prevenzione
Search Keyword:
Total: 241 results found.
Tag: prevenzione
Article
Invecchiamento e HIV: la nuova sfida
(apertura)

Grazie alle terapie Antiretrovirali, c’è un’intera generazione di persone con HIV che sta raggiungendo aspettative di vita non immaginabili fino a pochi anni fa e che, in termini di longevità e qualità della vita, si va sempre più avvicinando ai parametri della popolazione generale. Per tante persone che vivono con l’infezione da HIV si tratta di ripensare al proprio futuro, di fare i conti con una fase dell’esistenza, quella dell’invecchiamento, in cui non ci si era mai proiettati; Anche per la medicina, e in particolare per l’infettivologia, si aprono nuove sfide nella gestione dell’“aging in HIV” che, com’è noto da tempo, può presentare particolari criticità. Occorrono, per questo, un approccio più interdisciplinare ed una più stretta collaborazione con la geriatria, con particolare attenzione alla salute sociale e al benessere psicologico delle persone.

Read more

Geriatria e HIV: intervista a Giovanni Guaraldi
(aspetti sociosanitari)

Il Professor Giovanni Guaraldi , infettivologo della Clinica metabolica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è stato tra i promotori e animatori del "1st geriatric HIV Medicine Summit" ed è tra i maggiori studiosi dei fenomeni dell’invecchiamento in HIV.

Professore, perché questo convegno? Quali obiettivi ha tracciato?

Il "1st Geriatric HIV Medicine Summit" è stato, un’alba un inizio. L’intento è affrontare una nuova branca della medicina, quella di una medicina geriatrica che si possa occupare delle persone con HIV che invecchiano. Non si tratta di un fatto ovvio visto che, come hanno detto tante persone con HIV durante questo convegno, si sta aprendo uno scenario nuovo: ci sono persone che al momento della diagnosi non si sarebbero mai aspettate di entrare nell’età geriatrica, persone cui erano stati diagnosticati sei mesi di vita, poi cinque anni, poi dieci... e che invece hanno poi conquistato nuove prospettive, compresa quella di poter invecchiare. Dal punto di vista clinico la complessità dell’aging, che disegna traiettorie diverse per ciascuno di noi, diventa ancora più complessa nel paziente che vive con HIV in quanto introduce meccanismi biologici, comportamentali, di stili di vita che rendono questa traiettoria ancora più imprevedibile.

Quando e come comincia ad invecchiare una persona con HIV? Cosa ci dicono in proposito la ricerca e la medicina?

L’età anagrafica non è sufficiente a disegnare un profilo di salute e non lo è nemmeno il numero di anni trascorsi con l’infezione da HIV. In questo convegno, per la prima volta, abbiano voluto creare una “faculty “ tra infettivologi e geriatri per capire quali siano gli strumenti per leggere i vari diversi rischi cui è esposta la popolazione anziana con HIV e per stratificare dei sottogruppi delle varie vulnerabilità, perché diversi profili richiedono anche interventi, farmacologici e non, differenziati. Abbiamo così toccato vari aspetti metodologici di valutazione, clinici e di ricerca per capire cosa si possa prendere in prestito dalla medicina geriatrica così da poterla applicare alla popolazione con HIV. Si tratta di valutare nuovi obiettivi di trattamento sia stimolando le case farmaceutiche a nuovi trials clinici specificamente condotti sulla popolazione geriatrica con infezione da HIV, sia di pensare a modelli che vadano al di là della sola valutazione viro-immunologica.

Il tema dell’invecchiamento sembra suscitare molta ansia tra le persone con HIV. Grazie alle terapie si sono aperte nuove prospettive di vita, ma quale qualità della vita ci si può attendere?

