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Da vittima a colpevole. Solo perché sieropositiva.
(Comunicati Stampa 2013)

In merito alla giovane ragazza rumena con Hiv arrestata a Bologna per "tutela della salute pubblica".

Como, 30 agosto 2013. A Bologna una giovanissima ragazza rumena denuncia di essere coinvolta in un giro di sfruttamento della prostituzione alle forze dell'ordine. Che nel corso delle indagini scoprono tramite alcune intercettazioni telefoniche che la ragazza potrebbe avere l'Hiv e accetterebbe di avere coi clienti rapporti senza preservativo. La ragazza viene arrestata.

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Piano Nazionale di interventi contro HIV e AIDS (PNAIDS)
(Prevenzione)

Data: 31 ottobre 2017Autore: Ministero della Salute

Il PNAIDS/HIV è stato presentato dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin nel novembre del 2016 e recepito dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta dello scorso 26 ottobre 2017. Si tratta del primo piano nazionale AIDS di cui si dota l’Italia e la sua elaborazione ha visto un ampio coinvolgimento delle associazioni e della società civile. Previsti interventi innovativi e in linea con gli obiettivi indicati dalle agenzie Internazionali (ONU/UNAIDS/OMS). Al momento non è stato tuttavia dotato di specifiche risorse finanziarie che ne rendano possibile una piena ed efficace attuazione.

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Report UNAIDS "Giovani e Hiv: Approccio a tre lenti per la partecipazione giovanile"
(Nel mondo)

Data: luglio 2018Autore: UNAIDS

Approccio a tre lenti per la partecipazione giovanile:-Lavorare per i giovani come beneficiari-Relazionarsi con i giovani come partner-Sostenere i giovani come leader

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Fitness e cure integrate per le persone anziane
(aspetti sociosanitari)

 

La salute degli anziani/e va valutata, come si è detto, non solo dalla presenza, o meno, di malattie ma anche dalla capacità delle persone di interagire con l’ambiente circostante. Fondamentali per un invecchiamento in salute sono, dunque, le opportunità offerte dalle comunità e dai servizi pubblici, anche in termini di educazione alla salute della popolazione anziana.

Esempi importanti arrivano da una serie di studi e programmi d’intervento nel campo geriatrico che prevedono, tra l'altro, un vasto uso delle nuove tecnologie applicate alla salute (IoMT, Internet of Medical Things). Tra questi lo studio Sprintt condotto presso sedici centri clinici europei, tra i quali l’Università Cattolica di Roma e il progetto InCHIANTI, sostenuto dalla Sanità regionale Toscana. Oltre ad un alto valore sul piano della ricerca, entrambi i programmi mostrano il successo di modelli di prevenzione delle disabilità motorie geriatriche e dei deficit cardiovascolari basati su esami clinci periodici, sull’esercizio fisico, sul controllo dell’alimentazione e degli stili di vita, sull’uso delle nuove tecnologie. In particolare, dispositivi “indossabili” o trasportabili come contapassi, cardiofrequenzimetri, App, si sono mostrati in grado di rilevare dati fondamentali per la ricerca sui profili di salute e di migliorare l’aderenza ai programmi di invecchiamento in salute. Risultati interessanti sono arrivati anche dallo “Smart APP Study” condotto dal Dipartimento Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e dall’Ospedale San Raffaele su un gruppo di persone in ART. Il programma ha confermato  gli effetti benefici che l’attività fisica, sia aerobica sia di potenziamento muscolare, può avere sul benessere generale ma ha anche confermato come l’uso di nuovi strumenti tecnologici possa migliorare l’aderenza a stili di vita più sani. In sole dodici settimane, che prevedevano varie attività guidate, si sono osservati significativi miglioramenti dei parametri muscolari e cardiovascolari, una riduzione del colesterolo, una riduzione dei marcatori infiammatori, una riduzione della massa grassa, un miglioramento dell’umore. L’utilizzo di un’App specifica ha favorito, nel gruppo che l’ha utilizzata, la continuità dei programmi di allenamento, con risultati migliori rispetto a chi ha ricevuto un tradizionale programma cartaceo. Specificamente rivolto alla popolazione anziana con HIV è anche “My Smart Age with HIV”, attivato presso la Clinica Metabolica di Modena che prevede un modello d’assistenza multidisciplinare, arricchito di nuove professionalità e nuove tecnologie tramite smartphone o strumenti di tracciamento fitness. Prevista, in particolare, la figura dell’”Health Coach”, un operatore che cura l’empowerment della persona nel cambiamento dei propri stili di vita o il Data Manager, in grado di elaborare i dati raccolti attraverso i nuovi strumenti tecnologici.

