Hiv e genitorialità

test gravidanzaDal concepimento alla maternità

L’avvento delle terapie antiretrovirali (nel 1996) ha determinato l’immediato crollo delle diagnosi di Aids e della mortalità, restituendo alle persone con Hiv un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale. L’infezione da Hiv, opportunamente trattata, è oggi considerata un’infezione cronica che lascia spazio a progetti di vita personali, lavorativi e familiari, compreso quello di diventare genitori.
Dal 2008, la ricerca scientifica ha inoltre dimostrato l'efficacia di queste terapie nel ridurre significativamente il rischio di trasmissione dell’Hiv anche attraverso i rapporti sessuali. Questo aspetto della terapia, purtroppo ancora poco conosciuto, offre quindi nuove opportunità alle persone con Hiv che desiderano diventare genitori.

Questa sezione del sito contiene informazioni utili e aggiornate per affrontare questa esperienza e si rivolge a uomini e donne con l’Hiv o con partner che hanno l’Hiv. Una coppia formata da una persona Hiv positiva e da una Hiv negativa viene definita coppia sierodiscordante.

Innanzitutto è necessario sapere che l’Hiv può essere trasmesso al bambino o alla bambina solo nel caso in cui sia la madre ad avere l’Hiv. Il termine scientifico che si utilizza in questi casi è “trasmissione verticale” e questa può avvenire:
-    durante la gravidanza
-    al momento del parto
-    attraverso l’allattamento al seno
Il rischio di trasmissione dell’Hiv dalla madre al figlio può essere estremamente ridotto (<1%) adottando le dovute precauzioni:
-    idonea terapia durante la gravidanza
-    parto cesareo
-    allattamento artificiale
-    idonea terapia al neonato

Il padre, se Hiv positivo, non può mai trasmettere il virus direttamente al nascituro, ma è necessario che non lo trasmetta alla futura madre al momento del concepimento.

La trasmissione del virus all’interno della coppia può avvenire sia da parte dell’uomo che della donna con Hiv. Per evitare il contagio durante il concepimento è possibile ricorrere a tecniche mediche ma – in alcune condizioni – il rischio di trasmissione è prossimo allo zero anche nel caso la coppia decida di concepire per via naturale.

gravidanza donnaSCOPRIRE L’HIV IN GRAVIDANZA

Sono poche le persone che effettuano regolarmente il test Hiv e molte non l’hanno mai effettuato. L’esecuzione del test non è mai obbligatoria, ma è ormai raccomandato dalle Linee Guida nazionali sul concepimento che questo venga prescritto tra gli esami di routine nel corso della gravidanza. Per questo molte donne scoprono di avere l’Hiv proprio in questa occasione.
La gravidanza è un momento complesso e delicato, come pure lo è ricevere una nuova diagnosi da Hiv. La coincidenza di queste due esperienze genera comprensibilmente mille domande e mille dubbi ed il tempo non è amico: molte decisioni importanti vanno prese subito, come ad esempio se  iniziare immediatamente la terapia antiretrovirale. Avere delle conoscenze di base su Hiv e gravidanza ti aiuterà a compiere delle scelte informate e a confrontarti con i medici che ti affiancheranno in questo percorso. Anche condividere il tuo vissuto può esserti d’aiuto: condividi i tuoi timori con il tuo partner e se ti è possibile confrontati con altre donne che hanno attraversato la stessa esperienza. Tieni presente che dal sito della Lila puoi accedere al forum LilaChat: potrai leggere altre storie simili alla tua e, se te la senti, condividere la tua.

lente2Test in gravidanza: i numeri
La scheda di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv in Italia prevede la raccolta del motivo di esecuzione del test Hiv: nel 2012, il 2,9% dei casi ha eseguito il test durante controlli ginecologici in gravidanza/parto/interruzione volontaria di gravidanza.
(Notiziario dell’ISS 2013 – volume 26, n. 9, supplemento 1). Qui i notiziari ISS

lente1Piccolo prontuario sull’Hiv:

Hiv/Aids - L’Hiv è il virus dell’immunodeficienza umana: una volta entrato nell’organismo, attacca alcune cellule del sistema immunitario indebolendo progressivamente le naturali capacità di difesa. Se non trattato, può comportare una grave compromissione del sistema immunitario e l’insorgenza di infezioni opportunistiche e tumori (diagnosi di Aids).

