signora mareGrazie alle terapie Antiretrovirali c’è un’intera generazione di persone con HIV che sta raggiungendo aspettative di vita non immaginabili fino a pochi anni fa e che, in termini di longevità e qualità della vita, si va sempre più avvicinando ai parametri della popolazione generale. Per tante persone che vivono con l’infezione da HIV, si tratta di ripensare al proprio futuro, di fare i conti con una fase dell’esistenza, quella dell’invecchiamento, in cui non ci si era mai proiettati; Anche per la medicina, e in particolare per l’infettivologia, si aprono nuove sfide nella gestione dell’“aging in HIV” che, com’è noto da tempo, può presentare particolari criticità. Occorrono, per questo, un approccio più interdisciplinare ed una più stretta collaborazione con la geriatria, con particolare attenzione alla salute sociale e al benessere psicologico delle persone.

Primo passo sulla strada di questa nuova collaborazione è stato il “1st geriatric HIV medicine summit, future challenges in the HIV managment of elderly” svoltosi a Roma lo scorso febbraio, promosso dai maggiori infettivologi e geriatri italiani nonché da community e associazioni. Diversi gli obiettivi: comporre una “faculty” in grado di far dialogare tutte queste realtà, creare gruppi di lavoro per la promozione di un network nazionale su questo argomento, individuare nuovi modelli d’assistenza e gestione dei pazienti, disegnare nuovi possibili studi clinici, individuare modelli descrittivi della fragilità e delle “traiettorie di invecchiamento” delle singole persone che rendano più specifici gli interventi di cura.

Si tratta di un’urgenza determinata anche dal fatto che la prima generazione di persone anziane con HIV stia rapidamente crescendo in tutti i paesi a welfare avanzato, Italia compresa, andando incontro a tutti i problemi posti dall’invecchiamento generale della popolazione. In particolare, recenti modelli olandesi, citati dai documenti del summit, prevedono che oltre il 70% dei pazienti con HIV nel 2030 avrà più di cinquant’anni e che il 28% svilupperà almeno tre comorbidità correlate all’età. 

Tra le principali malattie cui è più esposta tutta la popolazione anziana, con o senza HIV, ci sono le patologie neurologiche e cognitive, quelle oncologiche, quelle vascolari e metaboliche, le patologie osteo-muscolari, quelle cardio-circolatorie, il diabete. A queste si correlano o si aggiungono fragilità specifiche dell’età.

Le persone con HIV mostrano tassi generalmente più alti di queste patologie e/o fragilità e una precoce manifestazione delle stesse, in un quadro reso più complesso dalle peculiarità della terapia Antiretrovirale nella popolazione anziana. Questa condizione –è stato uno degli esiti del summit- si va mostrando tuttavia in questi ultimi anni in modo meno marcato del passato e con esiti sempre meno infausti o invalidanti. Inoltre, per un invecchiamento in salute molto possono fare prevenzione e sani stili di vita.

Epidemiologia, aspettative di vita, strumenti clinici di misurazione dell’invecchiamento e/o delle fragilità, i disturbi neurocognitivi, i possibili modelli di assistenza, la gestione farmacologica dei pazienti anziani con HIV sono alcuni dei temi trattati nel corso del convegno. Dal summit è emersa però soprattutto la necessità di rafforzare strategie centrate sul/sulla paziente e non solo sulle eventuali patologie, la necessità di valorizzare le risorse delle persone che invecchiano più che le loro fragilità e, non ultima, l’influenza dei fattori socio-ambientali sulla qualità della vita. In questo speciale tracciamo un breve quadro dei temi trattati approfendendone alcuni aspetti cruciali attraverso le interviste a tre esperti. Giovanni Guaraldi ci aiuterà a capire i contorni di questo nuovo scenario: quello dell'HIv geriatrico, Andrea Antinori ci fornirà un quadro dei disturbi neurocognitivi nelle persone con HIV mentre Antonio Di Biagio ci guiderà attraverso le nuove frontiere della gestione farmacologica e polifarmacologica del paziente anziano con HIV.