EACS 2013 - Primo Bollettino - Giovedì 17 Ottobre 2013

EACS 2013LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids, in collaborazione con NAM, è lieta di fornire la copertura scientifica ufficiale on-line della 14° Conferenza europea sull'Aids - EACS 2013, in corso a Bruxelles dal 16 al 19 ottobre 2013.


LE NOTIZIE DEL PRIMO BOLLETTINO - 17 OTTOBRE 2013

 

 

La Conferenza Europea sull'AIDS si apre con una dura presa di posizione politica

È iniziata ieri a Bruxelles, in Belgio, la 14° Conferenza Europea sull'AIDS: un'apertura segnata da una dura presa di posizione politica da parte di esponenti di spicco del mondo della ricerca e della lotta all'HIV.

L'European AIDS Clinical Society (EACS) ha rivolto un appello alla Federazione Russa affinché abolisca una nuova legge che vieta di "propagandare" e fare informazione sui "rapporti sessuali non tradizionali".

"Quello che ci preoccupa è che questo tipo di normative non sono solo lesive dei diritti umani fondamentali, ma hanno anche ricadute deleterie sul piano della salute pubblica", è stato dichiarato dall'EACS. Si teme infatti che questa legge vada ulteriormente ad ostacolare il già difficile accesso a prevenzione, diagnosi e cura dell'HIV.

Questa legge è arrivata dopo diversi anni di crescente ostilità nei confronti delle persone gay, lesbiche e transgender nella Federazione Russa e in alcuni stati limitrofi. Finora, il governo russo si è mostrato praticamente inamovibile di fronte agli appelli e alle pressioni per il rispetto dei diritti umani – tanto che gli scettici si chiedono se valga perfino la pena di continuare a provare.

Per i membri dell'EACS, invece, ci sono molte importanti ragioni per continuare a protestare contro questa legge e più in generale contro il clima che regna in Russia. "Come scienziati, siamo moralmente obbligati a denunciare tutto ciò che è inaccettabile e contrario all'etica", ha dichiarato il professor Nathan Clumeck, co-chair della Conferenza.

Per Tamás Berezcky, membro dell'European AIDS Treatment Group, dell'Ungheria, "anziché tentare di difendere la vita attraverso la scienza, il governo russo si nasconde dietro la moralità ecclesiastica. Leggi come questa costringono al silenzio, ed il silenzio porta alla morte."

La speranza dell'EACS è che prendere una posizione chiara su questo tema sia d'aiuto ai medici specializzati in HIV che operano in Russia e soprattutto alle persone sieropositive, riconoscendo il ruolo attivo che esse possono svolgere nella lotta per l'accesso al test per l'HIV e al trattamento.

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"Quadrupla epidemia" nell'Est Europa, ma le autorità non intervengono

In questa prima giornata di lavori della Conferenza, l'attenzione è ancora concentrata sulla situazione politica dell'Est Europa. Durante la sessione di apertura, infatti, si è parlato anche della 'quadrupla epidemia' che affligge l'Europa centrale: le infezioni da HIV, il consumo di droghe iniettive, i tassi di tubercolosi ed epatite C continuano ad aumentare a ritmi preoccupanti. E le autorità non stanno facendo nulla per arginare il problema.

Secondo il professor Michel Kazatchkine, inviato speciale del Segretario Generale dell'ONU per l'HIV/AIDS in Europa orientale e Asia centrale: "Se non si riuscirà a riportare sotto controllo l'epidemia che dilaga nell'Est Europa, la responsabilità della tragedia umana che ne scaturirà sarà tutta delle autorità locali."

L'Est europeo è una delle regioni del mondo in cui l'epidemia da HIV continua ad espandersi, ed è l'unica in cui i decessi AIDS-correlati sono ancora in aumento. Di contro, solo il 30% delle persone che necessitano del trattamento anti-HIV vi ha effettivamente accesso.