E’ un tema che durante questo convegno è stato sollevato da molte testimonianze. Sento di poter rassicurare molto le persone con HIV. Ci sono state diverse, interessantissime relazioni durante il summit che hanno dimostrato come l’impatto dei disturbi neurocognitivi in HIV si sia molto ridotto in questi anni in cui lo abbiamo monitorato. E questo non solo perché abbiamo cambiato gli strumenti di valutazione ma, probabilmente, perché abbiamo una nuova generazione di pazienti che invecchia senza aver vissuto le condizioni drammatiche dell’era precedente le ART e anche perché abbiamo avuto successo nella riduzione del fenomeno dell’invecchiamento precoce. Abbiamo dimostrato come le traiettorie di fragilità stiano andando nella direzione giusta. Certo, intorno ai cinquanta anni si manifesta ancora un certo livello di fragilità ma per il 2030 si prevede una forte riduzione della vulnerabilità in questa fascia d’età. I progressi della medicina per l’HIV, l’accesso tempestivo alle terapie, l’evitare bassi livelli di Nadir CD4 e farmaci meno tossici di quelli del passato ci stanno portando a vedere una storia naturale d’invecchiamento più simile a quella della popolazione generale. Tutto questo rimane però legato anche alla variabilità individuale: ogni traiettoria personale va poi valutata dal punto di vista clinico.

Qual è il percorso da fare per migliorare le prospettive di un invecchiamento in salute?

Da questo punto di vista bisogna fare tanta educazione verso i centri clinici, verso i medici che devono saper raccogliere degli "outcome geriatrici" significativi e tanta educazione verso il paziente per prepararlo a diventare vecchio ma senza attribuire a questa condizione caratteristiche negative. Non si tratta necessariamente di strategie ad alto costo. Nel convegno abbiamo dimostrato come la descrizione dell’invecchiamento vada fatta in maniera positiva e non negativa: ciò che descrive la clinica del paziente è la capacità funzionale residua e quindi non il numero delle comorbidità attinenti allo stadio clinico; L’obiettivo di un invecchiamento in salute è valorizzare la capacità della persona con HIV di poter condurre una vita conforme ai propri desideri. E’ ora di smettere di parlare di “malattia” da HIV bisogna piuttosto parlare di “salute” della persona che vive con infezione da HIV. Questo ci sta insegnando la medicina geriatrica ed è quanto dobbiamo applicare anche nell’ambito dell’HIV. Si tratta di intraprendere una rivoluzione culturale, di cominciare a parlare in termini positivi, di cominciare a raccogliere i dati che ci parlino della capacità funzionale del paziente.

Nella sua relazione lei ha posto l’accento proprio sull’importanza dell’ascolto nel rapporto medico-paziente: saper comprendere, cioè, quello che la persona riferisce come problematico e non valutare solo ciò che è oggettivamente problematico. A cosa porta questo nuovo punto di vista?

Uno degli elementi che emerso è stata la necessità di integrare i PROs, Patient Reported outcomes (ndr: una sorta di questionari sullo stato di benessere generale riferito dal paziente senza mediazioni del medico) nell’ambito della valutazione clinica, quindi tutto ciò che deriva dall’esperienza. La medicina geriatrica, inoltre, più di altre branche, sta sperimentando nuove tecnologie che possono permettere l’ascolto del paziente attraverso vari registri comunicativi. Sono state riportate, ad esempio, esperienze di raccolta di informazioni anche attraverso APP installate sui nostri cellulari o tramite rilevatori dell’attività fisica come braccialetti o contapassi. Ecco, queste informazioni si possono integrare con quanto riferito dal paziente attraverso i questionari PROs e con la valutazione clinica, così da avere un approccio sempre più olistico e complessivo che ci aiuti a descrivere lo stato di salute di una persona e non solo lo stato di malattia. Se dovessi riassumere cosa può cambiare nella prospettiva della medicina geriatrica per l’HIV è il saper cominciare a descrivere l’invecchiamento come un fenomeno di salute e il saper raccogliere gli aspetti positivi della salute delle persone che vivono con HIV.

Fitness e cure integrate per le persone anziane
(aspetti sociosanitari)
Local resource /web/htdocs/www.lila.it/home// is not readable

 

La salute degli anziani/e va valutata, come si è detto, non solo dalla presenza, o meno, di malattie ma anche dalla capacità delle persone di interagire con l’ambiente circostante. Fondamentali per un invecchiamento in salute sono, dunque, le opportunità offerte dalle comunità e dai servizi pubblici, anche in termini di educazione alla salute della popolazione anziana.

