Cacopardo bnintervista a Bruno Cacopardo dell'ospedale Garibaldi Nesima di Catania

“A Catania due casi di epatocarcinomi dopo l'eradicazione dell'Epatite C. Vanno trattati quanto prima i pazienti con il fegato ancora in buono stato”.

Due delle 90 persone con cirrosi epatica trattate con le nuove terapie prive di interferone all’Ospedale Garibaldi Nesima di Catania, hanno sviluppato epatocarcinomi dopo essere state liberate dal virus. “Quando trattiamo un F4 – ovvero una persona in cirrosi - anche se gli eliminiamo il virus, non si neutralizza del tutto il rischio che la malattia degeneri”, afferma Bruno Cacopardo, direttore del reparto malattie infettive dell’azienda ospedaliera del capoluogo siciliano, che auspica che vengano trattate quanto prima le persone con fibrosi F2 (un livello di malattia del fegato più basso), attualmente escluse dall’accesso alle nuove cure: “Sono gli unici pazienti cui dopo l’eradicazione del virus potremo dire che hanno detto definitivamente addio all’Epatite C”. Tuttavia oggi a questi pazienti l’Aifa mette a disposizione solo i vecchi trattamenti con Interferone e molti effetti collaterali. Così questi pazienti preferiscono aspettare.

 

Quante persone con coinfezione da Hiv e Epatite C seguite?
Noi seguiamo circa 500 persone con Epatite C in vari stadi. Di queste poco meno di un centinaio, circa il 20% del totale, hanno anche l’Hiv.

Quante di queste persone oggi accedono alle nuove terapie?
Tutti quelli che rispondono ai criteri di accesso stabiliti da Aifa, ovvero che hanno un livello di fibrosi F3 o F4 o malattie extra-epatiche Hcv correlate. Complessivamente abbiamo avviato al trattamento circa 90 persone: da quando abbiamo iniziato nel febbraio-marzo 2015, circa 15-17 pazienti entrano in trattamento ogni mese. Stiamo finendo di trattare gli F4 poi procederemo con gli F3. Iniziamo dai più gravi perché è necessaria una gradualità nella messa in trattamento: non possiamo gestire 500 persone che assumono la cura tutte insieme. Fino a sei mesi dopo la terapia non si può dire con certezza che il virus è stato eliminato ma posso affermare che fino a questo momento abbiamo avuto un tasso di risposta positiva al trattamento in oltre il 90 per cento dei pazienti.

Come vengono curate le persone che non rientrano nei criteri Aifa?
A loro proponiamo il trattamento che prevede ancora l’uso dell’interferone con Ribavirina e Simeprevir quando hanno malattie extra-epatiche Hcv correlate. Tuttavia l’interferone, oltre a essere meno efficace, ha molti effetti collaterali: dà febbre, mal di testa, dolore alle ossa, depressione. Così la maggior parte delle persone preferisce attendere.

La terapia con interferone viene concessa a tutti perché meno costosa?
Il costo complessivo del trattamento, se si usa accanto all’interferone anche il Simprevir (uno dei nuovi farmaci antivirali diretti), è solo lievemente più basso.

Non sarebbe più conveniente trattare subito con i farmaci privi di interferone?
Io credo che in questo momento sia impensabile trattare le Epatiti C a tutti i livelli di fibrosi con i nuovi farmaci, perché, se le stime dell’entità di questa patologia sono reali, la spesa per l’acquisto di queste terapie sarebbe veramente formidabile. Però io gli F2 li tratterei. Perché sono quelli che guarirebbero del tutto con il trattamento. Perché quando trattiamo un F4, anche se gli eliminiamo il virus, non si neutralizza del tutto il rischio che la malattia degeneri, per esempio che compaia un epatocarcinoma. Se io tratto un cirrotico e gli tolgo completamente il virus, questa persona può comunque avere una malattia che avanza o che si complica con un cancro del fegato. Se io invece tratto un paziente non cirrotico, ovvero con una fibrosi meno avanzata come l’F2, se gli elimino il virus arresto completamente la malattia e annullo i rischi di complicanze a lungo termine. Quindi chi veramente può beneficiare in modo rilevante, in termini di guarigione dei nuovi trattamenti saranno non quelli con la fibrosi avanzata che noi stiamo trattando in questo momento, ma quelli che tratteremo in futuro, se i criteri di accesso dell’Aifa si allargheranno.

Ha avuto esperienza di persone con fibrosi F4 che nonostante l’eradicazione del virus hanno sviluppato complicanze?
Si. Di questi 90 che abbiamo trattato, un paio ha sviluppato un epatocarcinoma dopo essere stati liberati dal virus.

Ci sono pazienti con coinfezione Hiv Hcv e un livello di fibrosi inferiore a F3 che non accedono al trattamento ma le destano preoccupazione?
Sì e cercheremo di trattarli tutti. Le persone con coinfezione spesso sviluppano una malattia extraepatica - come la crioglobulinemia o linfomi – che consentono l’accesso al trattamento. La crioglobulinemia Hcv correlata è una manifestazione molto severa che spesso si complica provocando linfomi. Si tratta di manifestazioni non epatiche che consentono l’accesso al trattamento, perché il settimo dei criteri stabiliti da Aifa, quello che si è aggiunto in un secondo momento, prevede la possibilità in questi casi di trattare livelli di fibrosi più bassi. Nel coinfetto bloccare il virus significa bloccare quel patto cattivo tra virus in cui uno stimola l’altro.

Ci sono persone che non rientrano in questi criteri e chiedono di essere curate con farmaci generici indiani?
Mi è capitato solo nel caso di un monoinfetto che ha acquistato il farmaco indiano, ma nel frattempo lo abbiamo messo noi in trattamento. Ma se dovessi usare questi farmaci avrei bisogno di rassicurazioni sulla loro composizione. Perché se la concentrazione del principio attivo è più bassa di quella richiesta, questo può determinare sia l’inefficacia della terapia, sia delle resistenze da parte del virus, compromettendo future terapie.

Vede un problema di Epatite C o di Hiv in crescita?
Non per quanto riguarda l’Epatite C: le persone che oggi trattiamo per questa patologia hanno 45-50 anni e hanno contratto il virus negli anni ’70-’80. Invece per l’Hiv abbiamo dati allarmanti: in seguito alle campagne che abbiamo promosso per far eseguire il test dell’Hiv, negli ultimi due anni abbiamo trovato 90 nuovi casi. E’ un numero importante.