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Intervista a Giuseppe Foti dell'ospedale Bianchi Melacrino Morelli

E’ molto basso il tasso di persone con coinfezione Hiv-Hcv seguite dall’Ospedale Bianchi Melacrino Morelli di Reggio Calabria, unico centro della provincia autorizzato da Aifa a prescrivere i nuovi farmaci antivirali diretti. “Su un migliaio di persone con Epatite C, seguiamo circa una ventina di coinfetti - afferma il dottor Giuseppe Foti, infettivologo, direttore del reparto di Malattie Infettive della struttura – di questi circa 5-6 sono stati avviati al trattamento con i nuovi farmaci antivirali diretti". In Calabria vi sono nel complesso 12 centri prescrittori di nuovi farmaci: oltre all’Ospedale di Reggio, quattro sono in provincia di Catanzaro, due a Lamezia, due a Crotone, due a Cosenza, uno a Vibo Valentia.

 

Quante persone sono state avviate ai trattamenti con i farmaci antivirali diretti nell'ospedale Bianchi Melacrino Morelli?
Da febbraio 2015 sono state avviate ai nuovi trattamenti oltre 200 persone. Nel complesso abbiamo un migliaio di pazienti con Epatite C. Siamo l’unico centro della provincia cui si fa riferimento per questo problema.

 

Quante di queste persone hanno una coinfezione Hiv/Hcv?
Noi seguiamo circa 20 coinfetti, di questi 5-6 hanno iniziato le nuove terapie.

 

Come avviene la distribuzione dei farmaci?
Le persone in trattamento fanno riferimento alla farmacia territoriale di competenza - vicina a dove risiedono nella provincia - e in due settimane ricevono i farmaci. La distribuzione avviene attraverso la farmacia territoriale, allo stesso modo di quanto si fa per i farmaci per l’Hiv. E’ un sistema usato da 10 anni anche per venire incontro alle esigenze logistiche dei pazienti.

 

La Regione ha posto dei limiti al rimborso dei farmaci?
Al momento non è stato posto alcun limite: abbiamo messo in terapia tutti i pazienti eleggibili secondo i sette criteri Aifa. Quando la Regione ha fatto un decreto per l’attivazione dei centri che potevano erogare la terapia con gli antivirali diretti, era stata fatta una stima dei pazienti che nell'immediato avevano necessità di trattamento: 1064 pazienti per l’intero territorio regionale. Si tratta di un numero di trattamenti che ritengo sia già ampiamente superato. Nella regione Calabria abbiamo 12 centri prescrittori: quattro in provincia di Catanzaro, due a Lamezia, due a Crotone, due a Cosenza, uno a Vibo Valentia e il nostro a Reggio Calabria.

 

Rileva un’epidemia da Epatite C?
No. Non c’è una particolare diffusione dell’Epatite C oggi: piuttosto c’è molto sommerso che di anno in anno viene fuori, e così aumenta la percezione della malattia.
 

Ci sono pazienti che pur non rientrando nei criteri di Aifa hanno bisogno delle nuove cure?

Noi dobbiamo necessariamente stare entro i paletti definiti da Aifa. Per coloro che non rientrano si propone la terapia con Interferone e Ribavirina.


Capita che persone chiedano di farsi curare con farmaci generici di provenienza indiana?
No, non mi è mai capitato.

 

Ma se glielo chiedessero, lei li seguirebbe?
Personalmente non mi sono posto il problema ma credo di no, perché prendersi la responsabilità di seguire un paziente che acquista un farmaco su internet mi sembra una cosa poco consona. So che questi farmaci si trovano in India e Egitto a prezzi più che stracciati ma sulla loro sicurezza non abbiamo le certezze che abbiamo con quelli offerti dal nostro Sistema Sanitario Nazionale (Ssn). Credo che deciderei se seguire il paziente di volta in volta, anche in base alla sua affidabilità e ad altri elementi. Personalmente, penso che se lavoriamo nell’ambito del Ssn dobbiamo operare con i farmaci distribuiti dallo stato. 

 

Qual è la risposta a questi farmaci?
Molto buona. Abbiamo avuto qualche recidiva solo nei primissimi pazienti, che hanno fatto solo 12 settimane dell’associazione Simeprevir – Sofosbuvir, quando ancora non c’era l’indicazione a fare questo trattamento per 24 settimane. Ma oltre il 95% di pazienti risponde positivamente alla terapia.

 

Come vive l’esclusione dalle nuove terapia delle persone meno gravi, che guarirebbero con certezza?
Malissimo. Credo che tutti dovrebbero avere accesso al farmaco. I meno gravi peraltro son quelli che rispondono meglio di tutti, per i quali la terapia è molto ridotta in termini di tempi e non dà assolutamente effetti collaterali. Perché spesso sono pazienti molto giovani che non assumono altri farmaci e di conseguenza non hanno neanche problemi di interazione tra medicinali. Dunque sarei per la diffusione della terapia a tutti i pazienti Hcv positivi, anche per un problema epidemiologico di ridurre la diffusione della malattia.