palazzo chigi fotoIn materia di droghe il governo non rispetta la legge.  Il Testo Unico sulle droghe 309/90 prevede, infatti, che il Presidente del Consiglio dei Ministri convochi, ogni tre anni, una conferenza nazionale sui problemi connessi alla diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e che ne comunichi le conclusioni al Parlamento.  Tale conferenza non viene però convocata da ben otto anni.

Si tratta di una grave inadempienza che sancisce il totale e reiterato disinteresse delle istituzioni verso questi temi e verso i diritti dei cittadini e delle cittadine che ne sono coinvolti. Per questo Antigone, Forum Droghe, LILA, l’Associazione Luca Coscioni e la Società della Ragione hanno inviato una diffida al Governo per denunciare la mancata piena applicazione delle prescrizioni di legge.

La decisione di ricorrere a uno strumento legale, quale la diffida, giunge, da parte delle associazioni, dopo numerosi inviti al confronto e appelli caduti nel vuoto. Ancora lo scorso febbraio le associazioni avevano lanciato un appello per chiedere all’esecutivo un radicale cambiamento di rotta nelle politiche sulle droghe e la convocazione della Conferenza nazionale. Numerose sono state anche le interrogazioni e le interpellanze parlamentari, volte a sollecitare i governi che si sono succeduti in questi anni, al rispetto di quanto prescritto dalla legge.  “Da otto anni –si legge nella diffida- manca quindi un momento di condivisione dei dati e di riflessione sugli effetti della legislazione sulle droghe rispetto alla salute e i diritti umani e civili dei consumatori, alla sicurezza sociale e alla giustizia”.  


I firmatari ritengono dunque necessario convocare con urgenza questo appuntamento e porre fine ad anni di inadempienze. “Decorso inutilmente il termine di cui all’art. 3 comma 1 D.L.vo n. 198/2009, si procederà –si avverte nell’atto- alla tutela dei diritti e degli interessi dei propri associati dinanzi alle competenti autorità giudiziarie”.

Il disimpegno delle istituzioni sul tema droghe coincide con la crescente presa d’atto, a livello internazionale, del  fallimento di decenni di politiche proibizioniste e punitive, principi cui tuttora si ispira invece la nostra legislazione. Le speranze di un cambiamento di rotta, suscitate dall’intervento del Ministro della Giustizia Orlando a Ungass 2016, dall’inserimento della Riduzione del Danno nei nuovi Lea,  dall’approdo in Parlamento di un disegno di legge per la legalizzazione della cannabis, sono andate finora deluse e disattese.  Così mentre le esperienze, le linee guida, le raccomandazioni e il dibattito pubblico internazionale cambiano e si evolvono, in Italia la questione è ormai affrontata solo in ottica securitaria e di ordine pubblico con risultati del tutto fallimentari.  

A dimostrarlo, come sempre, sono i dati. Secondo l’ultima relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, appena consegnata alle Camere (anche quest’anno senza alcun dibattito parlamentare), la percentuale delle persone in carcere con problemi di dipendenza resta molto alta rappresentando, ancora nel 2016, il 26% del totale dei detenuti: più di una su quattro. Torna ad aumentare inoltre, al 34,1%, la percentuale dei detenuti per reati legati alla violazione della legge sulle droghe: un terzo circa della popolazione carceraria. In termini assoluti si tratta di 18.622 persone, in gran parte ristrette per i reati più lievi previsti dall’articolo 73 della 309/90 (produzione, detenzione, spaccio di sostanze). Quasi la metà delle denunce è associata inoltre a marijuana, hashish e piante di cannabis.

Secondo il “Libro bianco sulle droghe”, presentato a fine giugno dalle associazioni del cartello di Genova:  “l’aumento delle presenze in carcere registrato nel 2016 è determinato significativamente dall’aumento delle detenzioni per fatti di droga che tornano ad aumentare percentualmente sul totale delle presenze e costituiscono più del 40% dell’incremento registrato al termine dell’anno”.

In sostanza, per mettere e trattenere in carcere persone che non hanno commesso violenza alcuna, segnala ancora il “libro bianco”, lo stato spende ogni anno circa un miliardo, risorse che potrebbero essere destinate a ben altri interventi (welfare, consumo consapevole, prevenzione, riduzione del danno, ecc).  La repressione del consumo impegna buona parte del lavoro delle forze dell’ordine, richiede risorse imponenti dal punto di vista economico, legale, amministrativo, con l’unico risultato di comprimere ulteriormente i l diritto alla salute dei consumatori di sostanze e di veder prosperare le economie illegali.

Sempre dalla relazione sulle tossicodipendenze 2017 apprendiamo, infatti, che il mercato degli stupefacenti resta  in costante crescita, rappresentando in Italia il 75% del complesso delle attività illecite.  Gli introiti per la criminalità superano i quattordici miliardi annui, circa lo 0,9% del PIL .

Come LILA non possiamo inoltre non ribadire come repressione e proibizionismo continuino ad essere i migliori alleati della diffusione di Hiv e ed epatiti tra chi fa uso di sostanze per via iniettiva.  Il carcere, in mancanza di qualsiasi intervento di riduzione del danno, a partire dalla distribuzione di aghi e siringhe monouso,  resta uno dei luoghi a maggior rischio di trasmissione all’interno e verso l’esterno.  Secondo l’European Drug Report 2017, di EMCDDA: “Tra i detenuti si segnalano tassi di consumo di stupefacenti nell’arco della vita più alti di quelli riscontrati tra la popolazione generale e modelli di consumo più dannosi (inclusa l assunzione per via parenterale), facendo delle carceri un luogo importante in cui attuare interventi contro la droga”.

Risulta quindi sempre più necessario convocare con urgenza una nuova conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope per porre fine alla inadempienza all’obbligo di legge che dura da troppi anni – hanno dichiarato i firmatari della diffida, Maria Stagnitta, Filomena Gallo, Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella e Massimo Oldrini – decorso inutilmente il termine, si procederà alla tutela dei diritti e degli interessi dei propri associati dinanzi alle competenti autorità giudiziarie“.

 

La diffida inviata al Governo è disponibile a questo link.
Il VII Libro Bianco sulla Legge sulle Droghe è disponibile a questo link.