Citiamo, infine, uno studio condotto dall'Università del Colorado,, presentato in occasione dell’ultima, recente sessione di CROI 2018. L’indagine era volta a valutare gli effetti dell’attività fisica su ventotto pazienti con HIV tra i cinquanta e i sessantacinque anni, posti a confronto con trentuno pari età HIV negativi. Tutte le persone arruolate avevano in origine uno stile di vita sedentario o poco attivo. L’avvio di programmi di attività fisica moderata ha mostrato un impatto positivo nel contrasto al deterioramento fisico in entrambi i gruppi. Il passaggio a un programma fisico più intenso ha, invece, dimostrato un migliore recupero delle funzioni fisiche nei pazienti HIV positivi rispetto al gruppo di controllo.

Benessere psico-fisico e incidenza dei fattori socio-ambientali
(aspetti sociosanitari)

Il tema delle barriere e/o delle risorse ambientali, sociali, comportamentali che possono influire sullo stato di salute dei/delle pazienti in età geriatrica, mostra una rilevanza sempre maggiore nei percorsi di trattamento e cura. Ma come valutare questi fattori? Come dare loro una rilevanza scientifica che possa integrare la diagnosi strettamente clinica? Nel suo intervento al convegno dello scorso febbraio, dedicato ad HIV e Geriatria, la la Professoressa Antonella Cingolani, infettivologia dell’Università Cattolica di Roma, ha illustrato le potenzialità del PROs, Patient Reported Outcomes, uno strumento, una sorta di questionario, che permette una visione di ogni aspetto dello stato di salute del/della paziente così come arriva dalla persona stessa, senza interpretazioni da parte di medici o altre figure. Si basa sul concetto che lo stato di salute non si configuri come una mera assenza di malattie ma come uno stato complesso di benessere fisico, mentale e sociale che può essere riferito e auto-valutato dal paziente. Oltre a permettere un approccio personalizzato alla cura, le analisi dei PROs possono dunque restituire alle autorità di salute pubblica indicatori fondamentali per orientare i servizi e l’assistenza alle persone con HIV in aging. “Ci troviamo di fronte ad un quadro nuovo anche dal punto di vista sociale, le persone si trovano a gestire un futuro che non pensavano di poter vivere” ha spiegato Cingolani citando lo studio: “We never expected this to happen”, non ci saremmo mai aspettati che questo potesse accadere.

Si tratta di una ricerca condotta a Londra attraverso una raccolta di biografie tra uomini omosessuali con HIV tra i cinquanta e i settantotto anni, volta ad esplorare le condizioni che ne permettono o meno un “invecchiamento di successo”. La differenza di esperienze tra chi considera l'invecchiamento un’opportunità per continuare a progredire verso i propri obiettivi di vita e chi, invece, lo vive come una condizione di ulteriore marginalità, risulta legata, più che all’età, agli svantaggi sociali subiti a causa dell’HIV nell’arco della propria vita: dalle carriere interrotte all’isolamento sociale e familiare. Lo studio esplora anche la possibilità di costruire percorsi, reti e comunità di sostegno per le persone anziane con HIV.

Cingolani ha citato altri studi che indagano su questi aspetti con il metodo del PROs. Tra questi un survey del 2011 del centro OMS per lo studio della qualità della vita, condotto in diversi paesi, dal quale emerge come l'inclusione sociale aumenti la percezione della salute fisica attraverso sentimenti positivi. Questo non dipende sempre dall’età, anzi, talvolta le persone con HIV più giovani riferiscono una qualità della vita peggiore di quelle più anziane.

Conclusioni simili arrivano anche dallo studio britannico ASTRA che mostra come, con il progredire dell'età, tra le persone con HIV aumentino i problemi funzionali ma diminuiscano ansia e depressione. Secondo lo stesso studio a correlarsi con un peggior stato di salute mentale è, inoltre, più il tempo trascorso con l’infezione da HIV, e dunque con tutti i problemi ambientali connessi, che non l’età cronologica in sé.

