Comunicati Stampa 2019

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LILA Nazionale Onlus | Lega italiana per la lotta contro l'Aids | Via Varesina 1, Como

freccia Hiv e media. Breve guida per gli operatori dell'informazione

WAD 2019: la dirompente verità di U=U

WAD 2019: la dirompente verità di U=U
LILAReport 2019: sull’HIV in Italia ancora tanto da fare

La World AIDS Day 2019, giornata mondiale del primo dicembre per la lotta all’AIDS, coincide nel nostro paese con un importante passo in avanti per la storia dell’HIV. Lo scorso 12 novembre le principali comunità scientifiche italiane di studio e ricerca sull’HIV, SIMIT e ICAR, riunite con associazioni e community, hanno finalmente riconosciuto in via ufficiale la validità del principio U=U, Undetectable=Untrasmittable, ossia non rilevabile=non trasmissibile. Si tratta della rivoluzionaria evidenza scientifica secondo la quale una persona con HIV in terapia efficace e viremia non rilevabile, non trasmette il virus. La terapia ART diviene, così, anche un potentissimo strumento di prevenzione (TasP, Treatment as Prevention).

In Italia la stragrande maggioranza delle persone con HIV in terapia si trova in stato di non-infettività. Si tratta di una novità dirompente che è necessario il più possibile divulgare nell’opinione pubblica perché può incoraggiare le persone ad affrontare il test e, in caso di positività, ad accedere subito alle terapie Antiretrovirali. Un accesso tempestivo ai trattamenti permette di tutelare al meglio la salute delle persone con HIV e di evitare che il virus possa essere trasmesso inconsapevolmente ad altri/e. U=U è, inoltre, la migliore arma contro lo stigma e i pregiudizi che ancora gravano su chi vive con l'HIV.

Il significativo calo di nuove diagnosi registrato nel 2018, dopo tre anni di lenta, ma costante discesa, è da attribuire, per noi certamente, all’impatto protettivo che la TasP comincia ad avere sulla popolazione generale. Complice la drammatica assenza di efficaci campagne di prevenzione, la trasmissione del virus continua invece oggi a verificarsi, segnala UNAIDS, soprattutto tra chi non conosce il proprio stato sierologico. In Italia si stima che almeno una persona con HIV su quattro non sia consapevole del proprio stato sierologico. Per questo è necessario implementare e incoraggiare l’accesso al test in tutte le sue modalità anche in contesti non sanitari, servizio che la LILA offre da alcuni anni in varie città italiane.

LILAReport 2019
Molto resta da fare, dunque, sia sul fronte della consapevolezza sia della prevenzione come si evince, anche quest’anno, dal LILAReport 2019, in diffusione da oggi. Dal rapporto annuale della LILA sullo stato dell’HIV/AIDS in Italia emerge come le conoscenze sulla trasmissione del virus e su come evitare l’infezione siano ancora incerte e confuse in tutte le fasce d’età. L’indagine, condotta grazie al progetto EDUCAIDS di LILA Cagliari, su studenti medi del capoluogo sardo, ci segnala, ad esempio, come oltre il 60% dei ragazzi e delle ragazze che hanno già rapporti sessuali, non usi il profilattico o non lo usi con costanza.

Dal LILAReport 2019, che analizza le migliaia di contatti con i servizi dell’associazione, giunge anche la conferma di come resti problematico l’accesso al test, sia per un'inadeguata offerta da parte dei servizi pubblici, sia perché il peso dello stigma non incoraggia le persone a conoscere il proprio stato sierologico. Cresce, al contrario, l’accesso ai test rapidi, anonimi e gratuiti nelle nostre sedi, segno dell’efficacia del servizio proposto. Indicativo il fatto che circa la metà delle persone che si sono rivolte ai nostri servizi di testing non avesse mai fatto un test in precedenza; tra loro, molti non si sarebbero rivolti a servizi di tipo più istituzionale.

Le persone con HIV si mostrano sempre più attente al tema delle terapie e della TasP ma segnalano anche un clima perdurante di pregiudizi, stigma e discriminazioni.

Le nostre iniziative
La LILA si impegna da anni a diffondere corrette informazioni sulla prevenzione, a favorire l’accesso al test e a diffondere il messaggio U=U. Lo faremo con convinzione ancora maggiore in occasione di questo primo dicembre, in tutte le iniziative e i dibattiti in programma. Per tutto il week end saremo in campo in diverse città italiane con l’offerta di test rapidi, punti informativi, iniziative in scuole, università , luoghi di ritrovo. A Firenze protagonista la musica: la LILA domenica sera sarà ospite del concerto di Irene Grandi per una serata dedicata alla prevenzione. A Roma il 1° dicembre grande festa con ContestaRockHair, RUFA e Yellow club per la campagna di prevenzione AIDS IS NOT DEAD, il cui ricavato sarà devoluto alla LILA.
Nelle stazioni di Milano Centrale, Bologna Centrale e Napoli Centrale, il 1° dicembre campagna di sensibilizzazione con la distribuzione di preservativi e materiale informativo in collaborazione con FLIXBUS.