Esempi importanti arrivano da una serie di studi e programmi d’intervento nel campo geriatrico che prevedono, tra l'altro, un vasto uso delle nuove tecnologie applicate alla salute (IoMT, Internet of Medical Things). Tra questi lo studio Sprintt condotto presso sedici centri clinici europei, tra i quali l’Università Cattolica di Roma e il progetto InCHIANTI, sostenuto dalla Sanità regionale Toscana. Oltre ad un alto valore sul piano della ricerca, entrambi i programmi mostrano il successo di modelli di prevenzione delle disabilità motorie geriatriche e dei deficit cardiovascolari basati su esami clinci periodici, sull’esercizio fisico, sul controllo dell’alimentazione e degli stili di vita, sull’uso delle nuove tecnologie. In particolare, dispositivi “indossabili” o trasportabili come contapassi, cardiofrequenzimetri, App, si sono mostrati in grado di rilevare dati fondamentali per la ricerca sui profili di salute e di migliorare l’aderenza ai programmi di invecchiamento in salute. Risultati interessanti sono arrivati anche dallo “Smart APP Study” condotto dal Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e dall’Ospedale San Raffaele su un gruppo di persone in ART. Il programma ha confermato  gli effetti benefici che l’attività fisica, sia aerobica sia di potenziamento muscolare, può avere sul benessere generale ma ha anche confermato come l’uso di nuovi strumenti tecnologici possa migliorare l’aderenza a stili di vita più sani. In sole dodici settimane, che prevedevano varie attività guidate, si sono osservati significativi miglioramenti dei parametri muscolari e cardiovascolari, una riduzione del colesterolo, una riduzione dei marcatori infiammatori, una riduzione della massa grassa, un miglioramento dell’umore. L’utilizzo di un’App specifica ha favorito, nel gruppo che l’ha utilizzata, la continuità dei programmi di allenamento, con risultati migliori rispetto a chi ha ricevuto un tradizionale programma cartaceo. Specificamente rivolto alla popolazione anziana con HIV è anche “My Smart Age with HIV”, attivato presso la Clinica Metabolica di Modena che prevede un modello d’assistenza multidisciplinare, arricchito di nuove professionalità e nuove tecnologie tramite smartphone o strumenti di tracciamento fitness. Prevista, in particolare, la figura dell’”Health Coach”, un operatore che cura l’empowerment della persona nel cambiamento dei propri stili di vita o il Data Manager, in grado di elaborare i dati raccolti attraverso i nuovi strumenti tecnologici.

Citiamo, infine, uno studio condotto dall'Università del Colorado,, presentato in occasione dell’ultima, recente sessione di CROI 2018. L’indagine era volta a valutare gli effetti dell’attività fisica su ventotto pazienti con HIV tra i cinquanta e i sessantacinque anni, posti a confronto con trentuno pari età HIV negativi. Tutte le persone arruolate avevano in origine uno stile di vita sedentario o poco attivo. L’avvio di programmi di attività fisica moderata ha mostrato un impatto positivo nel contrasto al deterioramento fisico in entrambi i gruppi. Il passaggio a un programma fisico più intenso ha, invece, dimostrato un migliore recupero delle funzioni fisiche nei pazienti HIV positivi rispetto al gruppo di controllo.

Parole e segni di prevenzione. Il progetto di LILA Piemonte per la prevenzione tra le persone sorde. Sosteniamo la raccolta fondi
(dalle sedi)

La Lila Piemonte  onlus, in collaborazione con la Fondazione Istituto dei Sordi di Torino Onlus, sta lavorando ad un progetto per la creazione di materiale informativo sull' HIV/AIDS, accessibile alla popolazione sorda, dal titolo "Parole e segni di prevenzione".

Read more

LILA Milano e LILA Nazionale premiano i giovani creativi e le giovani creative della NABA, la Nuova Accademia di Belle Arti
(dalle sedi)

Lo scorso 9 marzo, presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, si è svolta la proclamazione dei vincitori di un concorso, frutto della stretta collaborazione tra LILA, Fondazione LILA Milano e NABA.

Read more

#Dovevailtuo5X1000: In Zimbabwe, perchè non nascano più bimbi con Hiv
(dalle sedi)

Al Luisa Guidotti Hospital di Mutoko, vengono consegnati pacchi spesa mensili alle donne incinte che prenotano il parto già dal secondo mese di gravidanza, effettuano i controlli periodici e portano il partner a fare il test. Il risultato è che nessuno dei bambini nati nell'ospedale da allora ha il virus. Grazie al progetto “Suzy Costanzo” finanziato con il 5x1000 a Lila Catania. Che vorrebbe estendere l’attività a tutte le persone in trattamento antiretrovirale.

