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Con 6765 persone che si sono rivolte ai suoi servizi nel 2015, il Centro di Riferimento Hiv e Malattie a Trasmissione Sessuale (Crh/Mts) di viale Jenner a Milano – che garantisce test e visite specialistiche completamente anonime - ha un numero di utenti in costante crescita ma anche impressionanti risultati: 75 casi di Hiv segnalati nel 2014. Lo stesso esatto numero del 2015. Scherzi statistici o anomalie? Il Centro registra quasi un decimo dei casi di Hiv notificati dalla regione Lombardia (845 nel 2014). Il suo direttore Gianmarino Vidoni, medico specialista in malattie infettive, spiega come la scheda di notifica di un nuovo caso di Hiv viene completata solo quando l’utente va a farsi curare in un ospedale. Anche se non è completata la scheda viene presa in considerazione dalla regione e notificata al Centro Operativo Aids. Vidoni lancia anche l’allarme sull’aumento spropositato di casi di Sifilide e gonorrea, spesso “non riconosciute e non notificate” e “porta d’ingresso dell’Hiv”.

 

Come funziona il sistema di registrazione delle nuove infezioni da Hiv?

Abbiamo un sistema informatico sia per la registrazione delle infezioni da Hiv e sia per le altre malattie sessualmente trasmesse. Si tratta di un software gestionale collegato con il nostro ambulatorio cui inviamo tutti i campioni. Il referto è digitalizzato, informatizzato e anonimo perché usiamo un codice alfanumerico che non identifica nome e cognome dell'utente. Il referto a noi torna in via informatica e da qui viene consegnato al paziente quando viene a ritirarlo.

 

In che modo avviene la notifica alla regione di una nuova diagnosi positiva?
Le infezioni da Hiv come le sifilidi e le gonorree, in quanto infezioni a notifica obbligatoria per legge, vengono registrate con un sistema informatico regionale che poi trasmette i dati al ministero della salute. Per le siero conversioni la scheda di notifica è composta di due parti: la prima parte deve essere compilata dal primo centro segnalante – come il nostro Crh - cui il laboratorio invia la diagnosi del nuovo caso di Hiv. La seconda parte deve essere redatta dall'ambulatorio di malattie infettive dell’ospedale dove il paziente fa l’accertamento di secondo livello: la conta di Cd4 e altri esami. Sono cinque a Milano gli ospedali in cui il paziente può recarsi: noi prendiamo anche l’appuntamento, se il paziente lo vuole, oppure gli spieghiamo le opzioni possibili. L’ospedale è in grado tramite codice alfanumerico di riconoscere il paziente.

 

Cosa succede invece, se la persona non va in ospedale e non compila la seconda parte della scheda di notifica?
Se non ci va la scheda sarà incompleta: il codice alfanumerico sarà composto dalla prima, dalla quarta e dalla quinta lettera del nome, dalla data nascita e dalla città residenza senza il codice fiscale, perché il codice di esenzione viene erogato dal reparto ospedaliero di malattie infettive. Ma il caso sarà comunque notificato dalla regione al Centro Operativo Aids dell’Iss.

 

Che succede se qualcuno non ritira il test?
Se una persona non viene a ritirare il test, non possiamo rintracciarla salvo che abbia deciso spontaneamente di darci nome e cognome. Le persone che non ritirano il test sono circa il 10% degli utenti. Chi non ritira il test e risulta Hiv positivo è circa il 2%, che ogni anno significa 1-2 persone. Una percentuale bassa che sfugge oppure che è andata a curarsi altrove.

 

In che modo si conciliano il sistema di sorveglianza Hiv e il registro di Aids?
Il registro dei casi di Aids è compito dell’ospedale: la scheda di Aids viene compilata da colui il quale fa una diagnosi certa di una patologia evocativa di caso di Aids, come ad esempio un linfoma. L’ospedale notifica, sempre per via informatica, il caso di Aids, prima alla regione e poi al Ministero. Per diagnosticare un caso di Aids, prima bisogna fare degli approfondimenti. Anche per questo tutte le notifiche hanno un ritardo fisiologico rispetto all’evidenza, anche per il registro tumori è così. Può accadere che la notifica viene letta 40 o 60 giorni dopo essere stata inserita nel sistema.

 

Questo ritardo di notifica riguarda anche la sorveglianza Hiv?
Anche sull’Hiv il dato può non essere puntuale: se la notifica all’Iss invece che a marzo (come prevede la legge ndr.) viene fatta ad aprile, non sarà segnalata nel bollettino di quell’anno. Ogni anno comunque i casi che sfuggono possono essere il 3%: i numeri variano di poco rispetto a una volta. In città come Milano, nelle fascie di età dai 25 ai 45 anni la prima malattia infettiva notificata in termini numerici è l’infezione da Hiv, poi viene la sifilide.  Questo significa che il sistema di sorveglianza funziona. La situazione è molto peggiore per altre malattie sessualmente trasmesse come sifilide e gonorrea, che spesso non vengono neanche notificate perché non vengono riconosciute. Eppure sarebbe di massima importanza monitorarle perché sono l’anticamera dell’Hiv.

 

In che modo sifilide e gonorrea sono l’anticamera dell’Hiv?
Se io mi prendo una sifilide e me ne faccio due in un anno, vuole dire che non uso protezioni nei miei rapporti. Sifilide e gonorrea si beccano molto più facilmente che l’Hiv , ma è un segnale di un comportamento. Il fatto che noi non andiamo a indagare queste patologie che sono altamente infettive, facilmente curabili e bonificabili, agganciando questi pazienti si può fare prevenzione sull’Hiv. A livello europeo hanno ripreso in considerazione, per quanto riguarda la sanità pubblica, le infezioni sessualmente trasmesse. E’ questa l’attenzione che secondo noi operatori del settore, è gravemente carente nel nostro paese, dove stiamo ancora a discutere se questi esami debbano essere esami gratuiti o a pagamento.