Il tema UNAIDS per la WAD 2019
UNAIDS, con lo slogan “Communites make the difference” ha dedicato la World AIDS Day 2019, al ruolo insostituibile che le associazioni e le community hanno, e dovranno avere, per il raggiungimento degli obiettivi ONU 2030 che prevedono, tra l’altro, la sconfitta dell’AIDS entro il prossimo decennio. Per questo dal programma ONU per la lotta all’AIDS arriva un forte appello agli stati membri affinché sostengano, anche finanziariamente, le attività della società civile. In Italia si sta andando esattamente nella direzione opposta: meno risorse per i servizi pubblici preposti, meno risorse per i programmi della società civile, nulla sulla riduzione del danno, nulla per sostenere le innovative azioni previste dal Piano Nazionale AIDS del 2017, tuttora largamente inapplicato.Occorre una radicale inversione di marcia se non si vogliano annullare i progressi fatti –dice Massimo Oldrini, Presidente Nazionale LILA- prevenire, trattare, combattere lo stigma e il sommerso, investire sulla salute delle persone vuol dire rispettarne i diritti umani ma anche ridurre i costi sociali e sanitari dell’HIV".

Giornata Mondiale contro l’AIDS - FlixBus e LILA unite per la prevenzione dell’infezione da HIV

Giornata Mondiale contro l’AIDS
FlixBus e LILA unite per la prevenzione dell’infezione da HIV
Il 1° dicembre FlixBus e LILA sensibilizzeranno i passeggeri sul tema della prevenzione attraverso la distribuzione di preservativi in alcune stazioni italiane

In occasione della Giornata Mondiale contro l’AIDS (domenica 1° dicembre 2019), FlixBus, leader europeo della mobilità in autobus operativo in oltre 500 città italiane, si allea con LILA, la Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, per sensibilizzare i passeggeri sul tema della prevenzione dell’infezione da HIV.

In linea con l’attenzione che da sempre rivolge alla popolazione giovanile - fascia in cui l’incidenza di diagnosi da HIV è più elevata (nel 2017 l’incidenza maggiore di infezione da HIV è nella fascia di età 25-29 anni - fonte: Istituto Superiore di Sanità, consultabile qui) - FlixBus ha deciso di supportare l’opera di sensibilizzazione che LILA promuove da oltre 30 anni sul territorio nazionale tramite la distribuzione, il 1° dicembre, di preservativi e opuscoli informativi ai passeggeri in partenza da tre grandi stazioni italiane.

L’attività congiunta toccherà infatti tre delle maggiori stazioni del Paese: quelle di Milano Centrale, Bologna Centrale e Napoli Centrale.

Grazie agli opuscoli resi disponibili da LILA e distribuiti da FlixBus congiuntamente ai preservativi, i passeggeri potranno ottenere informazioni sulle modalità di trasmissione del virus e su come prevenire il contagio, imparando a riconoscere i comportamenti a rischio e acquisendo le nozioni fondamentali del «Safer Sex» (sesso più sicuro).

L’iniziativa si pone in continuità con l’importanza accordata da FlixBus alla categoria dei giovani, che dal lancio sul mercato hanno sempre costituito il segmento predominante della sua utenza. Un’attenzione che si è concretizzata, fra le altre cose, nel lancio di campagne targetizzate, come quella in collaborazione con l’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO per la promozione del patrimonio culturale, e nel supporto a iniziative di respiro mondiale di grande richiamo presso i giovani, come i recenti Climate Strike, inaugurati nell’ambito di Fridays for Future.


A proposito di FlixBus

FlixBus è un giovane operatore europeo della mobilità. Dal 2013 offre un nuovo modo di viaggiare, comodo, green e adatto a tutte le tasche. Con una pianificazione intelligente della rete e una tecnologia superiore, FlixBus ha creato la rete di collegamenti in autobus intercity più estesa d’Europa, con oltre 350.000 collegamenti al giorno verso oltre 2.000 destinazioni in 30 Paesi.
Fondata e avviata in Germania, la start-up unisce esperienza e qualità lavorando a braccetto con le PMI del territorio. Dalle sedi di Milano, Monaco di Baviera, Berlino, Parigi, Zagabria, Stoccolma, Amsterdam, Aarhus, Praga, Budapest, Los Angeles, Madrid, Bucarest, Varsavia, Bruxelles, New York, Mosca, Kiev, Belgrado e Lisbona il team FlixBus è responsabile della pianificazione della rete, del servizio clienti, della gestione qualità, del marketing e delle vendite, oltre che dello sviluppo del business e tecnologico. Le aziende di autobus partner – spesso imprese familiari con alle spalle generazioni di successo – sono invece responsabili del servizio operativo e della flotta di autobus verdi, tutti dotati dei più alti standard di comfort e di sicurezza. In tal modo, innovazione, spirito imprenditoriale e un brand affermato della mobilità vanno a braccetto con l’esperienza e la qualità di un settore tradizionalmente popolato da PMI. Grazie a un modello di business unico a livello internazionale, a bordo degli autobus verdi di FlixBus hanno già viaggiato milioni di persone in tutta Europa, e sono stati creati migliaia di posti di lavoro nel settore.