Read more

LILA Catania | Il diritto alla salute è senza frontiere
(dalle sedi)

Dalla stazione centrale alla chiesa della comunità nigeriana ai centri Sprar: si sono tenuti nelle zone della città più frequentare dagli immigrati gli incontri informativi e la distribuzione di condom e femidom previsti dal progetto finanziato dalla Chiesa Valdese, che ha permesso di contattare in un anno circa 1000 persone.

"Abbiamo fatto esperienze importanti di conoscenza delle comunità straniere che vivono nella nostra città": Maria Grazia Messina, volontaria di LILA Catania e coordinatrice del progetto "Solidarietà senza Frontiere", co-finanziato dall'ottopermille della Tavola Valdese, parla con entusiasmo delle attività svolte per facilitare l'accesso ai servizi di salute e prevenzione dei migranti che vivono nella città siciliana. "In un anno abbiamo tenuto 9 incontri di educazione sanitaria e sessuale all'interno degli Sprar – i centri di accoglienza per Richiedenti Asilo e Rifugiati - e due volte abbiamo persino parlato nella chiesa evangelica nigeriana - spiega Messina – che a Catania si trova in un garage". La volontaria di Lila Catania racconta come particolarmente coinvolgente l'incontro avvenuto dopo la lettura del vangelo domenicale, animata da canti e balli della comunità dell'Africa occidentale: "Insieme al medico della LILA abbiamo parlato di salute e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse a circa 40 persone e, alla fine, dopo una discussione stimolata dalle domande dei presenti, abbiamo distribuito preservativi e femidom".

Read more

Nuove strategie contro l'Hiv: fondamentale aggiornare la comunicazione. La LILA è già in campo.
(dalle sedi)

In questi ultimi anni si sono andate affermando nuove importanti strategie cliniche che, come dimostrato da un’ampia documentazione scientifica, permettono di potenziare fortemente le opportunità a nostra disposizione sul fronte della prevenzione e della cura dell’Hiv. Strumenti quali TasP (Treatment as prevention), PrEP e PEP (profilassi Pre e Post Esposizione) stanno evidenziando la possibilità di ridurre, a percentuali vicine allo zero, i rischi di contagio tra una persona con Hiv ed il proprio/ la propria partner. Non a caso, anche Unaids ha incentrato quest’anno la propria campagna di informazione sull’utilizzo di questi trattamenti invitando i paesi membri a sfruttarne al massimo le potenzialità se si vuole raggiungere l’obiettivo della sconfitta dell’Aids per il 2030.

In particolare la TasP, si configura come una risorsa cruciale per fermare la trasmissione del virus dell’Hiv: la terapia antiretrovirale infatti, azzerando la carica virale di Hiv nell’organismo, riduce drasticamente il rischio di trasmissione dell’infezione sia per via sessuale che ematica ed assume un alto valore di prevenzione.

Read more

LILA CAGLIARI racconta il suo primo dicembre
(dalle sedi)

LILA Cagliari racconta il suo Wad 2016, punto d’arrivo di impegni e progetti attivi per tutto l’anno. Testing week, Report Educaids dedicato ai giovani, LILA Walking sono le iniziative che hanno riscosso un’ampia partecipazione da parte dei cittadini e che hanno avuto ampio risalto sui media locali. A queste iniziative si è aggiunto un evento di respiro internazionale: presentata a Cagliari, per la prima volta in Italia, la serie americana “DIRTY30”, storie di persone con Hiv, in una versione cinematografica curata dal centro studi dell’associazione.

Read more

I NUMERI? POCO ATTENDIBILI l'editoriale di massimo oldrini
(editoriale)

 

Da tempo sollecitiamo le istituzioni italiane ad una maggiore attenzione sui numeri che vengono dati quando si parla di HIV, perché grande ci sembra la confusione e scarse le attenzioni poste a questo tema.

Ad esempio, dalle incongruenze che chiunque può verificare in materia di infezioni da HIV nelle persone che usano sostanze, dove nell’ultima Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze pubblicata sul sito del Dipartimento Antidroga si legge che nel 2014 sono state 2.852 le persone che sono risultate positive nei centri per la cura delle tossicodipendenze, peccato che nel rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità dello stesso anno si parli del 3,8% delle 3.700 diagnosi di HIV fatte in persone che usano sostanze, e quindi di circa 200 persone.

