Mussini bnIntervista a Cristina Mussini direttrice della struttura di malattie infettive dell'ospedale universitario di Modena

 "Secondo i dati della corte Icona sono state trattate con i nuovi farmaci solo il 40% delle persone con coinfezione e in cirrosi": Cristina Mussini, infettivologa, direttrice della struttura complessa di malattie infettive dell'azienda ospedaliero-universitaria di Modena, evidenzia come le nuove terapie contro l'Epatite C non siano ancora state somministrate a una fetta importante dei pazienti con la patologia avanzata. Su tutto la scure dell'attuale sistema di prescrizione di questi farmaci che, a causa dei numerosi adempimenti burocratici richiesti agli operatori sanitari, limita il numero di trattamenti avviati ogni anno.

 

Quali sono i risultati del primo anno di accesso ai nuovi trattamenti nella struttura da lei diretta? 

Nel 2015 nella nostra unità operativa di Malattie infettive sono stati seguiti 1590 pazienti con infezione da Hiv e di questi 389 con co-infezione da Epatite C. Tra i coinfetti il numero di pazienti trattati con i nuovi farmaci a partire dal novembre 2014 è stato complessivamente di 70 persone, di cui 40 hanno terminato la terapia e al momento solo uno di loro non ha avuto un esito positivo. I pazienti con la sola infezione da Hcv nel 2015 sono stati invece 290 e di questi 29 sono stati avviati a trattamento con i nuovi farmaci: di questi 15 hanno già terminato il trattamento e solo tre pazienti non hanno risposto positivamente. 

I pazienti trattati ad oggi sono tutti cirrotici - come da indicazione di Aifa che raccomanda di trattare prima i più gravi. A questi si aggiungono 16 pazienti non cirrotici con co-infezione Hiv-Hcv in lista trapianto entrati in un protocollo di uso compassionevole promosso dalla Simit. Oggi restano da trattare attualmente una cinquantina di persone con il livello più grave di cirrosi (F4) di cui circa una trentina sono coinfetti e 20 monoinfetti. Saranno avviati alla terapia entro l’anno. Quindi passeremo a trattare quelli con un livello di cirrosi del fegato più basso, gli F3.

 
Qual'è la principale urgenza rispetto ai nuovi farmaci?
Oggi il problema prioritario e' che ci sono tante persone in cirrosi che non hanno ancora avuto il trattamento. I dati di dello studio coorte Icona mostrano che circa il 40% di soggetti con una fibrosi superiore a 3 non è stato trattato. Inoltre c'è un problema di adempimenti burocratici richiesti da Aifa e dalla regione, che devono essere svolti direttamente dal personale sanitario per poter prescrivere i farmaci e ciò consuma molto del nostro tempo. Essendo rimasti immutati gli organici, i medici non riescono a trattare più di un certo numero di pazienti. 
 
Come si può intervenire?
Considerando che con questi nuovi farmaci abbiamo una percentuale di guarigione dall'Epatite C vicina al 100% non si può neanche espandere gli organici delle cliniche per una patologia che nel giro di 5-6 anni e andrà radicalmente diminuendo. E i fondi per dei farmaci eccessivamente costosi non possono essere aumentati ulteriormente curando tutti coloro che hanno fibrosi più basse - che sono la maggior parte dei pazienti - perché da un punto di vista etico sarebbe un problema. Non si può dire "tratto solo l'Epatite C e non tratto più il cancro". 
 
Capita che pazienti acquistino autonomamente farmaci generici prodotti in India e chiedano di essere seguiti da voi?
Una paziente co-infetta è appena tornata dall'India dove ha acquistato l'Harvoni generico. Noi non l'abbiamo prescritto, perché è contro la legge, ma non ci possiamo esimere dal seguirla, anche perché prende i farmaci antiretrovirali.