Terapie - Le terapie oggi disponibili non sono ancora in grado di eliminare l’Hiv dall’organismo ma, contrastandone la replicazione, sono in grado di prevenire i danni che il virus rischia di causare. Se l’infezione viene diagnosticata precocemente e la terapia viene seguita con successo, l’aspettativa di vita è paragonabile a quella della popolazione generale ed inoltre il rischio di trasmettere ad altri l’Hiv diviene estremamente improbabile.
Sinonimi: terapia anti-Hiv o antiretrovirale o combinata, HAART, ART, ARV.

CD4 - Sono un tipo di globuli bianchi e fanno parte del sistema immunitario. Il virus Hiv li utilizza per riprodursi e così facendo li distrugge. La conta dei CD4 è un esame diagnostico di routine per le persone con Hiv e permette di stabilire se è in atto un danno al sistema immunitario. Una persona sana ha in media tra i 600 e i 1.200 CD4 per millilitro di sangue.

Carica virale - Indica la quantità di virus presente nel plasma, la parte liquida del sangue. Anche questo è un esame diagnostico di routine: una carica virale di 10.000 copie per ml. di sangue è considerata bassa, mentre una di 100.000 è considerata alta. Più alta è la carica virale, più CD4 saranno colpiti dal virus e maggiore sarà la possibilità di ammalarsi. La terapia anti-Hiv è considerata efficace quando la carica virale diventa non rilevabile, o negativa o azzerata.
Sinonimi: viremia, viral load, HIV-RNA.

ico cit3Donna scopre di avere l’Hiv in gravidanza
In questo momento sono incinta, [5 giorni fa] mi hanno comunicato di essere HIV+ […] ho praticamente smesso di capire come possa essermi successo ormai da qualche ora, perché il dato di fatto è che mi è successo. […] però non so cosa sarà della mia vita in questa nuova condizione. È per questo che sono venuta a leggere le vostre chat e mi sono accorta che siete persone che riescono anche a fare ironia sul loro stato e che vivete almeno da quello che leggo con molta serenità la vostra nuova vita.

ico cit1Donna scopre di avere l’Hiv in gravidanza
Sto attraversando momenti di completo sconforto, dove piango e sono depressa, e momenti in cui mi sento una leonessa… Sono dilaniata da una scelta ardua da fare... inizio le cure e porto avanti la mia gravidanza oppure faccio un'interruzione e evito la cura? […] Non so davvero come farò, cosa farò e soprattutto in che maniera raggiungere una decisione […]

ico cit2Donna scopre di avere l’Hiv in gravidanza
Ho scoperto la mia sieropositività durante le analisi per la prima gravidanza... non aggiungo altro. Potete immaginare per una donna la notizia più bella del mondo unita alla più brutta? Altro che pessimismo, credevo di morire.... Il mio compagno, che ora è mio marito, essendo un ex-tossico mi aveva trasmesso il virus. Potete immaginare quello che ho passato, non esistono parole per spiegarlo.
Oggi ho due bimbe bellissime che amo più della mia vita. Purtroppo ho sempre il peso sulla coscienza di averle cresciute in grembo con terapia, e spero che ciò non influirà sul loro futuro. […] Sto bene e ce la voglio fare per i miei cuccioli che mi danno una forza incredibile. Mio marito? Ogni tanto, interiormente, lo maledico ma d'altronde che devo fare? Lo ammazzo? E' lui il primo a tormentarsi per quello che "mi ha fatto" (sue parole). Ma io voglio vivere vivere VIVERE!!!!!!

 

ico calendarioPIANIFICARE LA GRAVIDANZA

Se avete in progetto un figlio e non conoscete il vostro stato sierologico, non perdete l’occasione di effettuare entrami il test per l’Hiv. La diagnosi precoce è in ogni caso un fattore di grande importanza per prevenire complicazioni alla vostra salute. Se doveste scoprire di avere contratto il virus, potrete inoltre pianificare per tempo i passi necessari per ridurre al minimo il rischio di trasmissione al nascituro, oltre che al vostro o alla vostra partner qualora solo uno di voi risulti Hiv positivo.
Esistono tecniche mediche per ridurre il rischio di trasmissione dell’Hiv alla donna o all’uomo al momento del concepimento e protocolli sanitari per ridurre il rischio di trasmissione dalla mamma al figlio, ma in alcune condizioni particolari è possibile scegliere tra inseminazione artificiale o assistita e concepimento naturale, così come tra parto cesareo e parto naturale.

