Donazione del sangue e familiari di persone sieropositive

Data: aprile/ottobre 2010
Autore: LILA

All'Avis di Brescia i familiari delle persone con Hiv venivano esclusi dalla donazione del sangue, perché così dicevano le linee guida. A seguito dell'intervento della LILA, il Centro Nazionale Sangue ha precisato che la convivenza non è un rischio per la trasmissione del virus, e le linee guida sono state modificate.


Accade, purtroppo, che in tema di donazione di sangue si verifichino episodi discriminatori, per errate interpretazioni del corretto principio di cautela. E' del luglio 2010, per esempio, la notizia dell'esclusione di una persona omosessuale dalla donazione all'Ospedale Pini di Milano, giunta mentre a Vienna era in corso la Conferenza mondiale sull'Aids, nonostante la legge nazionale non preveda l'esclusione di potenziali donatori in base alle appartenenze di genere, ma solo in relazione a determinati comportamenti.

Alla LILA nei primi mesi del 2010 si è rivolta una persona che si era scoperta esclusa dalla donazione in quanto convivente con un familiare (non partner, quindi) sieropositivo. Ciò era accaduto all'Avis di Brescia, dove a tutti i potenziali donatori venivano consegnate delle linee guida dove tale esclusione era esplicitamente sancita.

La LILA ha ritenuto di intervenire, coinvolgendo il Centro Nazionale Sangue, oltre alla stessa Avis, sia nazionale che bresciana, con una lettera, inviata il 7 aprile. La LILA ha fatto riferimento al decreto del ministero della Sanità del 2005, che stabilisce i "Protocolli per l'accertamento della idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti", e ad ulteriori linee guida espresse da altre Regioni e Province italiane, che correttamente non prevedono esclusioni dalla donazione per familiari conviventi (non partner) con persone con Hiv.

Una prima conferma della correttezza delle nostre posizioni è giunta dal Centro Nazionale Sangue, che a luglio ha confermato che "le modalità di trasmissione dell'infezione da Hiv sono ormai ampiamente dimostrate e non sono associate alla comune convivenza domestica familiare". Non avendo ricevuto risposta dall'Avis, e non avendo notizia di una sostanziale modifica dei criteri di selezione dei donatori da parte dell'Avis di Brescia, la LILA il 30 luglio si è rivolta direttamente al ministro della Salute per sollecitare un suo intervento (che poi comunque non c'è stato).

L'Avis nazionale ha quindi inviato risposta a settembre, specificando che "né nei Decreti Ministeriali né nelle linee guida per la selezione del donatore di sangue e di emocomponenti stilate dalla Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia (SIMTI) in collaborazione con AVIS ed altre tre Associazioni di volontariato del sangue si fa riferimento alla sospensione dalla donazione di soggetti conviventi, non partner sessuali, di persone sieropositive".

A ottobre 2010 il Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Azienda Ospedaliera di Brescia ha ritirato le linee guida in uso, e le ha sostituite con indicazioni che non riportano alcuna esclusione per persone conviventi con familiari sieropositivi, facendo correttamente riferimento al Dl del ministero della Sanità del 2003. Oggi, finalmente, ai potenziali donatori dell'Avis di Brescia non viene più comunicata l'informazione errata e discriminatoria che abitare sotto lo stesso tetto con una persona con Hiv rappresenta un rischio.