Guerra in Ucraina. A rischio la vita e la salute di milioni di persone. Allarme ART per le PLWHIV. Le agenzie ONU: garantire assistenza sanitaria a civili e profughi.

No war 640x427Ad oltre un mese dall’inizio della guerra russa all’Ucraina, si moltiplicano le preoccupazioni delle agenzie internazionali, della società civile e delle organizzazioni umanitarie per l’impatto di questa catastrofe sulla vita e sulla salute delle persone intrappolate nelle aree di guerra e dei profughi. Le persone in fuga, all’interno e all’esterno dell’Ucraina, sono ormai oltre dieci milioni, quasi un quarto di tutta la popolazione del paese.

Gli attacchi ai civili e alle infrastrutture pubbliche, sociali e sanitarie si vanno intensificando; un articolo pubblicato su The Lancet, stima che le strutture sanitarie in aree di conflitto siano almeno 200. Molte sono state colpite, altre non sono più in grado di operare. Le possibilità di offrire cure adeguate ai civili che rimangono feriti nei bombardamenti si riducono ogni giorno e tanto più si riducono le possibilità di cura per chi presentava esigenze o problemi di salute precedenti la guerra. In questo contesto,i rischi di un aumento di malattie infettive, epatiti, tubercolosi, morbillo sono altissimi e per le persone con HIV la prospettiva è quella di una fatale, generalizzata, sospensione di cure e trattamenti. La mancanza di acqua, cibo, farmaci essenziali, condizioni igieniche moltiplica questi rischi per le popolazioni intrappolate da settimane nei sotterranei, nelle stazioni sovraffollate, nei treni, nei rifugi.

 In Ucraina, secondo dati delle Nazioni Unite (UNAIDS, OMS e UNHCR) le persone che vivono con l’HIV sono almeno 250mila, con una prevalenza dell’1% nella popolazione generale, il numero più alto dopo la Russia nella regione europea dell’OMS. E' così possibile che il numero di rifugiati/e che necessitano di proseguire o riprendere i trattamenti antiretrovirale sia piuttosto elevato.  L’Ucraina è sotto osservazione da parte dell’OMS anche per quanto riguarda la tubercolosi, essendo uno dei paesi al mondo con i livelli più elevati di tubercolosi multiresistente (MDR) e con circa 32mila nuovi casi ogni anno. Il 22% delle persone con TB è anche affetto dall’HIV e, proprio per le persone con HIV, costituisce la principale causa di morte.

Al momento dell’invasione era stato avviato un programma di riforme sanitarie come ha spiegato Michel Kazatchkine, consigliere speciale dell'OMS Europa in un articolo pubblicato su Politico da Carlo Martuscelli and Lily Hyde: “Negli ultimi due anni -dice Kazatchkine- il paese ha ospitato sperimentazioni cliniche di successo per trattamenti orali contro la tubercolosi resistente ai farmaci. È stato anche proattivo nella negoziazione di farmaci antiretrovirali, nonché nell'attuazione di programmi di riduzione del danno per i consumatori di droghe iniettabili, che costituiscono circa la metà di tutti i nuovi casi di HIV”. Spiega ancora l’articolo che la popolazione stimata di persone che si iniettano droghe in Ucraina è di oltre 350.000, con una prevalenza di HIV del 21% e per questo l’Ucraina aveva avviato il programma di riduzione del danno più ampio dell’est europeo e dell’Asia centrale registrando dal 2010 un calo di infezioni del 21%. Le città, ora assediate, di Dnipro, Kiev e Odessa hanno recentemente aderito all'iniziativa Fast Track Cities ma ora tutto è stato interrotto dalla guerra.

UNAIDS aveva lanciato l’allarme già all’indomani dell’invasione: “L'Ucraina ha la seconda più grande epidemia di HIV nella regione -ha affermato Winnie Byanyima, direttrice esecutiva UNAIDS- la stima è che nel paese le persone che vivono con l’HIV siano almeno 250.000, 156.000 delle quali sono in terapia antiretrovirale, un farmaco che deve essere assunto quotidianamente. Le persone che vivono con l'HIV nel paese hanno a disposizione solo poche settimane di terapia e, senza un accesso ai trattamenti continuo, le loro vite sono a rischio ha concluso Byanyima. UNAIDS chiede, pertanto, di garantire continuità di cure e protezione alle persone con HIV, a quelle che usano,droghe, alle popolazioni chiave, nonché la protezione dei servizi e degli operatori sanitari in Ucraina.

Il diritto alla salute e all'accesso ai servizi deve essere sempre tutelato, anche nei periodi di crisi –è stato anche l’appello dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale di Sanità- Gli operatori sanitari, gli ospedali e altre strutture non devono mai essere presi di mira e devono poter continuare a soddisfare i bisogni sanitari delle comunità. La protezione dei civili è un obbligo del diritto internazionale umanitario”. Anche dall’OMS arriva una forte raccomandazione a garantire continuità di cura alle persone con HIV coinvolte dal conflitto, anche con scorte in grado di coprire molti mesi di terapia . Stessa raccomandazione arriva dall’OMS per le persone che usano droghe affinché siano assicurati i trattamenti OST sostitutivi. A moltiplicare le preoccupazioni dell’OMS c’è anche il fatto che l’Ucraina, al momento dell’invasione, fosse alle prese anche con una nuova ondata di COVID (l’ondata epidemica aveva raggiunto un nuovo picco proprio lo scorso febbraio) e con un’epidemia di poliomielite. Proprio nei giorni in cui è esploso il conflitto doveva partire una campagna di vaccinazioni anti-polio di tre settimane per vaccinare circa 140mila bambini ma, ovviamente, la campagna è stata soppressa. Altra rilevante preoccupazione è costituita dal morbillo, da sempre una delle prime preoccupazioni in ogni crisi umanitaria e tanto più in Ucraina che presentava alti livelli di epidemia già prima del conflitto. I livelli di vaccinazione della popolazione risultano molto bassi, inoltre, per ciascuna di queste infezioni.

L’OMS raccomanda , per questo, di rafforzare quanto più possibile la tutela sanitaria delle persone in fuga sostenendo i servizi sanitari dei paesi d’accoglienza, soprattutto i più fragili come quello della Moldova. Ai profughi e alle profughe vanno garantiti servizi di salute a tutto campo, screening, vaccinazioni. I negoziati, sia pure parziali, tra le parti dovrebbero garantire corridoi umanitari efficaci con la garanzia di fornitura di farmaci salva-vita .

L’Italia accoglie al momento più di 70mila persone fuggite dalle zone di guerra in Ucraina. Ai profughi e agli immigrati il nostro ordinamento è tenuto a fornire il codice STP che assicura il diritto a tutte le prestazioni sanitarie, compreso l’accesso gratuito a farmaci e trattamenti per l’HIV e l’HCV.  Lo status di protezione temporanea offerto dall’Unione Europea alle persone in fuga dall’Ucraina rafforza e accelera, in questo caso, il riconoscimento di tutti i diritti dei profughi.

 

Photo by Tong Su on Unsplash