HIV: un cambio epocale, una questione di diritti umani

AnlaidsArcigayArcobalenoASACICACNCALILACDCPMarioMieliNadirNPSPlusRagazziPanchina

HIV: un cambio epocale, una questione di diritti umani
U=Uundetectable = untrasmittable U=U NON rilevabile = NONtrasmissibile

Lo scorso 12 novembre si è tenuta a Roma presso il Ministero della Salute la “Consensus Conference Italiana su UequalsU”. L’incontro è stato promosso da SIMIT (Società di Malattie Infettive e Tropicali) e ICAR (Italian Conference on Aids and antiviral Research) e dalle associazioni di lotta all’HIV per lanciare un documento di consenso nazionale sulla validità del concetto che una persona HIV positiva interapia da almeno sei mesi e con carica virale non rilevabile, non può infettare il/la proprio/a partner.

L’evidenza della non contagiosità nella sfera dei rapporti sessuali è frutto di solidissime ricerche che definiscono a rischio zero un rapporto sessuale senza preservativo con una persona in trattamento efficace e viremia soppressa. Dalla prima affermazione di questo dato scientifico dalla Coorte Svizzera nel 2009, la ricerca ha fornito dati rilevati su migliaia di persone fino al 2018, anno della definitiva conferma di U = U con la pubblicazione degli studi PARTNER.

Ugualmente l’assenza di infezioni da HIV a seguito di incidenti con scambio di sangue in contesti lavorativi sanitari tra pazienti/operatori con HIV, ma in terapia efficace e carica virale non rilevabile, e pazienti/operatori HIV-negativi fornisce l’evidenza che anche in ambito diverso da quello sessuale, una persona con HIV in terapia da almeno sei mesi e con viremia non rilevabile (< 200 copie/ml) non deve essere oggetto di precauzioni particolari o di limitazioni alla propria attività lavorativa.

Con la collaborazione delle organizzazioni di lotta all’HIV, SIMIT ha predisposto un corposo documento di consenso che elenca le fattispecie di rischio/evidenza che anche in Italia sarà fonte di messaggi e campagne mirate alla diffusione del concetto U = U.

"Tutte le persone che vivono con l'HIV hanno diritto a informazioni accurate sulla loro salute sociale, sessuale e riproduttiva", ha detto la dott.ssa Carrie Foote alla Conferenza sui retrovirus e le infezioni opportunistiche (CROI 2019) a Seattle. Inoltre, U=U incoraggia l’acceso al test e alle cure precoci fornendo una forte argomentazione di salute pubblica per eliminare gli ostacoli all'assistenza universale.

La netta presa di posizione di SIMIT e del panel di esperti che ha partecipato ai lavori lancia le basi per diffondere il messaggio di U = U,concetto scientifico che assume valore sociale, politico e giuridico in favore della prevenzione, del test e della terapia, contro la discriminazione e lacriminalizzazione delle persone con HIV, permettendo alla popolazione generale di conoscere e approfondirne il concetto e la sua validità contribuendo quindi al superamento di paure e stigma ancora molto forti nel nostro paese.

Affermiamo quindi in modo chiaro e fermo che il principio UequalsUcombatte la discriminazione e pregiudizio e favorisce l’accesso al test perl’HIV, negarlo o ignorarlo crea un danno sociale gravissimo, a partire dalletroppe diagnosi tardive che ancora si registrano nel nostro paese.

ANLAIDS, ARCIGAY, ASA, ARCOBALENO AIDS, CICA, CNCA, COMITATO PER IDIRITTI CIVILI DELLE PROSTITUTE, LILA, MARIO MIELI, NADIR, NPS ITALIA, PLUS, IRAGAZZI DELLA PANCHINA

Test Now! Ecco la testing week d’autunno per HIV ed epatiti virali.

Testing Week 2019Test Now!
Ecco la testing week d’autunno per HIV ed epatiti virali.
Sedi LILA aperte per i test rapidi.

Dal 22 al 29 novembre torna la European Testing Week, la settimana del test per la diagnosi di HIV ed epatiti, secondo appuntamento del 2019 il cui slogan è Test, Treat, Prevent: testa, cura, previeni. Promossa da Eurotest, la Testing week, giunta alla sua settima edizione, è una delle più grandi mobilitazioni europee e mondiali per la salute pubblica: lo scorso anno ha visto l’adesione di oltre 700 realtà di quarantanove paesi tra ONG, servizi, istituzioni pubbliche e private, con migliaia di persone rese finalmente consapevoli del proprio stato di salute.