Si è chiesta, dunque, Cingolani, cosa influisce sull’Invecchiare bene? Studi condotti negli Stati Uniti nell’ambito della psichiatria e della neuroscienza mostrano come la resilienza contrapposta alla depressione sia un fattore fondamentale per un invecchiamento di successo, almeno al pari della salute fisica. Al contrario, la solitudine, l’isolamento sociale e lo stigma sono fattori che nelle persone con HIV si correlano a un invecchiamento negativo. Già nel 2010, uno studio su una corte di circa mille tra uomini e donne con HIV di New York, di età superiore ai cinquant’anni, dimostrava come oltre il 39% dei partecipanti manifestasse sintomi di depressione severa, legata per quasi la metà dei casi allo stigma, alla solitudine, a una minore performance cognitiva, a livelli ridotti di energia. Al contrario, contrastare lo stigma e la solitudine legati all'HIV, può avere effetti duraturi nel ridurre i sintomi depressivi maggiori e migliorare la salute percepita. Un recente studio olandese del gennaio 2018 ha comparato la qualità della vita delle persone con HIV a quella di altri gruppi di popolazione affetta da patologie croniche (diabete 1 e 2 e artrite reumatoide): Ne emerge un livello di salute fisica simile o superiore a quello degli altri gruppi ma un livello di salute mentale più basso, il che conferma come questo aspetto debba divenire parte integrante della percorso di presa in carico del/della paziente con HIV.

Oltre alla depressione, altri due fattori si correlano a un più basso stato della qualità della vita: le comorbidità e l’abuso di sostanze, come evidenzia questo studio USA del 2017. Si correlano, invece, positivamente con la qualità della vita in età avanzata la disponibilità di “care giving”, il supporto sociale, la rete relazionale delle community. Sono dunque sempre più importanti per affrontare l’aging in HIV l’approccio multidisciplinare e la capacità di intervenire, non solo sulle vulnerabilità, ma anche sui livelli di protezione clinica e sociale.

Il tema del nuovo scenario costituito dall’invecchiamento in HIV è stato affrontato nel corso del convegno da diversi rappresentanti delle community da Giusi Giupponi della LILA che ha confermato come le persone con HIV, dopo aver guadagnato anni di vita inaspettati, si trovino di fronte ad uno scenario inedito: la possibilità di invecchiare con tutte le potenzialità ma anche le incognite del caso. Anche Giulio Corbelli, Plus, ha rilevato come le persone con HIV guardino con sorpresa ma anche con ansia al proprio invecchiamento: “È fondamentale –ha detto- che gli aspetti del benessere psico-fisico siano considerati al pari di altri misuratori di salute”.

Simone Marcotullio di Nadir Onlus, nella sua relazione, ha riferito gli esiti di alcuni survey internazionali dai quali emerge come le persone con HIV, generalmente, si aspettino di vivere meno della popolazione generale mostrando una percezione delle attese di vita peggiore di quanto non sia in realtà. Questo ha comportato un minor investimento sul proprio futuro. Tra le conseguenze pratiche, ad esempio, il fatto che ci si sia preoccupati meno della propria stabilità finanziaria (pensione, mutui, risparmio) o della prevenzione per un buon invecchiamento. Per Marcotullio sarebbe dunque interessante lavorare alla creazione di un nuovo contesto socio-culturale che possa favorire un buon invecchiamento in HIV: approccio personalizzato alla cura della persona basato sull’ascolto, valorizzazione delle reti di relazioni, assunzione pubblica del tema della “solitudine” alcuni degli spunti di riflessione indicati.

 

Come si “misura” l'invecchiamento?
(aspetti sociosanitari)

Il grande punto di domanda, che riguarda tutta la popolazione in via d’invecchiamento, con o senza HIV, è: questi anni di vita “guadagnati” saranno o no, anni di buona qualità della vita?

Per l’Italia lo scenario mostra segnali contrastanti. Il nostro paese è, infatti, uno dei più longevi con un’attesa di vita più alta dell’1% rispetto alla media europea. Qualità della vita e stato generale di salute e benessere sono invece più bassi rispetto alla media del vecchio continente, soprattutto tra gli ultraottantenni e soprattutto tra le donne. Riportiamo solo un dato, quello concernente le affezioni motorie: in Italia ne soffre il 23,1% degli anziani e delle anziane, il 2% in più del resto d’Europa.

Tra le possibili cause di questa fragilità italiana ci sono innanzitutto alcuni fattori socio-ambientali: ad esempio la maggiore vulnerabilità sociale delle donne, le forti carenze della sanità extra-ospedaliera, una qualità della vita generalmente più bassa, condizionata anche da una più diffusa condizione di povertà, fattori tanto più significativi per persone con patologie croniche e/o che subiscono isolamento e stigma sociale come quelle con infezione da HIV.