ico ci41Donna Hiv– con partner Hiv+
L'infettivologa che segue il mio compagno, non appena le abbiamo detto di questo nostro desiderio di essere genitori, ci ha parlato subito di lavaggio dello sperma. Però ci ha anche detto che, nel caso in cui la sua viremia si azzerasse, potremmo provare con il metodo naturale, rapporti scoperti solo nei miei giorni fertili ovviamente. Io a questo punto non so... Il lavaggio esclude in modo praticamente totale il rischio di contagio, ma comporta la fecondazione assistita che è un iter non semplicissimo.

ico cit1Donna Hiv– con partner Hiv+
Da poco più di un anno ho saputo della sieropositività di mio marito. È stato un duro colpo, per lui ma anche per me… Ad ogni modo il tempo è passato ed io sono ancora con lui, nonostante le difficoltà. Ad aprile abbiamo il nostro primo colloquio al Sacco di Milano per il lavaggio dello sperma… In assoluta verità sono combattuta, perché vorrei avere un secondo figlio in modo naturale, ma sono altrettanto spaventata all'idea di quel minimo rischio. Non so che fare…

ico cit2Uomo Hiv+ con partner Hiv-
Io ho già due figli (mi sono dato da fare subito) e dubito che mia moglie voglia il terzo (io un pensierino ce lo faccio sempre). Comunque non credo che avendone già due la esporrei ad alcun rischio per un terzo, se non ne avessimo non so come mi comporterei.



ico concep2IL CONCEPIMENTO

Un rapporto vaginale è per definizione un rapporto a rischio di trasmissione, ma l’entità di questo rischio dipende da numerosi fattori, alcuni più determinanti di altri:
-    il rischio di trasmissione a seguito di una singola esposizione è comunque basso; il rischio aumenta con il numero dei rapporti;
-    le donne, rispetto agli uomini, sono più esposte all’infezione per la conformazione degli organi genitali femminili;
-    la presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili aumenta il rischio di trasmissione dell’Hiv;
-    il fattore che più di tutti incide nella trasmissione del virus è la viremia: più alta è la carica virale, maggiore è il rischio.

Il rischio di trasmissione è altamente improbabile se sono soddisfatte, allo stesso tempo, le seguenti condizioni:
1.    la persona con Hiv è in terapia con carica virale non rilevabile da almeno 6 mesi;
2.    i farmaci antiretrovirali sono assunti con regolarità (ossia ‘piena aderenza alla terapia’);
3.    i due partner non presentano lesioni alle mucose genitali causate da un’altra infezione a trasmissione sessuale.


ico terapia2Trattamento come Prevenzione (Tasp)
L’assunzione dei farmaci antiretrovirali da parte delle persone con Hiv, oltre a sostenerne lo stato di salute, ha un ruolo fondamentale anche nella prevenzione: le terapie riducono infatti la carica virale e bloccando la replicazione del virus possono impedire il contagio.

ico terapiaLa Profilassi Pre Esposizione (PrEP)
È stato recentemente dimostrato che l’assunzione dei farmaci antiretrovirali da parte delle persone Hiv negative prima dell’esposizione al virus (PreP) è efficace nel ridurre il rischio d’infezione.
Sappiamo che la PrEP viene talvolta suggerita alle coppie sierodiscordanti in cui il partner con Hiv abbia carica virale non rilevabile e che abbiano deciso di concepire per via naturale: la decisione di ricorrere a questo trattamento è volta principalmente a contenere ansie e preoccupazioni residue, poiché in questi casi non ci sono evidenze che dimostrino che l'aggiunta della PrEP riduca ulteriormente il rischio di trasmissione.

 

grav terapiaQUANDO LA DONNA HA L’HIV

ico concep1Concepimento

Per eliminare il rischio d’infezione è sufficiente inserire lo sperma del partner nella vagina, evitando così il contatto sessuale. È possibile eseguire l’inseminazione artificiale in una struttura specializzata in procreazione assistita o effettuare più semplicemente un auto-inseminazione, utilizzando ad esempio una siringa senza ago.