Il consumo di droghe iniettive è notoriamente una delle principali vie di trasmissione dell'HIV. In alcuni paesi, i tassi di epatite C tra i consumatori di droghe iniettive raggiungono livelli elevatissimi, tra il 60 e l'80%; eppure praticamente nessuno di loro ha accesso alle terapie anti-epatite. Inoltre, molti finiscono in carcere per reati legati alla droga, anche di lieve entità, e come detenuti sono più esposti al rischio di contrarre l'HIV o la tubercolosi (TBC). La regione dell'Est Europa ha uno dei tassi di tubercolosi più alti al mondo, e un numero sempre maggiore delle persone colpite sono anche sieropositive. I programmi di screening e l'accesso al trattamento per entrambe le patologie, però, restano estremamente limitati.

In circa il 40% delle infezioni da HIV nella regione si parla di 'gruppo di esposizione ignoto', il che fa supporre che in molti casi l'infezione sia avvenuta durante un rapporto omosessuale maschile. Sia il consumo di droghe iniettive che il sesso tra uomini sono comportamenti altamente stigmatizzati, se non illegali, nell'Est Europa.

Il professor Kazatchkine ha sottolineato come un ampliamento anche relativamente limitato dei programmi di scambio siringhe, dell'offerta di terapie sostitutive per oppiacei e dell'accesso al trattamento anti-HIV possa già ridurre sensibilmente le nuove infezioni, purché le tre tipologie di intervento vengano attuate insieme.

Gran parte dei programmi di riduzione del danno attualmente offerti nell'Est Europa sono sovvenzionati da enti esterni alla regione, perché le autorità locali sono spesso restie ad affrontare questi problemi. Il professore si è dunque appellato all'Unione Europea, auspicando un intervento immediato per porre rimedio a questa drammatica situazione.

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La ricerca sui microbicidi in Europa

Una sessione satellite della giornata di apertura della Conferenza è stata dedicata alla ricerca sulla prevenzione biomedica dell'HIV. Nella fattispecie, si è parlato di metodi preventivi basati su microbicidi contro l'HIV, e più genericamente di strategie di profilassi pre-esposizione (PrEP).

Si tratta di una delle più promettenti aree di ricerca in questo campo, in cui i trial clinici hanno già dato risultati incoraggianti. Restano tuttavia da compiere ulteriori studi su larga scala per valutarne l'impiego in diversi gruppi di popolazione, riflettendo al contempo approfonditamente sui pro e i contro dei diversi approcci.

Per esempio, perché la PrEP sia davvero efficace è necessario un alto livello di aderenza terapeutica. Tra le strategie preventive attualmente allo studio si annoverano l'assunzione di PrEP per via orale (farmaci anti-HIV in pastiglia); l'applicazione di gel (uso topico) prima e dopo una possibile esposizione all'HIV; l'inserzione di anelli vaginali contenenti farmaci anti-HIV; la somministrazione di farmaci a lento rilascio tramite iniezione. La speranza è che la varietà di metodi disponibili possa contribuire ad aumentare l'aderenza.

Allo stesso tempo, per far sì che i microbicidi siano sia sicuri che efficaci, i ricercatori stanno studiando l'effetto biologico dei farmaci anti-HIV applicati nella vagina o nel retto, considerando anche gli altri fattori che inciderebbero sul rischio di contrarre l'HIV, come la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse (IST). Si sta valutando anche la possibilità di incorporare nei prodotti sostanze contraccettive o farmaci in grado di prevenire altre IST.

È tuttavia necessario anche tener conto dei fattori pratici che potrebbero incoraggiare la diffusione di questi nuovi metodi preventivi. Sicuramente è utile che la gamma di prodotti sia varia, in modo che si possa scegliere l'uno o l'altro a seconda della situazione di utilizzo, ma è importante anche che vengano commercializzati in un'ottica di non stigmatizzazione del sesso.