La LILA aderisce a questa grande iniziativa e la promuove con questi obiettivi:

  • Rendere consapevole il maggior numero possibile di persone del proprio stato sierologico
  • Sensibilizzare sull’importanza di diagnosi tempestive sia per la salute personale sia per la prevenzione perché le persone con HIV in trattamento efficace non trasmettono il virus.
  • Combattere il fenomeno delle diagnosi tardive e del sommerso.
  • Fare del momento del test anche un’importante occasione di prevenzione, informazione e contrasto allo stigma, fattore che inibisce l’accesso al test.
  • Spingere le istituzioni e i responsabili della salute pubblica a eliminare tutte le barriere che ostacolano l’accesso ai test, a partire dal divieto per i minorenni

Le nostre sedi e i nostri volontari saranno dunque in campo in dieci città italiane con ben ventotto appuntamenti, rafforzando per tutta la settimana della ETW l’offerta di test per HIV e HCV rapidi, anonimi e gratuiti. A tutti saranno offerti colloqui di counselling pre e post test. Le sedi di Milano, Como e Trento offriranno anche test rapidi per la sifilide.
Ecco tutti gli orari e gli indirizzi.

Dati e temi-chiave
Secondo Eurotest le persone che, nel continente, vivono con l’epatite C sono circa quattordici milioni, gran parte delle quali resta non diagnosticata per cui solo una minima parte delle persone con HCV riceve i trattamenti necessari. Le persone con HIV sono stimate, invece, in circa 2,2 milioni, di cui almeno il 25% è inconsapevole del proprio stato sierologico.

Conoscere per tempo il proprio stato e accedere rapidamente alle terapie in caso di esito positivo permetterebbero, invece, di salvaguardare al meglio la propria salute e di ridurre drasticamente le possibilità di trasmettere queste infezioni ad altre persone. Nel caso dell’epatite C esistono, da alcuni anni, farmaci in grado di guarire completamente dal virus che, se non curato, può portare a gravi patologie come la cirrosi epatica o il cancro al fegato. Per quanto riguarda l’HIV è importante accedere alle terapie Antiretrovirali (ART) prima possibile. Questi trattamenti pur non “guarendo” permettono però, se assunti sempre e correttamente, di sopprimere la carica virale presente nel sangue. Tale condizione rende il virus non trasmissibile, con vantaggi enormi per la salute delle persone con HIV, per la loro vita affettiva e sessuale e per la prevenzione generale perché interrompe la catena delle infezioni.
Al contrario, chi non conosce il proprio stato sierologico, rischia di logorare per anni il proprio sistema immunitario e di trasmettere, inconsapevolmente, il virus ad altre persone. Secondo UNAIDS e OMS la non consapevolezza del proprio stato è oggi all’origine di gran parte delle nuove infezioni.

In Italia, in linea con la media europea, si stima che le persone che non conoscono il proprio stato sierologico siano circa una su quattro mentre quasi il 60% delle nuove diagnosi riguarda persone che presentano già una forte compromissione del sistema immunitario trovandosi già in fase di AIDS o prossime a questa condizione.

La LILA denuncia da sempre il persistere, nel nostro paese, di troppe barriere nell’accesso al test, fattore che può ritardare la diagnosi di anni: mancanza di anonimato, richiesta di impegnative o documenti, richiesta di ticket, mancanza di counselling, orari poco accessibili, accesso vietato ai minorenni senza il consenso dei genitori, ostacolo, questo, dannosissimo per i più giovani e da eliminare con urgenza.

La fruizione del test va, invece, agevolata e incentivata in tutte le sue modalità, anche in contesti non sanitari, prevedendo la collaborazione di community e associazioni, più in grado di raggiungere le popolazioni vulnerabili, meno propense a recarsi in luoghi istituzionali. La LILA, attraverso le sue sedi, fa da tempo la sua parte offrendo per tutto l’anno, anche in orari serali, test HIV e HCV rapidi, anonimi e gratuiti con counselling pre e post test, in situazioni “friendly”, non giudicanti, vicini al target.

L’implementazione del “test community-based”, il modello adottato, per l’appunto, dalla LILA, è raccomandato da tutte le agenzie internazionali e previsto anche dal Piano Nazionale Aids del 2017, che rimane però largamente inapplicato. Dalle istituzioni, salvo rare eccezioni, non arriva, infatti, alcun supporto a questa fondamentale attività di tutela della salute pubblica e così tutti i costi restano a carico delle associazioni. UNAIDS sottolinea, invece, da tempo, l'importanza di sostenere l'attività di community e associazioni nella risposta all'HIV, tanto che ha deciso di celebrarne il ruolo cruciale dedicando loro la prossima giornata mondiale per la lotta all'AIDS (WAD 2019). "Community make the difference" è lo slogan scelto per il prossimo primo dicembre: le Community fanno la differenza e, per questo, sostiene UNAIDS, ne vanno sostenute le attività con risorse adeguate.

E’ fondamentale, infine, una più forte e incisiva azione contro lo stigma sociale che grava ancora sulle persone con HIV: troppo spesso la paura di avere contratto il virus, di essere giudicati/e o emarginati/e scoraggia le persone dal fare il test.

 

Solidarietà della LILA agli ospiti HIV della casa alloggio di Bitonto: Basta discriminazioni, basta istituzioni inermi.

Solidarietà della LILA agli ospiti HIV della casa alloggio di Bitonto:
Basta discriminazioni, basta istituzioni inermi.

I vestiti usati dei migranti che trasmettono l’HIV, il caso di un uomo HIV positivo arrestato per ordine della Procura di Bari su presupposti illegittimi, la professoressa di biologia che sostiene che l’AIDS si trasmetta con rapporti omossessuali e ora, anche gli ospiti di una casa alloggio pugliese per persone con HIV respinti da uno stabilimento balneare: in quest’ultimo anno è davvero successo di tutto sul fronte delle discriminazioni nei confronti delle persone con HIV. È il segno di un preoccupante peggioramento del clima culturale complessivo, frutto, certamente, anche della generale mancanza di conoscenze scientificamente corrette. Le responsabilità di questa involuzione sono da ricercare a tanti livelli, in primis nella colpevole latitanza delle istituzioni

La LILA esprime piena solidarietà alla casa alloggio “Raggio di Sole” di Bitonto e ai suoi ospiti. Il riemergere di una cultura dello stigma, degna degli anni ’80, è e resta, oggi come allora, assolutamente immotivata da un punto di vista scientifico, oltreché in aperta violazione dei fondamentali diritti umani e della legge 135/90 che, all’articolo 5 comma 5, recita: “l'accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l'accesso o il mantenimento di posti di lavoro”.

Frequentare la stessa, spiaggia, gli stessi servizi igienici, gli stessi spazi di ristorazione, usare le stesse posate, gli stessi piatti, gli stessi bicchieri, non ha mai comportato nessun rischio di contagio, nemmeno quando di AIDS ancora si moriva. Da trent’anni, a spiegarlo alle persone sono però solo le associazioni. 

La situazione è ancora più paradossale oggi. Gli inquietanti episodi di questi mesi coincidono con la pubblicazione dello studio europeo PARTNER2 che ha confermato in via definitiva come le persone con HIV in terapia Antiretrovirale che raggiungano la soppressione virale non trasmettono il virus. In questa condizione clinica di non infettività si trovano, in Italia, circa il 95% delle persone con HIV che assumono tali terapie.

Eppure amministratori, istituzioni e politica, oltre a perseverare in una trentennale latitanza sul fronte della prevenzione, non fanno nulla per divulgare questa straordinaria evidenza scientifica. Conoscere il proprio stato sierologico e iniziare tempestivamente le terapie, permettono alle persone HIV+ una qualità della vita simile a quella della popolazione generale. Lo stato di soppressione virologica ha, inoltre, importanti effetti sulla prevenzione perché interrompe la possibilità di trasmissione del virus, anche laddove non si utilizzi il condom. È dunque fondamentale che le persone conoscano questa evidenza scientifica e si sentano incoraggiate a fare il test e a curarsi.

Episodi come quello appena accaduto in Puglia, al contrario, servono solo ad alimentare lo stigma verso le persone con HIV, con gravi contraccolpi, non solo sul piano dei diritti ma anche della salute pubblica. Finché le persone continueranno a temere di essere marchiate come “untori/untrici” o “appestati/e” eviteranno di fare il test e di curarsi. Gran parte delle nuove diagnosi è da ascrivere, oggi, alla trasmissione da parte di persone che non erano consapevoli del proprio stato. Senza un deciso contrasto allo stigma e ai pregiudizi e alle errate percezioni del rischio, la battaglia contro l’HIV sarà persa sia sul piano della salute pubblica che dei diritti.

Oltre al rifiuto di prestazioni mediche, alla richiesta illegale di test sui luoghi di lavoro, alla mancata erogazione di assicurazioni e mutui, alle limitazioni sui viaggi, ora dobbiamo attenderci discriminazioni anche per le persone con HIV che vanno in spiaggia? Servono subito segnali e decisioni concrete. Ci chiediamo, ad esempio, se le autorità locali si siano o meno attivate per sanzionare lo stabilimento balneare che ha rifiutato di prestare i propri servizi a questi ospiti, se la Ministra della Salute Grillo abbia intenzione o meno di pronunciarsi sull’accaduto, se la comunità scientifica non possa far sentire forte e chiara la propria voce sul principio U=U, Undetectable= Untrasmittable, ossia se l’HIV non è rilevabile non è trasmissibile. La violazione sistematica dei diritti delle persone con HIV non può più essere tollerata, le evidenze scientifiche non possono più essere sottaciute.

Elezioni europee del 26 maggio 2019 - Ecco i candidati e le candidate al Parlamento europeo che aderiscono all’appello “Per un'Europa della Salute"

Elezioni europee del 26 maggio 2019
Ecco i candidati e le candidate che aderiscono all’appello
“Per un'Europa della Salute", promosso da 47 ONG, tra cui la LILA.

