bandiera arcobalenoLa transessualità non può più essere considerata una malattia mentale. Lo ha finalmente riconosciuto l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, lo scorso 18 giugno, ha pubblicato la sua nuova classificazione internazionale delle malattie, l’ ICD-11 (international classification of deseases) depennando la “gender incongruence “ dal novero dei disturbi psichiatrici.

 “Le evidenze chiariscono come la transessualità non sia una patologia psichiatrica -ha spiegato l’OMS- e dunque mantenerla in questa categoria avrebbe continuato ad alimentare i pregiudizi che gravano sulle persone transgender” . La voce resterà nel documento ICD-11 dell’OMS ma sarà inserita in un altro capitolo di nuova istituzione, relativo alla salute sessuale: “Questo per garantire le speciali esigenze di salute di cui questi gruppi di popolazione necessitano -ha spiegato Lale Lay, coordinatrice del dipartimento per la salute riproduttiva e sessuale dell’OMS- ci aspettiamo che questa decisione possa contribuire a combattere lo stigma e favorire l’accettazione sociale di queste persone”. A questo importante pronunciamento, riconosce l’OMS, hanno certamente contribuito le pressioni che da anni arrivavano dalle associazioni e dalle community LGBT di tutto il mondo ma non solo: “L’advocacy delle community è stata cruciale –ha aggiunto Lale Lay- ma questa è stata anche una decisione presa sulla base delle evidenze e del confronto tra gli esperti della comunità scientifica, come già accaduto per l’omosessualità”. La decisione dell’OMS di rimuovere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali risale al 17 maggio del 1990. Da allora in questa data si celebra la giornata mondiale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Associazioni e movimenti LGBT di tutto il globo hanno salutato con entusiasmo l’iniziativa del board ICD dell’OMS sottolineando come aver de-patologizzato la transessualità rimuoverà anche uno dei pretesti con cui, in troppi paesi, le persone trans vengono perseguitate e sottoposte a coercizioni . Il documento ICD fornisce, infatti, una comune base scientifica a medici, operatori della salute e sistemi sanitari di tutto il mondo e, come recita la comunicazione ufficiale dell’OMS, “li dota di un comune linguaggio”. La nuova versione dell’ICD, che comprende oltre 55mila patologie, nel maggio 2019 sarà presentata all’Assemblea mondiale della Sanità per essere adottata dagli Stati membri, L’entrata in vigore è prevista per il 1 gennaio 2022. “Gli Stati membri –si legge nel comunicato dell’OMS- avranno così il tempo di pianificare i cambiamenti necessari e formare gli operatori della salute”. Per Massimo Oldrini, presidente nazionale della LILA: “La decisione dell’OMS supporta, anche scientificamente quanto le associazioni LGBT , e noi con loro, sostengono da sempre e, cioè, che le identità trans non sono una malattia. E’ ora che anche l’Italia riveda le sue normative e metta in atto tutte le azioni necessarie a tutelare i diritti e la salute delle persone transessuali”.

Per saperne di più

http://www.who.int/health-topics/international-classification-of-diseases

https://youtu.be/kyCgz0z05Ik

  http://www.who.int/news-room/detail/18-06-2018-who-releases-new-international-classification-of-diseases-(icd-11)

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