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Una cura per l'HIV: tanto rumore per nulla o traguardo possibile?

Durante la giornata di apertura della 14° Conferenza Europea sull'AIDS si è tenuto anche un "processo" per discutere di quanto sia davvero realistica la prospettiva di una cura per l'HIV.

Esperti provenienti da tutta Europa si sono riuniti per discutere se una cura funzionale è davvero un obiettivo raggiungibile nel prossimo futuro o solo una speranza destinata a restare disattesa – considerate le risorse disponibili e che dovrebbero essere utilizzate per migliorare la qualità della vita delle persone affette da HIV.

Christine Katlama dell'Università Pierre e Marie Curie di Parigi, nel ruolo di "giudice", ha ripercorso gli eventi che hanno destato tanto interesse intorno alla possibilità di curare
l'HIV, o quanto meno portarlo alla remissione, tra cui i casi di Timothy Ray Brown (il cosiddetto paziente di Berlino) e della bambina del Mississippi.

La difficoltà, nel caso dell'HIV, consiste nel fatto che il virus può infettare una cellula ospite e restare dormiente per anni, anche per sempre. L'"accusa", nella persona di José Alcamí dell'Università Europea di Madrid, ha ricordato come questa capacità di latenza, ma anche la possibile presenza di reservoir virali nell'organismo umano e il modo in cui l'HIV danneggia il sistema immunitario, rappresentino tre notevoli ostacoli nella strada verso una cura.

A difendere la convinzione che una cura per l'HIV sia effettivamente possibile è stato invece Giuseppe Pantaleo del Centre Hospitalier Universitaire Vaudois di Losanna, secondo cui l'ottimismo è più che giustificato. Oltre ai due già rammentati, ci sono altri casi di apparente remissione dell'HIV – ossia di pazienti che sembrano aver debellato il virus o che riescono a mantenere soppressa la carica virale anche dopo aver interrotto il trattamento anti-HIV.

Attualmente l'approccio più accreditato è quello che prevede la combinazione di varie strategie, tra cui quella che prevede di riattivare l'HIV latente nell'organismo per poi attaccarlo con potenti antiretrovirali. Un altro argomento di dibattito al "processo" è stato se i farmaci anti-HIV oggi disponibili siano o meno sufficientemente potenti.

Georg Behrens dell'Hannover Medical School ha obiettato che gli antiretrovirali odierni sono talmente efficaci che non vale la pena investire tante risorse nella ricerca di una cura che potrebbe poi rivelarsi effettivamente disponibile solo per un numero limitato di persone. Invece, ha proseguito, sarebbe meglio concentrare gli sforzi sul miglioramento delle terapie antiretrovirali, di cui sicuramente beneficerebbe gran parte delle persone affette da HIV.

Il "processo" si è concluso con il voto del pubblico, che è risultato diviso in parti uguali tra chi considera la cura un traguardo possibile (e meritevole di investimenti) e chi no.

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Webinar gratuito sulla prevenzione dell'HIV per i consumatori di droghe iniettive
NAM, in collaborazione con AVAC sta organizzando una serie di webinar gratuiti (seminari interattivi in collegamento telefonico con presentazioni PowerPoint sincronizzate) destinati agli attivisti che operano per la prevenzione dell'HIV in tutta Europa.
Il prossimo webinar tratterà di prevenzione dell'HIV per i consumatori di droghe iniettive, con particolare riferimento alla situazione nell'Est Europa.
Interverranno tra gli altri Shona Schonning dell'European AIDS Treatment Group (EATG) e Dasha Ocheret dell'Eurasian Harm Reduction Network (EHRN).
L'appuntamento è per giovedì 24 ottobre alle 14:00 (ora legale del Regno Unito) e alle 15:00 (ora legale dell'Europa centrale).
Gli interessati possono registrarsi per ricevere il numero di telefono da chiamare e tutte le relative istruzioni.

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Il primo bollettino può essere scaricato qui: