Comunicati Stampa 2019

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freccia Hiv e media. Breve guida per gli operatori dell'informazione

A primavera fiorisce l’offerta di test: dal 17 al 24 maggio torna la Spring European Testing week per HIV ed epatiti.

A primavera fiorisce l’offerta di test: dal 17 al 24 maggio torna la Spring European Testing week per HIV ed epatiti.
L’impegno della Lila.

Torna in tutta Europa la settimana dei test per HIV ed epatiti virali che nel 2018 ha visto l’adesione di oltre 700 organizzazioni, tra servizi pubblici, privati e ONG in ben 53 diversi paesi. Anche per questa grande mobilitazione di primavera gli obiettivi sono gli stessi: contrastare il sommerso, far conoscere i vantaggi di una diagnosi precoce, sensibilizzare i governi a compiere il massimo sforzo per implementare e rendere accessibili i servizi di testing. Conoscere il proprio stato sierologico, sapere se si è contratto l’HIV o le epatiti B e C, patologie che, spesso, si presentano in associazione, è fondamentale per accedere tempestivamente ai trattamenti in grado di preservare la salute dei singoli e della collettività.
“Test, Treat, Prevent”, ossia “testare, trattare, prevenire” è lo slogan dell’iniziativa promossa da “EUROTEST” già "HIV in Europe”. La Testing Week Europea giunge quest’anno alla sua settima edizione e, per la seconda volta, si svolge, oltre che a novembre, anche in primavera. Sin dall’inizio la TWE si è caratterizzata come una delle mobilitazioni internazionali più partecipate al mondo sui temi della salute, contribuendo a rendere consapevoli del proprio stato migliaia di persone e fornendo informazioni preziose sulla prevenzione. La LILA anche quest’anno aderisce all’iniziativa rafforzando in ben 8 sedi l’offerta di test rapidi per l’HIV e l’HCV.

Qui tutti gli orari e gli indirizzi.

Il fenomeno del sommerso è oggi, rispetto a queste patologie, uno dei principali problemi globali di salute pubblica. Tutte le agenzie internazionali stimano che nel mondo, Europa compresa, almeno una persona con HIV su quattro non sia consapevole di aver contratto il virus. L’Italia non fa eccezione. Non è un caso, infatti, che nel nostro paese, oltre la metà delle diagnosi avvenga con grave ritardo rispetto al momento in cui si è contratto il virus (late presenters), spesso, quando si è già in fase di AIDS conclamata e l’organismo, dunque, è già molto compromesso. Questo fenomeno produce conseguenze pesanti sul piano sociale e sanitario: accedere in ritardo alle Terapie Antiretrovirali (ART) ne compromette, infatti, l’efficacia e aumenta il rischio di trasmettere inconsapevolmente il virus ad altre persone.

Il discorso è analogo per le epatiti virali. Nella regione europea dell’OMS le persone con epatite B e C sono stimate, rispettivamente, in quindici e quattordici milioni, la grande maggioranza non diagnosticate e, dunque, senza una cura. Tra loro, solo il 3,5% riceve i trattamenti necessari, nonostante esistano cure innovative che possono portare a una completa guarigione.