Così come non ci torna leggere nell’ultimo rapporto OSMED che i farmaci usati per la cura dell’HIV nell’ultimo anno hanno subito un decremento sia in termini di compresse che di costi globali, perché quello che si sente dai clinici in ambito scientifico è che il numero di persone che entrano in trattamento è in costante crescita anche in ragione dell’elevato numero di late presenter che ogni anno vengono diagnosticati.

Fino ad arrivare alla pubblicazione annuale dell’Istituto Superiore di Sanita redatta dal Centro Operativo AIDS che se da un lato tende a minimizzare la portata del problema parlando di situazione stabile, dall’altro più volte ribadisce la possibile sottostima della reale situazione.

E questa difficoltà ad avere un quadro chiaro della situazione dell’HIV nel nostro paese è evidente guardando i report delle agenzie internazionali. Nel report annuale dell’ECDC pubblicato a fine 2015 in molte parti si legge che i dati italiani o non sono disponibili o giudicati poco attendibili.

Così come non sono disponibili molti set di dati richiesti per la compilazione del “Global AIDS Response Progress Reporting 2016” di UNAIDS e nel questionario che l’ECDC ha inviato agli stati della regione europea rispetto al “Monitoring implementation of the Dublin Declaration 2016”.

E come si fa ad affrontare una cosa che non si conosce? Questo è il punto. Come si può davvero monitorare l’andamento dell’infezione in Italia se mancano dati importanti? A volte, visto le tante disattenzioni delle istituzioni italiane, dal Ministero della Salute alla Presidenza del Consiglio che ha la delega sulle droghe, dall’Istituto Superiore di Sanità che deve predisporre i rapporti su cui i decisori politici dovrebbero basare le proprie scelte, alle Regioni che concretamente erogano prestazioni e assistenza e che hanno l’obbligo della notifica di HIV e AIDS assegnatagli dal decreto del 2008, siamo portati a domandarci se tutto questo non sia un disegno per non affrontare un problema che tutti gli schieramenti e partiti politici hanno difficoltà a affrontare. Perché parlare di AIDS vuol dire parlare di sesso, di piacere e la nostra classe politica non è ancora pronta.

Il non avere il controllo dei numeri dell’infezione da HIV è la spia di allarme della scarsa attenzione che le istituzioni hanno verso questo tema. E non ci interessa trovare le responsabilità o un capro espiatorio, ci interessa invece trovare maggiore attenzione da tutte quelle istituzioni italiane coinvolte nel controllo dell’infezione che oggi quasi si rimpallano responsabilità.

Perché a nostro avviso molto ci sarebbe da riflettere sulla reale situazione. A partire da come si legge la storia dell’HIV nel nostro paese. Quando si parla degli anni bui dell’AIDS in Italia, dal 90 al 96, dove ogni anno erano circa 5.000 le diagnosi di AIDS (che però purtroppo corrispondevano nella quasi totalità a prime diagnosi), non dobbiamo scordarci che oggi, se siamo bravi a leggere il rapporto del COA, perché nel nostro paese esistono due registri diversi, HIV e AIDS, possiamo capire che ce ne sono circa 4.500 le persone che ogni anno vengono a conoscenza di aver contratto l’HIV, e che quindi oggi non viviamo certo in una situazione tranquillizzante e tanto diversa dai primi anni. Per fortuna ci sono le terapie e almeno sono crollate drasticamente le morti, anche se anche quelle non vengono più contate come un tempo e sono un altro dato mancante.

ICAR 2020: Il documento delle associazioni
(notizie)

Le Associazioni della Community aderenti a ICAR 2020, Arcigay Asa, Lila, Mario Mieli, Nadir, NPS, Plus, Anlaids desiderano richiamare l’attenzione sulla situazione che attualmente stanno vivendo le persone con Hiv a seguito della pandemia da SARS-Cov2 che ha acutizzato tutta una serie di problemi già esistenti.

Read more

Arriva il RiskRadar: per sapere tutto su HIV, IST TB, epatiti e comunicazione dei rischi ai/alle partner
(notizie)

Disponibile in versione web e App, è attivo dallo scorso agosto il nuovo “RiskRadar”, un' app dall’utilizzo facile e intuitivo su cui trovare tantissime notizie utili su HIV, epatiti, infezioni sessualmente trasmissibili, tubercolosi. L’iniziativa, di cui è partner LILA Milano, è frutto del progetto INTEGRATE che coinvolge quindici paesi europei, co-finanziato dal 3° Health Program della Commissione Europea.

