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C’è un ambulatorio molto conosciuto a Roma, la "stanza 13” dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Libero Spallanzani, punto di frontiera nella diagnosi HIV della capitale. Si fanno test, si discute con un counselling approfondito, si danno risposte. Tra i clinici che si occupano della Stanza 13 abbiamo incontrato Gabriella De Carli e Nicoletta Orchi, infettivologhe, e non c’è che dire: la sorveglianza a Roma ha un problema serio.

Delle circa 400 nuove diagnosi di da Hiv segnalate nel 2014 dallo Spallanzani, un centinaio sono state diagnosticate in ambulatorio o in regime di ricovero,  mentre i casi restanti  provengono da altri centri medici: laboratori privati, Asl e altri ospedali. In questo modo sono passati per l’istituto romano circa due terzi dei  598 nuovi casi segnalati in tutto il Lazio nel corso dell’anno. Da quando la “Stanza 13” è diventata un ambulatorio con diversi infermieri dedicati, sono quasi 11mila ogni anno le persone che vi si rivolgono, per fare test e ricevere counseling per l’Hiv e altre malattie sessualmente trasmesse, o dopo una prima diagnosi di infezione. Ma basta essere nati nello stesso giorno e nello stesso comune per sparire dalla conta: il sistema cancella automaticamente quelli che reputa “doppioni”.

 

“Degli otto casi di nuova diagnosi che abbiamo visto negli ultimi due giorni, oltre la metà era inconsapevole del proprio rischio, ed ha eseguito il test casualmente o su indicazione medica per la comparsa di una patologia” ci dice subito Gabriella De Carli.

Siete voi come ambulatorio che notificate i nuovi casi all’osservatorio regionale?

GDC: Nel Lazio le notifiche delle nuove diagnosi vengono fatte da ciascun laboratorio della regione. Le nuove diagnosi di infezione che vengono notificate dal laboratorio dello Spallanzani al centro regionale sono circa 400 ogni anno, delle quali poco più della metà  sono conferme di casi identificati in altri centri. Il sistema usato fino ad oggi in regione è basato sul modulo western blot: la prima parte è compilata dal laboratorio e la seconda dal centro che vede la persona. Nel modulo inseriamo informazioni che il laboratorio non ha, come il fattore di rischio o se la persona risultata Hiv positiva avesse eseguito un test negativo in precedenza. Lo Spallanzani non è tanto il centro che fa la maggior parte delle notifiche, quanto il centro di raccolta di Roma per il trattamento.

Vi sono persone che non vengono a ritirare il test?

GDC: Sì quando non è stato richiesto dalla persona ma prescritto insieme ad altre analisi; ad esempio per i test prescritti per genitorialità responsabile, anche un 30 per cento, ma è un fenomeno che riguarda anche i risultati di altre analisi. Molti ritengono che verrebbero avvisati se fossero positivi: dal fatto che non sono stati chiamati deducono che non sono positivi.

Se la persona non viene a ritirare il test viene fatta la notifica?

GDC: Se i test non vengono ritirati la notifica viene fatta ugualmente. E comunque quando ci sono test positivi facciamo ogni sforzo per rintracciare la persona e informarla; venire a conoscenza della propria diagnosi è essenziale.
 

Ritenete che i casi segnalati annualmente dalla regione Lazio descrivano con precisione l’infezione da HIV nella regione?

(A rispondere è la dottoressa Nicoletta Orchi, ndr): I dati della sorveglianza del Lazio fino al 2015 sono stati notificati dai laboratori e poi elaborati dall’Agenzia di Sanità Pubblica regionale che calcola il numero corretto di nuove diagnosi sulla base dell’algoritmo usato per la notifica. L’algoritmo è formato da tre informazioni: comune e giorno di nascita, sesso. I dati doppi vengono cancellati.  Oggi la nostra regione certamente sottostima, perché è facile che in una città come Roma ci siano persone dello stesso sesso nate lo stesso giorno con una diagnosi di Hiv. Si tratta di un sistema che era valido nell’'85 quando le diagnosi erano poche ma che oggi è superato. Il codice da quest’anno sarà cambiato e formato dalle informazioni stabilite nel decreto sulla sorveglianza del 2008. Poi c’è un problema di sottonotifica: alcuni laboratori potrebbero non notificare, come in tutti i sistemi di sorveglianza.

Come Spallanzani usate il test di avidità: quante sono le infezioni recenti tra quelle diagnosticate?

NO: Secondo lo Studio Epidemiologico sulle Nuove Diagnosi di Infezione da HIV nel Lazio, coordinato dallo Spallanzani e al quale collaborano gli altri centri della Regione come Tor Vergata e il Policlinico, le infezioni recenti, acquisite negli ultimi 6 mesi sono il 18-20% delle nuove diagnosi. Un terzo delle persone scopre di avere l’HIV molto tardi.