Il livello d’integrazione sociale, l’organizzazione sanitaria, la qualità dei servizi di prevenzione e cura sono dunque elementi fondamentali per poter fruire di un invecchiamento in salute. La stessa OMS definisce l’aspettativa di vita attiva e in salute, ossia libera da disabilità , non come assenza di patologie ma come capacità di far fronte alla vita quotidiana con un buon livello di autonomia e di qualità della vita. L’OMS ha creato per questo uno specifico “misuratore”, l’indice HLY, Healty Life Years, che misura gli anni di vita trascorsi in salute. L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di aumentare di due anni, entro il 2020, il livello di HLY. Al momento gli uomini europei hanno un’aspettativa di vita in salute pari al 79% della loro intera vita mentre per le donne la stessa percentuale scende al 74% nonostante vivano in media più a lungo, un dato che riflette, come già detto, una condizione sociale decisamente più svantaggiata della popolazione femminile. Tra i paesi dell’Unione si riscontrano ovviamente livelli molto differenti.

Come si misurano la fragilità delle persone e le loro “traiettorie” d’invecchiamento? Ne ha parlato nella sua relazione il dott Davide De Francesco, UCL, Insititute for Global Helath di Londra,  presentando un possibile modello dell’evoluzione geriatrica della popolazione con HIV nel 2030.

L’età anagrafica non è un indice adeguato a descrivere lo stato di salute -ha spiegato- poiché non tutte le persone alla stessa età sperimentano le stesse condizioni di benessere o di patologie. Il termine fragilità (frailty) dunque si riferisce all’età biologica più che cronologica. Per “misurarla” esistono diversi indici (FI, Frailty index) che vanno a quantificare il rischio di eventi avversi basati sull’accumulo di deficit della salute. Soddisfacente si è rivelato l’indice elaborato dalla Clinica Metabolica di Modena, specifico per i/le pazienti con HIV, che misura la percentuale di vulnerabilità correlate all’età su un elenco di 37 (perdita di peso e di massa muscolare, debolezza, difficoltà motorie, limitazioni sensoriali ecc) e la multimorbidità ossia la presenza di tre o più patologie su un elenco di nove (ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, colesterolo, malattia polmonare ostruttiva cronica, malattia renale cronica, fratture, cirrosi, cancro).

Le proiezioni svolte sulla corte della clinica metabolica di Modena stimano che per il 2030 il 38% dei pazienti con HIV avrà più di sessantacinque anni (dal 4% del 2015) e che con l’età, come avviene per tutta la popolazione generale, aumenteranno anche fragilità e multimorbidità con percentuali del 30%. Si va dunque delineando, senz’altro, uno scenario di HIV geriatrico. Tuttavia il modello prevede anche che l’indice di fragilità si vada comprimendo sempre più verso le fasce d’età avanzate avvicinando l’esordio delle patologie correlate all’età, ai livelli della popolazione generale. Secondo tale modello dunque, se nel 2015 l’indice di rischio di sviluppare fragilità tra i cinquantenni con HIV era del 26%, nel 2030 tale indice scenderà al 6,5% per alzarsi invece intorno ai settantacinque o più anni.

Tra i fattori che contribuiscono a questo fenomeno, ossia alla progressiva normalizzazione dell’esordio delle patologie geriatriche nella popolazione con HIV, De Francesco ha indicato: il tempo trascorso senza infezione da HIV ma, soprattutto, il mantenimento e il recupero di un buon livello di CD4 e la tempestività nell’inizio delle terapie ART. Queste evidenze dimostrano inoltre la necessità di un approccio multidisciplinare e olistico nella cura e nell’assistenza dell’HIV mutuabile dalla medicina geriatrica.

Altro modello volto a misurare l’età biologica di un individuo è “l’Intrinsec Capacity”, evoluzione del concetto di frality. Ne ha parlato nella sua relazione il prof. Matteo Cesari, geriatra, Policlinico di Milano, secondo il quale definire la fragilità è complesso (ne esistono ben sessantasette strumenti descrittivi) e può sbilanciare la descrizione dello stato delle persone tutta verso fattori biologici. La fragilità può essere invece intesa come uno stato dinamico: nonostante alcuni deficit dovuti all’invecchiamento, la persona può rimanere padrona delle proprie funzionalità e/o recuperarne alcune. E’ dunque importante valutare le capacità intrinseche residue di un individuo e non solo quelle perse.