Non esistono invece terapie in grado di “guarire” l’HIV ma chi accede tempestivamente alle terapie Antiretrovirali, può mantenere uno stato di salute e un’attesa di vita molto simile a quelle della popolazione generale. Inoltre, come ormai confermato da molti studi internazionali (l’ultimo il PARTNER2), i trattamenti antiretrovirali permettono di abbassare la presenza di virus nel sangue a livelli tali da renderlo non più rilevabile. Le persone con HIV che raggiungono e mantengono questo stato clinico non trasmettono il virus (U=U ). E’ il principio della TasP, “Treatment as Prevention”: il trattamento ART, quando permette la soppressione della carica virale, diviene, cioè, anche un fattore importantissimo di prevenzione generale perché interrompe la catena dell’infezione. Nel nostro paese la quasi totalità delle persone con HIV in cura presso i centri d’infettivologia è in soppressione virologica, dunque, non infettiva. I maggiori rischi di trasmissione giungono, invece, da quella fascia di popolazione che non sa di avere l’HIV.
Per questo tutte le agenzie internazionali, a partire da UNAIDS e OMS, raccomandano di facilitare e diversificare l’offerta di test eliminando tutte le barriere che ne ostacolano l’accesso: mancanza di anonimato, richiesta di documenti, impegnative, certificati, ticket. Agli Stati Membri si raccomanda anche di favorire il test in contesti non sanitari come le associazioni e le community, in grado di essere più vicine al target. E’ quello che fa la LILA offrendo da diversi anni nelle proprie sedi test rapidi per l’HIV anonimi e gratuiti, secondo il modello “community-based” che prevede l’offerta di colloqui di informazione, supporto e counselling. In caso di esito reattivo, le persone sono inoltre supportate nell’accesso ai servizi per il test di conferma e per l’avvio ai trattamenti.

Tra l’1 ottobre 2017 e il 30 settembre 2018 le nove sedi LILA con servizi strutturati di Testing hanno offerto quasi duemila test rapidi, anonimi e gratuiti. L’incremento, rispetto all’anno precedente è stato del 20%, segno di come questo tipo di offerta stia conquistando un favore sempre crescente da parte del target. Alta, oltre il 42% la percentuale di “first test”, ossia di persone che effettuavano il test per la prima volta e che, probabilmente, non si sarebbero rivolte a strutture tradizionali.

Il test è eseguito da personale formato e consiste nel prelevare con un tampone un piccolo campione di saliva o, tramite un pungi-dito, un piccolo campione di sangue.

La LILA denuncia da tempo l’inadeguatezza dei servizi pubblici di testing sollecitando le disposizioni innovative contenute nel Piano Nazionale Aids approvato ormai oltre un anno e mezzo fa. Il PNAIDS resta però, tuttora, largamente inapplicato da gran parte delle regioni mentre nessuna risorsa aggiuntiva è stata mai stanziata dal ministero della Salute per favorirne l’attuazione.

A Europe for Health - Per un'Europa della salute

A Europe for Health - Per un'Europa della salute
#EUR4health

47 organizzazioni, tra cui la LILA, chiedono impegni concreti ai futuri membri del Parlamento europeo

Le infezioni virali non conoscono confini. In Europa l'epidemia di HIV è ancora molto attiva e il virus dell'epatite C sta dilagando, è tempo, perciò, che l'Unione Europea, con gli Stati membri e gli altri paesi dell’area, assumano un ruolo di primo piano nell'organizzare una risposta coordinata ed efficace in tutta l'area coinvolgendo le parti interessate: la società civile, i servizi di assistenza sanitaria e i responsabili politici.
Insieme alla piattaforma europea di Coalition PLUS e alle altre organizzazioni firmatarie, la LILA chiede ai futuri membri del Parlamento europeo di costruire un'Europa della salute, senza AIDS né epatite entro il 2030.

La situazione europea in relazione alle principali epidemie rimane molto preoccupante: nel 2017 le persone a cui è stato diagnosticato l’HIV sono state 160.000 e tra queste il 53% era in stadio avanzato di infezione. Per l’Europa centrale e orientale si tratta della pandemia più attiva. Questa parte dell'Europa registra l'80% di tutte le nuove infezioni da HIV del continente. Ancor più sottovalutata è l'epatite C il cui virus attacca le cellule del fegato uccidendo nella regione 112.500 persone ogni anno nonostante esista un trattamento efficace in grado di curarla in via definitiva.

