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Fitness e cure integrate per le persone anziane
(aspetti sociosanitari)

 

La salute degli anziani/e va valutata, come si è detto, non solo dalla presenza, o meno, di malattie ma anche dalla capacità delle persone di interagire con l’ambiente circostante. Fondamentali per un invecchiamento in salute sono, dunque, le opportunità offerte dalle comunità e dai servizi pubblici, anche in termini di educazione alla salute della popolazione anziana.

Esempi importanti arrivano da una serie di studi e programmi d’intervento nel campo geriatrico che prevedono, tra l'altro, un vasto uso delle nuove tecnologie applicate alla salute (IoMT, Internet of Medical Things). Tra questi lo studio Sprintt condotto presso sedici centri clinici europei, tra i quali l’Università Cattolica di Roma e il progetto InCHIANTI, sostenuto dalla Sanità regionale Toscana. Oltre ad un alto valore sul piano della ricerca, entrambi i programmi mostrano il successo di modelli di prevenzione delle disabilità motorie geriatriche e dei deficit cardiovascolari basati su esami clinci periodici, sull’esercizio fisico, sul controllo dell’alimentazione e degli stili di vita, sull’uso delle nuove tecnologie. In particolare, dispositivi “indossabili” o trasportabili come contapassi, cardiofrequenzimetri, App, si sono mostrati in grado di rilevare dati fondamentali per la ricerca sui profili di salute e di migliorare l’aderenza ai programmi di invecchiamento in salute. Risultati interessanti sono arrivati anche dallo “Smart APP Study” condotto dal Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e dall’Ospedale San Raffaele su un gruppo di persone in ART. Il programma ha confermato  gli effetti benefici che l’attività fisica, sia aerobica sia di potenziamento muscolare, può avere sul benessere generale ma ha anche confermato come l’uso di nuovi strumenti tecnologici possa migliorare l’aderenza a stili di vita più sani. In sole dodici settimane, che prevedevano varie attività guidate, si sono osservati significativi miglioramenti dei parametri muscolari e cardiovascolari, una riduzione del colesterolo, una riduzione dei marcatori infiammatori, una riduzione della massa grassa, un miglioramento dell’umore. L’utilizzo di un’App specifica ha favorito, nel gruppo che l’ha utilizzata, la continuità dei programmi di allenamento, con risultati migliori rispetto a chi ha ricevuto un tradizionale programma cartaceo. Specificamente rivolto alla popolazione anziana con HIV è anche “My Smart Age with HIV”, attivato presso la Clinica Metabolica di Modena che prevede un modello d’assistenza multidisciplinare, arricchito di nuove professionalità e nuove tecnologie tramite smartphone o strumenti di tracciamento fitness. Prevista, in particolare, la figura dell’”Health Coach”, un operatore che cura l’empowerment della persona nel cambiamento dei propri stili di vita o il Data Manager, in grado di elaborare i dati raccolti attraverso i nuovi strumenti tecnologici.

Citiamo, infine, uno studio condotto dall'Università del Colorado,, presentato in occasione dell’ultima, recente sessione di CROI 2018. L’indagine era volta a valutare gli effetti dell’attività fisica su ventotto pazienti con HIV tra i cinquanta e i sessantacinque anni, posti a confronto con trentuno pari età HIV negativi. Tutte le persone arruolate avevano in origine uno stile di vita sedentario o poco attivo. L’avvio di programmi di attività fisica moderata ha mostrato un impatto positivo nel contrasto al deterioramento fisico in entrambi i gruppi. Il passaggio a un programma fisico più intenso ha, invece, dimostrato un migliore recupero delle funzioni fisiche nei pazienti HIV positivi rispetto al gruppo di controllo.

Epatite A: in Italia forte incremento dei casi. Vaccino e comportamenti sicuri per difendersi. Sulla prevenzione in ritardo le autorità sanitarie
(notizie)

Nel corso degli ultimi dieci mesi in Italia si è registrato un aumento significativo dei casi di epatite A (HAV). Il SEIEVA, Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta, ha rilevato, nel periodo agosto 2016-marzo 2017, più di 1000 casi, un numero di quasi cinque volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’età media delle persone che hanno contratto il virus è di trentacinque anni e l’86% circa dei casi è di sesso maschile. Tra gli uomini la maggioranza dichiara di aver avuto rapporti sessuali con altri uomini (MSM). Tale incremento di infezioni si va manifestando dal febbraio 2016, anche in altri dodici paesi europei con tre diversi cluster d’infezione, come segnalato da ECDC nel Rapid Risk Assessment del 23 febbraio scorso.

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