Ancora una vicenda di discriminazione verso persone con HIV nei servizi sanitari. A Milano l’ultimo caso.

Stigma martin olsen szfPB4X FWk unsplash 800x533I contesti sanitari, fatta eccezione per l’infettivologia, si confermano ad alto rischio di discriminazioni e stigma verso le persone con HIV. Lo evidenzia l’ultima vicenda denunciata a Milano, dove una signora, nome di fantasia Cristina, in lista per un piccolo intervento all’ospedale Buzzi, è stata fatta slittare all'ultimo posto degli interventi di giornata, a causa del suo stato sierologico.

Alla richiesta di spiegazioni avanzata da Cristina, gli operatori sanitari hanno risposto che il motivo era proprio il fatto che fosse “sieropositiva” e che questo risponde alla policy dell’azienda. Il caso è stato denunciato da Cristina alla LILA di Milano e poi al consigliere regionale Luca Paladini di Patto Civico che ha chiesto spiegazioni di quanto accaduto alla ASST competente Fatebenefratelli/Sacco e all’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. In una nota, Paladini centra perfettamente il problema: "Non solo è una forma di discriminazione ma quanto accaduto solleva dubbi anche sul tipo di sanificazione che viene fatta nelle sale operatorie tra un intervento e l'altro".

Lo slittamento degli interventi delle persone con HIV all’ultimo posto della liste di giornata, giustificato con l'esigenza di processi di disinfezione intensivi, è, purtroppo, una pratica obsoleta e persistente quanto anti-scientifica e pericolosa. Si ritiene, in sostanza, che per gli interventi su persone con HIV debbano essere adottati dispositivi aggiuntivi di protezione individuale del personale impegnato e procedure “speciali” di disinfezione di sale e macchinari, mentre per gli tutti gli altri e le altre pazienti, gli standard possono essere più bassi. Tale consuetudine spiegherebbe perché il nostro paese sia tra quelli più a rischio di contrarre infezioni ospedaliere che nulla hanno a che vedere con l’HIV. La possibilità che pazienti o operatori possano aver contratto, inconsapevolmente, infezioni non diagnosticate, come epatiti virali, infezioni sessualmente trasmissibili, HIV, infezioni urinarie o di qualsiasi altro tipo renderebbe tassativa l’adozione dei più alti standard di protezione possibili per tutti i casi e tutti/e le pazienti, tanto più che quasi tutte queste infezioni, come riferiscono le statistiche ufficiali, sono largamente non diagnosticate. In fondo a questa pagina indichiamo alcuni articoli che riportano i dati più importanti.

Il fatto che gran parte delle persone con HIV in Italia, consapevoli di esserlo, abbia una carica virale soppressa perché in terapia ART (U=U) aggrava il carattere discriminatorio di queste routine e le rende ancora più assurde.

L’assessorato lombardo al Welfare ha subito chiesto delucidazioni all’azienda sanitaria da cui dipende l’ospedale Buzzi e risposto in aula all’interrogazione di Paladini. L’ASST, dal canto suo ha rassicurato sugli standard di disinfezione delle sale operatorie e ha avviato un’inchiesta interna su quanto accaduto. L’azienda ha inoltre specificato che esiste un regolamento aziendale in materia di sale chirurgiche che prevede norme di disinfezione universali, indipendenti dalla patologia dei/delle pazienti.

La LILA denuncia da anni l’alto livello di discriminazioni presso studi medici, in particolare dentisti e odontoiatri, servizi e strutture sanitarie. Qui un nostro rapporto elaborato sulla base delle segnalazioni che ci sono pervenute negli ultimi anni.  

Uno degli ultimi episodi su cui si è attivata la LILA riguardava una signora di Firenze, ricoverata per un problema ortopedico, di cui è stato indebitamente rivelato lo stato sierologico con un cartello sul vassoio del pasto che ne riportava nome e cognome e la indicava come paziente con HIV e HCV. Su nostro reclamo, il Garante per la Privacy ha emesso un provvedimento che dichiarava tale pratica non ammissibile. “Riteniamo sia non più prorogabile un’assunzione di responsabilità da parte di chi dirige le strutture sanitarie di questo paese –dice la Presidente Nazionale della LILA, Giusi Giupponi- occorre che  siano prodotte e rese applicabili indicazioni e linee guida efficaci e non discriminatorie rispetto alle persone con HIV negli ambiti sanitari e che vengano colmate, con adeguata formazione, le gravi lacune che si riscontrano sul tema tra il personale medico e paramedico. Discriminare le persone nei luoghi in cui si dovrebbe tutelare la salute -conclude Giupponi- non è solo inaccettabile verso i singoli ma è anche pericoloso per tutta la collettività”. 

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Foto by Martin Olsen su unplash

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