#EUR4health

L’HIV e le epatiti virali restano per l’Europa una grande sfida di salute pubblica. Le nuove diagnosi da HIV sono state, nel nostro continente, oltre 160mila nel solo 2017. Ancor più sottovalutata è l’epatite C che colpisce almeno quattordici milioni di cittadini europei e le cui conseguenze provocano ogni anno oltre 112mila morti, nonostante esistano farmaci in grado di guarirla completamente.

Per questo 47 organizzazioni della società civile europea, tra cui la LILA, in vista del voto del prossimo 26 maggio, hanno lanciato un appello al futuro Parlamento europeo e ai futuri parlamentari affinché l’UE, con gli altri paesi dell’area, assuma un ruolo determinante nella riposta a queste epidemie.

La priorità è debellarle entro il 2030, come indicato dagli obiettivi ONU per uno sviluppo sostenibile.

Questi i nomi dei candidati e delle candidate che stanno aderendo.
(cliccando sui link si accede alle loro dichiarazioni)

  • Eliana Baldo - Europa Verde (Circ.ne IV - Italia Meridionale)
  • Pietro Bartolo - Partito Democratico (Circ.ne III - Italia Centrale e Circ.ne V - Italia Insulare)
  • Roberto Battiston - Partito Democratico (Circ.ne II - Italia Nord-Orientale)
  • Emma Bonino - +Europa (Circ.ne III -Italia Centrale)
  • Antonio Caputo - Europa Verde (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Fabio Massimo Castaldo - Movimento 5 Stelle (Circ.ne III - Italia Centrale)
  • Stefano Ciccone - La Sinistra (Circ.ne III - Italia Centrale)
  • Eleonora Forenza - La Sinistra (Circ.ne IV - Italia Meridionale)
  • Nicola Fratoianni - La Sinistra (Circ.ne III - Italia Centrale)
  • Matteo Iannitti - La Sinistra (Circ.ne V - Italia Insulare)
  • Pino Lacicerchia - Europa Verde (Circ.ne IV - Italia Meridionale)
  • Camilla Laureti - Partito Democratico (Circ.ne III - Italia Centrale)
  • Silvja Manzi - +EUROPA (tutte le circoscrizioni)
  • Francesco Mingiardi - +EUROPA (Circ.ne III - Italia Centrale)
  • Silvia Parodi - Europa Verde (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Giuliano Pisapia - Partito Democrativo (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Paola Testori - +EUROPA (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Patrizia Toia - Partito Democratico (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Daniele Viotti - Partito Democratico (Circ.ne I - Italia Nord-Occidentale)
  • Silvia Zamboni - Europa Verde (Circ.ne II - Italia Orientale)

Per aggiornamenti sulle adesioni e per i contenuti dell’appello visita questo link.

Per gli aggiornamenti su Facebook, visita questo link.

A primavera fiorisce l’offerta di test: dal 17 al 24 maggio torna la Spring European Testing week per HIV ed epatiti.

A primavera fiorisce l’offerta di test: dal 17 al 24 maggio torna la Spring European Testing week per HIV ed epatiti.
L’impegno della Lila.

Torna in tutta Europa la settimana dei test per HIV ed epatiti virali che nel 2018 ha visto l’adesione di oltre 700 organizzazioni, tra servizi pubblici, privati e ONG in ben 53 diversi paesi. Anche per questa grande mobilitazione di primavera gli obiettivi sono gli stessi: contrastare il sommerso, far conoscere i vantaggi di una diagnosi precoce, sensibilizzare i governi a compiere il massimo sforzo per implementare e rendere accessibili i servizi di testing. Conoscere il proprio stato sierologico, sapere se si è contratto l’HIV o le epatiti B e C, patologie che, spesso, si presentano in associazione, è fondamentale per accedere tempestivamente ai trattamenti in grado di preservare la salute dei singoli e della collettività.
“Test, Treat, Prevent”, ossia “testare, trattare, prevenire” è lo slogan dell’iniziativa promossa da “EUROTEST” già "HIV in Europe”. La Testing Week Europea giunge quest’anno alla sua settima edizione e, per la seconda volta, si svolge, oltre che a novembre, anche in primavera. Sin dall’inizio la TWE si è caratterizzata come una delle mobilitazioni internazionali più partecipate al mondo sui temi della salute, contribuendo a rendere consapevoli del proprio stato migliaia di persone e fornendo informazioni preziose sulla prevenzione. La LILA anche quest’anno aderisce all’iniziativa rafforzando in ben 8 sedi l’offerta di test rapidi per l’HIV e l’HCV.

Qui tutti gli orari e gli indirizzi.