Read more

Documento EACS-BHIVA sui rischi del Covid 19 per le persone che vivono con l’HIV (PLWHIV)
(notizie)
EACS (European AIDS Clinical Society) e BHIVA (British HIV Association) rendono note in questo documento, pubblicato lo scorso 30 aprile,  le prime osservazioni sui casi di pazienti affetti da HIV e COVID-19.  La premessa è che, finora, non ci sono evidenze su un più alto tasso di infezione da COVID-19 o di un diverso decorso della malattia nelle persone con HIV rispetto alla popolazione generale.

Read more

Ciò che le persone con HIV devono sapere su HIV e COVID-19: le raccomandazioni di UNAIDS
(notizie)

Di fronte alla Pandemia di COVID-19, UNAIDS non ha mancato di esprimere preoccupazione per l’impatto che l’infezione potrà avere sulle popolazioni e sulle persone più vulnerabili ed esposte a stigma e discriminazioni e, tra queste, anche le persone con HIV, soprattutto nei paesi con sistemi sanitari più deboli. Di qui, ancora una volta, l’appello ai paesi membri ad agire nel pieno rispetto dei diritti umani e coinvolgendo le comunità.

Read more

Lila Cagliari organizza webinar del progetto EducAids nella scuola
(notizie)

La prevenzione dell’HIV non si ferma neanche ai tempi del Covid-19: Lila Cagliari ha trasformato il progetto EducAids rivolto alle scuole in un’edizione online aperta a tutti gli istituti superiori. 

Read more

HIV e COVID-19: tutti gli aggiornamenti
(notizie)

Delle possibili correlazioni tra HIV e COVID-19, dopo le ONG, si stanno, via via, interessando tutte le principali agenzie internazionali e i servizi sanitari dei singoli paesi. Le indicazioni non sono molte al momento, visto che il Coronavirus denominato SARS-CoV-2, quello cioè che provoca la malattia COVID-19, è nuovo e, dunque, poco conosciuto. Mancano, per gli stessi motivi, una letteratura scientifica e degli studi in grado di descriverne l’evoluzione presso le comunità umane o presso specifici gruppi di popolazione. Tuttavia, delle indicazioni sono state elaborate ed è importante conoscerle.

Read more

ICAR 2018: le tre relazioni della LILA
(notizie)

Nel corso dei lavori di ICAR 2018 La LILA ha presentato tre relazioni. Di seguito ne riportiamo una breve sintesi.

Read more

HIV: il caso di Ancona e l’eterno ritorno (mediatico) degli “untori”.
(notizie)

La vicenda dell’uomo di Ancona che avrebbe consapevolmente trasmesso il virus alla compagna e ad altre decine di persone ripropone, ancora una volta, il tema del linguaggio e dei messaggi utilizzati da alcuni organi di stampa nella trattazione di storie che coinvolgono persone con HIV.

Read more

HIV, dirlo o non dirlo? Dentista, patente, viaggi: fai un check ai tuoi diritti
(notizie)

Le persone con HIV sono tra le più attente alla propria salute, quelle con la più assidua frequentazione di medici e strutture sanitarie (grazie anche al buon livello dei reparti d’infettivologia) e, spesso, le più informate su come prevenire altre patologie da quelle cardiovascolari a quelle osteo-muscolari, alle IST (infezioni sessualmente trasmissibili). Grazie alla TasP (Treatment as Prevention) sono inoltre, al momento, anche quelle meno a rischio di trasmettere l’infezione: infatti, una persona in cura, con carica virale stabilmente non rilevabile, non è infettiva e il livello di successo terapeutico tra le persone in trattamento, supera ormai in Italia l’80%.

Read more

Droghe, ripartiamo da 7 : le priorità del Cartello di Genova per le legislative del 4 marzo
(notizie)

Il tema droghe è tra i grandi assenti di questa campagna elettorale e nei programmi di partiti e movimenti non compare che in modo marginale. Per questo le associazioni e le organizzazioni che si riconoscono nel Cartello di Genova, lo scorso 16 febbraio, in una conferenza stampa svoltasi al Senato, hanno presentato una piattaforma in 7 punti da sottoporre a candidati/e alle prossime elezioni e alle rispettive formazioni politiche chiedendo un impegno pieno e concreto su questi temi.

Read more