In un appello all'impegno per un'Europa della salute, pubblicato in quattro lingue (francese, inglese, portoghese e rumeno) e firmato da 47 Organizzazioni Non Governative e della Società Civile chiediamo ai futuri membri del Parlamento europeo e a tutte le istituzioni dell'Unione di:

  • Aumentare gli aiuti Ue allo sviluppo attraverso un maggiore contributo al Fondo globale per combattere l'HIV, la tubercolosi e la malaria.
  • Istituire una tassa sulle transazioni finanziarie assegnandone gli introiti alla spesa sanitaria.
  • Attuare una politica migratoria rispettosa delle persone, comprese le appropriate necessità di assistenza sanitaria.
  • Rendere la politica UE sulle droghe rispettosa della salute e dei diritti dei consumatori.
  • Garantire una tariffazione trasparente ed equa dei farmaci in modo che tutti i cittadini europei possano accedere ai medicinali senza discriminazioni dovute alla scarsa disponibilità economica propria o del loro sistema sanitario nazionale.

Per saperne di più, visitare questo link.

Minorenni e HIV/IST.

La Lila: “Bene l’annuncio della Ministra Grillo. Ora subito le norme per consentire i test senza l’autorizzazione dei genitori. Salviamo la salute dei ragazzi e delle ragazze!”

Dalla Ministra della Salute Giulia Grillo giungono aperture importanti alla possibilità per i minorenni di eseguire i test per l’HIV e per altre IST (Infezioni sessualmente trasmissibili) senza il consenso dei genitori o del tutore legale. In una nota diffusa nei giorni scorsi, Grillo ha, infatti, annunciato, l’intenzione di varare un provvedimento normativo volto a rimuovere una tra le barriere più intollerabili e pericolose per quanto riguarda la diagnosi precoce dell’infezione, avendo ricevuto in merito anche il parere positivo della Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, Filomena Grillo

“L’impegno del Ministro e il parere positivo della Garante sono due ottime notizie – commenta Massimo Oldrini, Presidente Nazionale della LILA- ora speriamo che la politica faccia davvero il suo dovere varando le norme necessarie. Questo assurdo ostacolo deve essere subito rimosso come raccomandano anche tutte le agenzie internazionali dall’OMS a UNAIDS”.

La Lila ricorda come un accesso tempestivo alle terapie Antiretrovirali (ART) sia fondamentale per tutelare al meglio la salute delle persone con HIV ma anche per evitare che il virus possa essere trasmesso, inconsapevolmente ad altri o altre partner. Le persone che seguono correttamente le terapie ART possono raggiungere, infatti, un livello di carica virale nel sangue talmente basso da non essere rilevabile. Questo stato clinico, oltre a permettere un livello di salute simile a quello della popolazione generale, rende le persone con HIV non infettive, con ricadute straordinarie sul piano della prevenzione. Per questo è così importante promuovere e diffondere l’accesso al test eliminando tutte le barriere che ne ostacolano il ricorso. L’impossibilità per i minori di ricorrere all’esame diagnostico senza autorizzazione dei genitori o di un giudice tutelare costituisce, invece, un enorme macigno sulla strada della prevenzione e un grave vulnus per il diritto alla salute dei più giovani.

“Si tratta di un ostacolo assurdo e anacronistico –ha detto ancora Massimo Oldrini- nonostante autorevoli ricerche evidenzino come l’età dell’esordio sessuale si vada abbassando e si attesti, ormai, intorno ai quindici anni”.

I dati parlano chiaro: ad oggi in Italia la maggiore incidenza dei casi di HIV e di altre IST (Infezioni sessualmente Trasmissibili) si registra nelle fasce giovanili in particolare tra le persone di 25-29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni) mentre oltre la metà di tutte le nuove diagnosi annue avviene con grave ritardo (diagnosi tardive): ci si accorge cioè di aver contratto il virus solo perché si comincia a stare male, quando si è già in fase di AIDS conclamata o prossimi a questa condizione.

"Per questo -avverte ancora Massimo Oldrini- impedire o ostacolare l’accesso ai test per HIV e IST ai più giovani mette a rischio la loro salute e provoca conseguenze gravissime in termini di contenimento dell’infezione da HIV”. Dal Presidente della LILA anche un richiamo alla urgente necessità di concrete azioni preventive: “Ciò che serve –ha spiegato- è facilitare e promuovere l’accesso dei giovani a tutti gli esami relativi alla salute sessuale ma anche l’inclusione nei curricola scolastici di percorsi dedicati all’educazione sessuale e affettiva.