Se la donna con Hiv assume regolarmente i farmaci antiretrovirali e la carica virale è irrilevabile da almeno 6 mesi, in assenza di altre infezioni a trasmissione sessuale in entrambi i partner, il rischio di trasmissione è estremamente remoto. Volendo procedere con un concepimento naturale, può essere utile sottoporsi preventivamente ad una visita specialistica che escluda altre infezioni in corso. Per ridurre ulteriormente i rischi, è possibile utilizzare un test di ovulazione per individuare i giorni fertili e limitare il numero dei rapporti finalizzati al concepimento.

ico biberonMaternità

L’Hiv può essere trasmesso dalla madre al bambino o alla bambina prima, durante o dopo la nascita.
-    La trasmissione dell’Hiv durante la gravidanza (in utero) è piuttosto rara e può avvenire tramite il sangue che passa dalla madre al feto attraverso la placenta.
-    La maggior parte delle trasmissioni avvengono nel corso del travaglio e del parto, quando il bambino o la bambina viene a contatto col sangue e con le secrezioni cervico-vaginali della madre.
-    L’allattamento al seno può comportare la trasmissione dell’Hiv tramite il latte materno ma anche attraverso le piccole lesioni che frequentemente compaiono sui capezzoli durante l’allattamento.

Il rischio di trasmissione verticale è correlato a diversi fattori, primo fra tutti la carica virale della madre: più alta è la viremia, maggiore è il rischio; se la carica virale è irrilevabile, il rischio di trasmissione è altamente improbabile.
Oltre alla carica virale, una bassa conta dei CD4 ed alcune patologie sono associate ad un aumentato rischio: alcune patologie della gravidanza, come ad esempio la placenta previa e il distacco della placenta, aumentano il rischio di trasmissione dell’Hiv in utero; il rischio di trasmissione al momento del parto è maggiore in presenza di infezioni del tratto genitale, nel caso di nascita prematura o se la fase del travaglio e del parto ha una lunga durata.

In assenza di qualunque precauzione, si stima che le probabilità di trasmissione dell’Hiv dalla madre al figlio siano circa del 20%. Questa probabilità scende sotto l’1% se vengono adottati alcuni accorgimenti:
-    l’assunzione di farmaci antiretrovirali in gravidanza riduce la carica virale della madre e di conseguenza il rischio di trasmissione; gli stessi farmaci agiscono inoltre come profilassi nel feto, che li riceve attraverso la placenta.
-    Generalmente viene suggerito il parto cesareo programmato, in modo da anticipare la rottura delle membrane e il travaglio, ma non è esclusa a priori la possibilità di un parto naturale; ciascun caso deve essere valutato singolarmente.
-    In caso di parto naturale o di travaglio iniziato, il neonato può essere sottoposto ad una profilassi post natale.
-    Allattamento con latte artificiale, evitando l’allattamento al seno.

Tutti i neonati hanno gli anticorpi della madre, dunque i bambini e le bambine nati da donne con Hiv ereditano gli anticorpi al virus risultando a loro volta positivi all’Hiv. Col tempo genereranno i loro nuovi anticorpi e, se non avranno contratto il virus, torneranno negativi all’Hiv durante i primi mesi di vita. Questo è l’unico caso di negativizzazione all’Hiv.

ico domandaLa gravidanza può aggravare lo stato di salute di una donna con Hiv?
La gravidanza non danneggia la salute delle donne con Hiv anche se solitamente è associata ad un calo variabile e temporaneo dei CD4. Generalmente, dopo la nascita del bambino, il numero dei CD4 si ristabilisce sui livelli precedenti alla gravidanza. Per lo stesso motivo, in una donna che ha iniziato la terapia nel corso della gravidanza, potrebbe non verificarsi subito l’atteso aumento dei CD4 anche se la carica virale si abbassa.

ico domanda2L’assunzione della terapia antiretrovirale in gravidanza può danneggiare il nascituro?
La terapia riduce significativamente il rischio di trasmissione dell’Hiv dalla madre al figlio. Nessuno può dire che sia completamente sicuro assumere farmaci antiretrovirali in gravidanza, ma migliaia di donne in tutto il mondo hanno assunto questa terapia senza che fossero evidenziate complicazioni a carico dei loro figli. Confrontati con il tuo medico sui benefici e i rischi del trattamento, per te e per il nascituro.

ico cit1Donna Hiv+
Io ho avuto figli con un s- in maniera naturale e senza alcuna conseguenza... Durante la mia gravidanza e dopo le rassicurazioni sulle altissime probabilità di partorire un figlio sano, l'unica preoccupazione del mio compagno negativo era che io stessi bene e che la mia salute non subisse contraccolpi… Un grande merito va al mio reparto per avermi fatto trascorrere una gravidanza in tutta serenità. Gli ho detto di essere incinta dopo la prima ecografia, sapevano che il mio partner era negativo, non mi hanno fatto alcuna domanda sul concepimento o fatto pressioni per esami aggiuntivi. Mi hanno solo cambiato la terapia. Di conseguenza ho vissuto la gravidanza solo per la cosa splendida che è. È importante avere persone preparate che ti seguono soprattutto in questi momenti.