Il fenomeno del sommerso è oggi, rispetto a queste patologie, uno dei principali problemi globali di salute pubblica. Tutte le agenzie internazionali stimano che nel mondo, Europa compresa, almeno una persona con HIV su quattro non sia consapevole di aver contratto il virus. L’Italia non fa eccezione. Non è un caso, infatti, che nel nostro paese, oltre la metà delle diagnosi avvenga con grave ritardo rispetto al momento in cui si è contratto il virus (late presenters), spesso, quando si è già in fase di AIDS conclamata e l’organismo, dunque, è già molto compromesso. Questo fenomeno produce conseguenze pesanti sul piano sociale e sanitario: accedere in ritardo alle Terapie Antiretrovirali (ART) ne compromette, infatti, l’efficacia e aumenta il rischio di trasmettere inconsapevolmente il virus ad altre persone.

Il discorso è analogo per le epatiti virali. Nella regione europea dell’OMS le persone con epatite B e C sono stimate, rispettivamente, in quindici e quattordici milioni, la grande maggioranza non diagnosticate e, dunque, senza una cura. Tra loro, solo il 3,5% riceve i trattamenti necessari, nonostante esistano cure innovative che possono portare a una completa guarigione.

Non esistono invece terapie in grado di “guarire” l’HIV ma chi accede tempestivamente alle terapie Antiretrovirali, può mantenere uno stato di salute e un’attesa di vita molto simile a quelle della popolazione generale. Inoltre, come ormai confermato da molti studi internazionali (l’ultimo il PARTNER2), i trattamenti antiretrovirali permettono di abbassare la presenza di virus nel sangue a livelli tali da renderlo non più rilevabile. Le persone con HIV che raggiungono e mantengono questo stato clinico non trasmettono il virus (U=U ). E’ il principio della TasP, “Treatment as Prevention”: il trattamento ART, quando permette la soppressione della carica virale, diviene, cioè, anche un fattore importantissimo di prevenzione generale perché interrompe la catena dell’infezione. Nel nostro paese la quasi totalità delle persone con HIV in cura presso i centri d’infettivologia è in soppressione virologica, dunque, non infettiva. I maggiori rischi di trasmissione giungono, invece, da quella fascia di popolazione che non sa di avere l’HIV.
Per questo tutte le agenzie internazionali, a partire da UNAIDS e OMS, raccomandano di facilitare e diversificare l’offerta di test eliminando tutte le barriere che ne ostacolano l’accesso: mancanza di anonimato, richiesta di documenti, impegnative, certificati, ticket. Agli Stati Membri si raccomanda anche di favorire il test in contesti non sanitari come le associazioni e le community, in grado di essere più vicine al target. E’ quello che fa la LILA offrendo da diversi anni nelle proprie sedi test rapidi per l’HIV anonimi e gratuiti, secondo il modello “community-based” che prevede l’offerta di colloqui di informazione, supporto e counselling. In caso di esito reattivo, le persone sono inoltre supportate nell’accesso ai servizi per il test di conferma e per l’avvio ai trattamenti.

Tra l’1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 le nove sedi LILA con servizi strutturati di Testing hanno offerto quasi duemila test rapidi, anonimi e gratuiti. L’incremento, rispetto all’anno precedente è stato del 20%, segno di come questo tipo di offerta stia conquistando un favore sempre crescente da parte del target. Alta, oltre il 42% la percentuale di “first test”, ossia di persone che effettuavano il test per la prima volta e che, probabilmente, non si sarebbero rivolte a strutture tradizionali.

Il test è eseguito da personale formato e consiste nel prelevare con un tampone un piccolo campione di saliva o, tramite un pungi-dito, un piccolo campione di sangue.

La LILA denuncia da tempo l’inadeguatezza dei servizi pubblici di testing sollecitando le disposizioni innovative contenute nel Piano Nazionale Aids approvato ormai oltre un anno e mezzo fa. Il PNAIDS resta però, tuttora, largamente inapplicato da gran parte delle regioni mentre nessuna risorsa aggiuntiva è stata mai stanziata dal ministero della Salute per favorirne l’attuazione.

A Europe for Health - Per un'Europa della salute

A Europe for Health - Per un'Europa della salute
#EUR4health

47 organizzazioni, tra cui la LILA, chiedono impegni concreti ai futuri membri del Parlamento europeo

Le infezioni virali non conoscono confini. In Europa l'epidemia di HIV è ancora molto attiva e il virus dell'epatite C sta dilagando, è tempo, perciò, che l'Unione Europea, con gli Stati membri e gli altri paesi dell’area, assumano un ruolo di primo piano nell'organizzare una risposta coordinata ed efficace in tutta l'area coinvolgendo le parti interessate: la società civile, i servizi di assistenza sanitaria e i responsabili politici.
Insieme alla piattaforma europea di Coalition PLUS e alle altre organizzazioni firmatarie, la LILA chiede ai futuri membri del Parlamento europeo di costruire un'Europa della salute, senza AIDS né epatite entro il 2030.