Il modello dell’Intrinsec Capacity è, appunto, un modello che descrive e valorizza il combinato delle capacità fisiche e mentali di cui si è in possesso ma anche le condizioni ambientali che possono favorire, o sfavorire, un invecchiamento in salute. Si tratta di un punto di vista che permette interventi personalizzati, più centrati sulla persona e sulla prevenzione piuttosto che sulla malattia e sulla cura. 

Anche per Giovanni Guaraldi, infettivologo e ricercatore dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e Reggio Emilia è necessario applicare nuovi paradigmi alla medicina geriatrica per l’HIV. Innanzitutto bisogna cominciare a riconoscere e a descrivere le sindromi geriatriche e la fragilità nei pazienti con HIV e non solo le comorbidità. E’ importante anche perché le sindromi geriatriche e la fragilità, assieme alle multimorbidità, sono fattori predittivi dello sviluppo di disabilità e, generalmente, nelle persone con HIV sono più frequenti rispetto alla popolazione generale. Le sindromi geriatriche non sempre si diagnosticano ma vengono riferite, si evincono ascoltando il/la paziente e osservandone alcune funzioni (equilibrio, forza fisica, vitalità, velocità nel camminare, vista e udito, benessere psicologico, funzionalità intestinale, incontinenza, capacità cognitive) e sono fondamentali per tracciarne la traiettoria d’invecchiamento. Talvolta per la persona taluni deficit “geriatrici” possono essere più “invalidanti” di una malattia vera e propria e, dunque, occorre valutare come e se possano essere ridotti. Un secondo nuovo paradigma richiede di passare dalla valutazione dello stato patologico legato all’HIV alla descrizione dello stato di salute del paziente con HIV e quindi dal concetto di fragilità a quello di “intrinsec capacity”: l’invecchiamento in salute dovrebbe cioè essere descritto come un valore positivo, caratterizzato e guidato dalle nostre capacità residue. In questo contesto sarebbe dunque più corretto considerare l’HIV una componente della fragilità o della multimorbidità legata all’invecchiamento e non solo una fragilità specifica: HIV in frailty e non frailty in HIV. 

Droghe, ripartiamo da 7 : le priorità del Cartello di Genova per le legislative del 4 marzo
(notizie)

Il tema droghe è tra i grandi assenti di questa campagna elettorale e nei programmi di partiti e movimenti non compare che in modo marginale. Per questo le associazioni e le organizzazioni che si riconoscono nel Cartello di Genova, lo scorso 16 febbraio, in una conferenza stampa svoltasi al Senato, hanno presentato una piattaforma in 7 punti da sottoporre a candidati/e alle prossime elezioni e alle rispettive formazioni politiche chiedendo un impegno pieno e concreto su questi temi.

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Lanciata a Parigi la “Community Paris Declaration per i diritti delle Key-population colpite dall’HIV/AIDS"
(notizie)

Dalla Conferenza IAS2017 arriva la “Community Paris Declaration”, una dichiarazione volta ad affermare i diritti delle KAP, Key Affected Population, popolazioni- chiave colpite dall’HIV/AIDS. Presentato lo scorso 24 luglio a Parigi, il documento è stato redatto, dopo mesi di lavoro, da community di tutto il mondo. Presupposto base, come affermato nel primo punto del testo, è che “L’HIV/AIDS non avrà termine finché le popolazioni- chiave saranno criminalizzate, discriminate, respinte, arrestate, imprigionate e uccise. Occorre dunque battersi, affinché i diritti delle KAP siano attuati e rispettati da tutte le organizzazioni e governi, globali, regionali o nazionali”. La dichiarazione riafferma ancora una volta come nella lotta all’HIV/AIDS gli aspetti medico-scientifici non possano prescindere da una grande battaglia globale per la dignità e il rispetto dei diritti umani di tutti e tutte, per l’equità sociale, per il diritto alla salute, contro ogni discriminazione, in ogni angolo del mondo, in ogni piega nascosta o rimossa delle nostre organizzazioni sociali. 

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CROI 2017: il resoconto completo
(notizie)

A Seattle si è da poco conclusa CROI 2017, la XXIV Conferenza annuale sui Retrovirus e Infezioni Opportunistiche, il principale meeting internazionale sulla ricerca contro L’HIV/AIDS.