ico terapia
Le Linee Guida Italiane sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali e sulla gestione diagnostico-clinica delle persone con infezione da HIV-1 comprendono una sezione specifica sulla gravidanza. Vengono fornite indicazioni sulla valutazione preconcezionale e in corso di gravidanza, sulla terapia, il parto e il postpartum.
Le LG sono soggette ad aggiornamento periodico (indicativamente annuale) o straordinario, sulla base delle evidenze prodotte nell’ambito di studi clinici randomizzati e di studi osservazionali. Sul sito della Lila puoi trovare gli ultimi aggiornamenti.

lente1Progetto Nazionale per la Sorveglianza sul Trattamento Antiretrovirale in Gravidanza
Il progetto, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, è stato avviato alla fine del 2001 ed ha raccolto complessivamente dati demografici di circa 2500 donne con Hiv in gravidanza, dati di esito su circa 2170 gravidanze e dati clinici su più di 1750 neonati (dati aggiornati a giugno2014).
I dati sulle donne evidenziano un‘età media superiore ai 30 anni e una buona condizione clinico-immunologica; circa un terzo delle donne è di nazionalità non italiana, e il dato è in crescita. Nel 23% dei casi la diagnosi di infezione da Hiv è avvenuta durante la gravidanza e almeno nel 50% dei casi la gravidanze non è stata pianificata, anche in presenza di infezione da Hiv già nota alla donna.
La copertura del trattamento antiretrovirale cresce progressivamente durante la gravidanza, fino a riguardare la quasi totalità delle donne al momento del parto. Il 3,4% delle donne non svolgono alcuna terapia antiretrovirale in gravidanza e l’1,5% svolgono unicamente la terapia al momento del parto; queste situazioni sono generalmente associate a mancato o tardivo svolgimento del test per l’Hiv e possono associarsi alla trasmissione dell’infezione.
Il cesareo elettivo rimane la modalità prevalente del parto (80% dei casi), con un 17% di casi di cesareo d’urgenza e una frequenza di parto per via vaginale che non raggiunge il 3%. Altri studi  evidenziano un aumento dei casi in cui è stato svolto un parto vaginale “elettivo” in donne con carica virale non rilevabile: la percentuale effettiva recente di parti vaginali in donne con Hiv è intorno al 20% in uno specifico protocollo del gruppo SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia - volto a valutare la sicurezza di questo approccio in una casistica clinicamente selezionata (Tibaldi, Congresso SIGO 2013, Napoli).
I casi di trasmissione verticale (complessivamente 21, ossia l’1,5%) sono spesso associati al mancato svolgimento del test o di uno o più degli interventi preventivi raccomandati per prevenire la trasmissione del virus.
I dati raccolti mostrano complessivamente un favorevole rapporto rischio-beneficio del trattamento antiretrovirale in gravidanza e la necessità di una più diffusa applicazione del test HIV alle donne in età fertile e a quelle in gravidanza, nonché l’esigenza di assicurare alle donne con infezione con HIV già nota ed ai loro neonati una adeguata assistenza.

coppiaQUANDO L’UOMO HA L’HIV

ico provetteUn uomo non può trasmettere l’Hiv direttamente al nascituro al momento del concepimento. Per eliminare il rischio di trasmettere il virus alla futura madre, è possibile ricorrere alla tecnica del lavaggio dello sperma. L’Hiv è infatti presente nel liquido seminale e nei globuli bianchi che compongono lo sperma, ma non negli spermatozoi e questa tecnica consente di separare in laboratorio queste componenti. Il seme “lavato” e sottoposto ad un test che verifichi l’assenza del virus, viene poi usato per l’inseminazione artificiale. Per aumentare la probabilità di concepimento, la donna è sottoposta a una stimolazione ormonale e l’ovulazione viene controllata per individuare il momento più favorevole per l’inseminazione. Se dopo alcuni tentativi la fecondazione non dovesse avvenire, può essere preso in considerazione il ricorso a tecniche più complesse, come la fecondazione in vitro dell’ovulo e il trasferimento successivo dell’embrione nell’utero materno (FIVET).

