Pia Covre: "Per i diritti delle persone migranti le barriere si alzano. La PrEP ottima possibilità, il profilattico ancora un punto di forza"

Foto ok PiaPia Covre è tra le fondatrici del Comitato per i diritti civili delle Prostitute di cui è attivista e dirigente. Si occupa da sempre di diritti delle persone sex worker e di programmi per la salute sessuale. È stata anche tra le fondatrici della LILA. Parliamo con lei di PrEP, servizi per la salute sessuale e diritti negati.

La PrEP, profilassi preventiva dell’HIV è finalmente gratuita anche in Italia dal maggio 2023. Come attivistə del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, vi siete interrogatə sull’utilità della profilassi per le persone della vostra comunità?
Questa è a nostro avviso una ottima possibilità, non solo perché è un mezzo utile per la prevenzione, ma soprattutto perché viene messa a disposizione dal servizio Nazionale e quindi accessibile a ognun3.


Ritenete che l’attuale organizzazione dei servizi PrEP presenti delle barriere per l’accesso delle persone sex worker? Servirebbero servizi per la prevenzione e la salute sessuale più integrati e più orientati ai vari target?
Non vedo teoricamente limiti dei servizi preposti ma, piuttosto, dei problemi per le persone che, sappiamo, sono escluse dal sistema di assistenza sanitaria: di fatto, oggi, migranti e richiedenti asilo che non hanno completato la regolarizzazione. Per queste categorie, altamente vulnerabili, la soglia di accesso si è alzata.


In Italia il numero di donne che fa ricorso alla PrEP è ancora molto, molto basso. I servizi segnalano una scarsissima presenza anche tra le donne prostitute e le donne transgender, che pure sono indicate come target privilegiati da raggiungere. Come spieghi questo fenomeno?
Prima di tutto la notizia di questa possibilità non è arrivata a tutt3. Poi, come per il vaccino anti Covid, ci sono sempre delle resistenze prima che la popolazione creda alle novità. In seconda anche una certa incoscienza…


Il fatto che le donne non possano utilizzare la PrEP con una posologia on-demand e debbano per forza scegliere la modalità continuativa può scoraggiarne l’uso? In fondo devono pensare anche alla contraccezione e a prevenire altre IST... come dire: alla fine il profilattico serve a tutto, tanto vale usare solo quello… 
Si questo è certamente uno dei problemi, eppoi, sai, il nostro è spesso un “mondo precario” quindi la continuità non è presa in considerazione.


La contrattazione dell’uso del profilattico con il cliente resta un problema? Se sì la PrEP può essere una risorsa in più?
A mio avviso non si può mettere in secondo piano il profilattico, capisco che la contrattazione è difficile nel mercato come quello attuale che avvantaggia i clienti ma credo che sia ancora un punto di forza imporlo e responsabilizzare i clienti.

Foto  by CDCP

Pin It