La situazione europea in relazione alle principali epidemie rimane molto preoccupante: nel 2017 le persone a cui è stato diagnosticato l’HIV sono state 160.000 e tra queste il 53% era in stadio avanzato di infezione. Per l’Europa centrale e orientale si tratta della pandemia più attiva. Questa parte dell'Europa registra l'80% di tutte le nuove infezioni da HIV del continente. Ancor più sottovalutata è l'epatite C il cui virus attacca le cellule del fegato uccidendo nella regione 112.500 persone ogni anno nonostante esista un trattamento efficace in grado di curarla in via definitiva.

In un appello all'impegno per un'Europa della salute, pubblicato in quattro lingue (francese, inglese, portoghese e rumeno) e firmato da 47 Organizzazioni Non Governative e della Società Civile chiediamo ai futuri membri del Parlamento europeo e a tutte le istituzioni dell'Unione di:

  • Aumentare gli aiuti Ue allo sviluppo attraverso un maggiore contributo al Fondo globale per combattere l'HIV, la tubercolosi e la malaria.
  • Istituire una tassa sulle transazioni finanziarie assegnandone gli introiti alla spesa sanitaria.
  • Attuare una politica migratoria rispettosa delle persone, comprese le appropriate necessità di assistenza sanitaria.
  • Rendere la politica UE sulle droghe rispettosa della salute e dei diritti dei consumatori.
  • Garantire una tariffazione trasparente ed equa dei farmaci in modo che tutti i cittadini europei possano accedere ai medicinali senza discriminazioni dovute alla scarsa disponibilità economica propria o del loro sistema sanitario nazionale.

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Minorenni e HIV/IST.

La Lila: “Bene l’annuncio della Ministra Grillo. Ora subito le norme per consentire i test senza l’autorizzazione dei genitori. Salviamo la salute dei ragazzi e delle ragazze!”

Dalla Ministra della Salute Giulia Grillo giungono aperture importanti alla possibilità per i minorenni di eseguire i test per l’HIV e per altre IST (Infezioni sessualmente trasmissibili) senza il consenso dei genitori o del tutore legale. In una nota diffusa nei giorni scorsi, Grillo ha, infatti, annunciato, l’intenzione di varare un provvedimento normativo volto a rimuovere una tra le barriere più intollerabili e pericolose per quanto riguarda la diagnosi precoce dell’infezione, avendo ricevuto in merito anche il parere positivo della Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, Filomena Grillo

“L’impegno del Ministro e il parere positivo della Garante sono due ottime notizie – commenta Massimo Oldrini, Presidente Nazionale della LILA- ora speriamo che la politica faccia davvero il suo dovere varando le norme necessarie. Questo assurdo ostacolo deve essere subito rimosso come raccomandano anche tutte le agenzie internazionali dall’OMS a UNAIDS”.

La Lila ricorda come un accesso tempestivo alle terapie Antiretrovirali (ART) sia fondamentale per tutelare al meglio la salute delle persone con HIV ma anche per evitare che il virus possa essere trasmesso, inconsapevolmente ad altri o altre partner. Le persone che seguono correttamente le terapie ART possono raggiungere, infatti, un livello di carica virale nel sangue talmente basso da non essere rilevabile. Questo stato clinico, oltre a permettere un livello di salute simile a quello della popolazione generale, rende le persone con HIV non infettive, con ricadute straordinarie sul piano della prevenzione. Per questo è così importante promuovere e diffondere l’accesso al test eliminando tutte le barriere che ne ostacolano il ricorso. L’impossibilità per i minori di ricorrere all’esame diagnostico senza autorizzazione dei genitori o di un giudice tutelare costituisce, invece, un enorme macigno sulla strada della prevenzione e un grave vulnus per il diritto alla salute dei più giovani.

“Si tratta di un ostacolo assurdo e anacronistico –ha detto ancora Massimo Oldrini- nonostante autorevoli ricerche evidenzino come l’età dell’esordio sessuale si vada abbassando e si attesti, ormai, intorno ai quindici anni”.

I dati parlano chiaro: ad oggi in Italia la maggiore incidenza dei casi di HIV e di altre IST (Infezioni sessualmente Trasmissibili) si registra nelle fasce giovanili in particolare tra le persone di 25-29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni) mentre oltre la metà di tutte le nuove diagnosi annue avviene con grave ritardo (diagnosi tardive): ci si accorge cioè di aver contratto il virus solo perché si comincia a stare male, quando si è già in fase di AIDS conclamata o prossimi a questa condizione.

"Per questo -avverte ancora Massimo Oldrini- impedire o ostacolare l’accesso ai test per HIV e IST ai più giovani mette a rischio la loro salute e provoca conseguenze gravissime in termini di contenimento dell’infezione da HIV”. Dal Presidente della LILA anche un richiamo alla urgente necessità di concrete azioni preventive: “Ciò che serve –ha spiegato- è facilitare e promuovere l’accesso dei giovani a tutti gli esami relativi alla salute sessuale ma anche l’inclusione nei curricola scolastici di percorsi dedicati all’educazione sessuale e affettiva.