta ricevendo via social e invitiamo i gestori a intervenire. Che il grande Fratello piaccia o meno –prosegue la LILA- auguriamo a Giovanni, buona fortuna per questa avventura e apprezziamo che abbia voluto mettere la sua popolarità a disposizione della lotta allo stigma. In queste paese sono ancora tante, anzi troppe, le persone con HIV per le quali, rendersi visibili, può ancora oggi significare perdere il lavoro, la casa, le amicizie, l’appoggio della famiglia”.