Da lunedì 13 a giovedì 16 febbraio,  più di 4000 ricercatori e scienziati da tutto il mondo hanno esposto i risultati degli ultimi studi e delle ultime ricerche condotte sul contrasto al virus, hanno stretto relazioni, si sono confrontati sulle questioni cliniche e sociali emergenti relative all'HIV/AIDS. Esempio del valore insostituibile dello scambio e dell’integrazione tra paesi e persone, da CROI è giunto anche un messaggio di censura alle restrizioni sull’accesso negli Stati Uniti, basati su religione e nazionalità, volute dal presidente americano Trump. Un vasto gruppo di ricerche presentate in questa edizione, ha confermato la necessità di mettere in campo strategie sociali e di politica sanitaria innovative e adeguatamente finanziate: si va dalla sperimentazione di nuovi interventi di presa in carico e ritenzione in cura adottati in Sudafrica e in Mozambico, al programma “Ending epidemic” adottato a New York , agli studi sull’importanza di un sostegno psicologico alle persone in cura, in particolare contro la depressione, al successo dei programmi nazionali di prevenzione negli Stati Uniti dove le nuove infezioni registrano un calo del 18%. Molto spazio, ovviamente alla PreP e agli studi,clinici e farmaceutici, volti a migliorare l'aderenza alle terapie e l'efficacia delle stesse. Qui tutti i bollettini su CROI 2017

"La popolazione con Hiv sta invecchiando, serve assistenza": appello LILA al CnAMC
(notizie)

Assistenza domiciliare insufficiente una popolazione con Hiv che sta invecchiando; difficoltà nel riconoscimento dell’invalidità e nelle pratiche di aggravamento e non rispetto delle indicazioni internazionali nel trattamento dei pazienti con coinfezione Hiv-Hcv: sono alcune delle criticità nella cura dell’Hiv in Italia sollevate dal presidente della LILA Massimo Oldrini nel suo intervento alla presentazione del rapporto del Coordinamento Nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici.

 

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Fate il Test
(notizie)

In Italia ci sono oltre 94mila persone che vivono con l'Hiv e hanno ricevuto una diagnosi (ISS). A queste vanno aggiunte quelle che hanno il virus ma non lo sanno, per un totale stimato di 100/150mila persone sieropositive. La stima delle persone inconsapevoli in Italia va dal 13 al 40 per cento. Un dato in linea con altri Paesi, anche se qui la percentuale è fra le più alte in Europa occidentale. Perciò la Lila aderisce alla European Hiv Testing Week 2013, che va dal 22 al 29 novembre, con test rapidi nelle sue sedi di Trento, Milano e Catania.

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Qualità della prevenzione in Europa
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Uno strumento unico europeo di valutazione dei programmi di prevenzione dell'infezione da Hiv. E' l'obiettivo della Quality Action, l'azione congiunta finanziata dall'Unione Europea che coinvolge 25 stati membri, Italia compresa, avviata a marzo 2013 e della durata di tre anni, alla quale partecipa anche la Lega Italiana per la Lotta control'Aids. Obiettivo generale è incrementare l'efficacia dei programmi e delle attività di prevenzione. Obiettivo finale è la messa a punto di una Carta della qualità per la prevenzione dell'Hiv.

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Basta con la guerra
(notizie)

Dal 1987 il 26 giugno è la Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga, indetta dall'ONU. Ogni anno in questo giorno negli uffici viennesi dell'Unodc, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, viene presentato il Report globale. In Italia invece la legge prevede che la Relazione sulla situazione italiana, stilata dal Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, sia portata in parlamento dal ministro competente. Che però non si sa chi sia, dato che nessuna delega pare ancora essere stata attribuita.

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Il Dipartimento di Serpelloni
(notizie)

Giovanni Serpelloni è a capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dal 2008. Nominato da Carlo Giovanardi, ha saputo farsi apprezzare dall'intero arco parlamentare. Così, negli anni, il dr Serpelloni ha fatto crescere senza sosta quella che oggi possiamo definire la sua creatura. Forse, un po' troppo sua. Tanto che non mancano e non sono mancate polemiche sul suo ruolo, le sue competenze e le sue attività, qui dettagliate (con risposta del dr Serpelloni). In calce è disponibile la versione in inglese - english version available).

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Il Test in farmacia: vantaggi ed interrogativi
(notizie)

Nelle scorse settimane gran parte della comunicazione italiana sull’Hiv è stata catalizzata dalla notizia dell’immissione in commercio di un autotest che può essere acquistato in farmacia, un fatto positivo ma le incognite non mancano. Per farne uno strumento efficace, e non solo un’operazione commerciale, servono reti di supporto ed informazioni adeguate. La posizione della Lila sulle migliori pratiche per l’utilizzo di questi prodotti.

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