UNAIDS logo 300x200In occasione dell’annuale World Economic Forum svoltosi a Davos lo scorso gennaio, UNAIDS ha rivolto un duro richiamo ai governi affinché sia rapidamente colmata la carenza di risorse pubbliche per la salute. Per farlo servono politiche fiscali progressive, scelte che mettano al riparo i diritti delle persone dal crescente impatto del debito nazionale sulla spesa pubblica e una serrata lotta alle discriminazioni.

In un comunicato Stampa UNAIDS, il programma Onu per la lotta all’AIDS, ha voluto ricordare i numeri, impietosi delle disuguaglianze e delle discriminazioni che affliggono l’umanità rispetto al diritto alla salute: almeno metà della popolazione mondiale non può accedere ai servizi sanitari essenziali, ogni due minuti una donna muore di parto; nello stesso tempo adolescenti, donne, persone con HIV, uomini gay e altri uomini che fanno sesso con uomini, sex workers, persone che si iniettano droghe, persone transgender, migranti rifugiati, poveri, vengono sempre più lasciati indietro dai governi di tutto il mondo.

Il diritto alla salute viene negato ai più poveri e alle più povere; e anche le persone che cercano di uscire dalla povertà sono schiacciate dai costi inaccettabili dell'assistenza sanitaria –ha detto Winnie Byanyima, Direttora esecutiva UNAIDSIl più ricco 1% della popolazione mondiale beneficia di una scienza all'avanguardia mentre i poveri lottano per ottenere anche un'assistenza sanitaria di base” .

Nel suo duro atto d’accusa UNAIDS ricorda come quasi 100 milioni di persone siano ridotte alla povertà estrema (definita con una disponibilità di reddito inferiore a un dollaro e 90 al giorno) perché costrette a pagare in proprio l’assistenza sanitaria. 930 milioni di persone, oltre il 12% della popolazione mondiale, sono costretti a spendere il 10% del loro budget familiare in cure e assistenza, spesso di bassa qualità. Stigma e discriminazioni verso le popolazioni più vulnerabili fanno il resto, precludendo il diritto alla salute a milioni di persone.

Le donne sono le più colpite da povertà e discriminazioni. Ogni settimana seimila giovani in tutto il mondo contraggono l'HIV. Nell'Africa sub-sahariana, quattro su cinque nuove infezioni da HIV tra gli adolescenti riguardano le ragazze e, nella regione, le malattie AIDS-correlate sono la principale causa di morte per le donne in età riproduttiva.

Nonostante i progressi innegabili nella risposta all’HIV, nel 2018 si sono registrate comunque 1 milione e 700 mila nuove infezioni e quasi 15 milioni di persone sono ancora in attesa di ricevere i trattamenti necessari

"L'assistenza sanitaria pubblica è il più grande equalizzatore nella società, - ha proseguito Byanyima- quando le risorse vengono ridotte a farne le spese sono le persone povere e discriminate, in particolare le donne e le ragazze, che, oltre a perdere il proprio diritto alla salute devono poi sostenere anche l’onere della cura delle loro famiglie”.

Fornire assistenza sanitaria a tutti e tutte è una scelta politica e troppi governi non la stanno facendo. Eppure laddove si sceglie di investire in salute gli effetti sono concreti e tangibili: la Thailandia, ad esempio, che ha scelto una copertura sanitaria pubblica per tutti, ha ridotto il tasso di mortalità infantile al 9,1 per mille. Negli Stati Uniti il tasso è di 6,3 per mille nonostante il reddito pro-capite sia dieci volte superiore a quello Thailandese. Il Sudafrica nel 2000 aveva appena novanta persone in terapia antiretrovirale ma nel 2019 questo numero è salito a cinque milioni di pazienti e ora il paese vanta il più vasto programma di trattamento per l’HIV al mondo. Forti differenze esistono anche tra i paesi ad alto e medio reddito; alcuni, come Canada, Francia, Kazakistan e Portogallo investono molte risorse nei servizi sanitari pubblici ma altri investono troppo poco rispetto al loro prodotto interno lordo e alle loro possibilità. .

L’ONU stima che i paesi in via di sviluppo perdano ogni anno tra i 150 e i 500 miliardi di dollari a causa dell’elusione e dell’evasione fiscale da parte di imprese e società che occultano i propri profitti o a causa di incentivi fiscali eccessivamente generosi. Se questo denaro potesse essere recuperato e investito per la salute la spesa sanitaria nei paesi a reddito medio - basso potrebbe raddoppiare o triplicare.

E inaccettabile che l’evasione fiscale di ricchi e grandi aziende sia pagata dalla gente comune -ha detto ancora Byanyima- Le grandi aziende devono pagare la loro giusta quota di tasse, proteggere i diritti dei dipendenti, fornire pari retribuzione a parità di lavoro e garantire condizioni di lavoro sicure a tutti, in particolare alle donne".

L'altra faccia del problema è, senz'altro, il mancato rispetto dei diritti umani di cui UNAIDS ricorda la tragica contabilità: oltre un miliardo sono le donne che non hanno una protezione legale contro la violenza domestica (dati Banca mondiale), quasi un miliardo e mezzo quelle che non godono di nessun diritto di famiglia legato all’economia familiare. Le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso sono considerate un crimine in almeno sessantacinque paesi e le restrizioni nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e interessesuali sono addirittura in aumento. Il lavoro sessuale è un reato in novantotto paesi, nonostante dati e ricerche dimostrino come la depenalizzazione della prostituzione contribuisca a diminuire l’incidenza dell’HIV. Almeno quarantotto le entità statali o regionali che prevedono restrizioni all’ingresso, al soggiorno e alla residenza delle persone con HIV; novantuno sono, infine, i paesi che obbligano gli adolescenti a richiedere il consenso dei genitori per sottoporsi al test HIV, creando una barriera insopportabile per l’accesso dei più giovani a diagnosi e terapie tempestive. Tra questi paesi, spiace ricordarlo, c'è anche l’Italia.

Nel prossimo decennio, possiamo porre fine all'AIDS e raggiungere una copertura sanitaria universale –ha concluso Byaniyma- ma per farlo i governi devono adottare regimi fiscali equi, fornire assistenza sanitaria pubblica di qualità, garantire i diritti umani e raggiungere l'uguaglianza di genere per tutti”.

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