Se l’uomo con Hiv assume regolarmente i farmaci antiretrovirali e la carica virale è irrilevabile da almeno 6 mesi, in assenza di altre infezioni a trasmissione sessuale in entrambi i partner, il rischio di trasmissione è estremamente remoto. Volendo procedere con un concepimento naturale, può essere utile sottoporsi preventivamente ad una visita specialistica che escluda altre infezioni in corso. Per ridurre ulteriormente i rischi, è possibile utilizzare un test di ovulazione per individuare i giorni fertili e limitare il numero dei rapporti finalizzati al concepimento.

ico cit2Donna Hiv– con partner Hiv+
sarò una romanticona, ma io la procedura del lavaggio dello sperma, della fecondazione assistita, degli ormoni, non l'ho neanche presa in considerazione… il mio compagno aveva la carica virale azzerata da parecchio tempo e nella fantasia immaginavo eventualmente un concepimento naturale. così è stato! io non avevo dubbi né timori, lui qualche preoccupazione sì e potevo capirlo. la dritta che ci è stata più utile è stata quella di fare un test di ovulazione comprato in farmacia, per individuare il giorno più fertile. Sappiamo esattamente quando è stata concepita la nostra bambina perché solo quel giorno abbiamo fatto l'amore senza profilattico. i test a seguire sono stati negativi. gioia grande!

ico ci41Uomo Hiv+ con partner Hiv-
Noi abbiamo avuto una fortuna pazzesca, con il test di ovulazione abbiamo avuto solo tre rapporti non protetti, e sono bastati. Devo essere sincero, dire che quei pochi rapporti non protetti siano stati meravigliosi sarebbe falso. Ero terrorizzato dal poter trasmettere l’HIV alla mia compagna nonostante le rassicurazioni che il mio infettivologo mi dava. Mi diceva “da due anni hai una carica virale negativa, non hai nessuna infezione a trasmissione sessuale, nessun altro problema clinico e in queste condizioni, se avete pochi rapporti non protetti non capiterà nulla alla tua compagna”. Addirittura gli chiesi di farmi parlare con il primario che mi ripeté le stesse cose del mio infettivologo. Beh…li ringrazio sti medici! La mia compagna non si è beccata l’HIV e la nostra figlia è una meraviglia.

 

QUANDO ENTRAMBI HANNO L’HIV

Quando entrambi i partner hanno l’Hiv, esiste il rischio della re-infezione: sebbene si tratti di un’eventualità piuttosto remota, è possibile infettarsi con ceppi di virus diversi o che hanno sviluppato resistenze ai farmaci. Se entrambi i partner hanno carica virale non rilevabile da almeno 6 mesi, assumono la terapia regolarmente e non presentano altre infezioni sessualmente trasmissibili, il rischio è estremamente improbabile.

ico cit3Uomo Hiv+ con partner Hiv+
Tutti e due temevamo di incasinarci ulteriormente la vita visto che facevamo anche terapie diverse, ma fortunatamente andò tutto bene e ora ci godiamo nostro figlio. Ci ha aiutato nella decisione leggere di altre coppie che avevano deciso di provare ad avere un figlio e anche il fatto che nel centro dove ci curiamo ci sono molte foto di bimbi nati da altri pazienti.

 

HIV E ADOZIONI

Non esiste in Italia alcuna legge che impedisca alle persone con Hiv di adottare un bambino o una bambina, ma tra gli esami medici richiesti dal Tribunale dei Minori solitamente figura anche il test dell’Hiv (specie nelle adozioni internazionali). In tutti i casi, il giudizio di idoneità emesso dal Tribunale dei Minori tiene conto dello stato di salute della coppia (idoneità psico-fisica) nell’interesse del minore. L’accertamento dell’Hiv non preclude dunque la possibilità di adottare, ma a parità di altre condizioni, potrebbe rappresentare un fattore che viene comunque tenuto presente nella valutazione.


Per maggiori informazioni rivolgiti al medico infettivologo che segue te e/o il tuo partner e ricorda che ogni caso va valutato singolarmente.

Lila Helpline: trovi i numeri dei centralini Lila che puoi chiamare ogni giorno per ricevere informazioni, ascolto e orientamento ai servizi.
LilaChat: Il forum della Lila dove porre domande, scambiare informazioni ed esperienze, confrontarsi sulle problematiche connesse all’Hiv.

Realizzato nell’ambito del Progetto Donna, 2014.
Testi a cura di Patrizia Perone.
Progetto grafico Cliccaquì - Roma.
Le citazioni di esperienze personali utilizzate in questa sezione sono state raccolte attraverso il forum LilaChat e i gruppi di autoaiuto della Lila.

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genitorialita

Allegati:
Accedi a questo URL (/images/doc/vch/hiv_e_genitorialita.pdf)Brochure Hiv e genitorialità[1151 Kb]