Voteresti per me se fossi sieropositivo?

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La campagna sfrutta la popolarità dei leader politici in vista delle elezioni politiche del 2013 per veicolare un messaggio semplice: sapere che una persona ha l'Hiv quanto cambia l'opinione che ne abbiamo?

Il coinvolgimento della politica e dell'opinione pubblica rafforza il messaggio di sostegno alle persone sieropositive, per lo sviluppo di una società che sta al loro fianco, nella convinzione che fermare l'Hiv non significa fermare le persone con l'Hiv. La lotta contro Hiv e Aids comprende infatti, oltre a prevenzione e accesso a test e terapie, la denuncia delle ingiustizie, della negazione di diritti, di tutto ciò che nella società rende difficile la vita e danneggia la salute delle persone che vivono con Hiv, la cui dignità non può essere messa in discussione.

La campagna provoca riflessione, non pietà, in un contesto sociale ancora attraversato da un pensiero convenzionale che vede le persone con Hiv con paura e pregiudizio, in qualche modo diverse. La sua azione è molteplice e non si riduce a semplice provocazione. I leader politici sono resi consapevoli del loro ruolo, i cittadini sono stimolati a porsi domande sulla capacità di rispettare gli altri e di cambiare i comportamenti, le persone sieropositive ricevono un messaggio solidale. Stigma e discriminazione non sono inevitabili e vanno denunciati in quanto ingiustificati e inaccettabili.

Per cambiare comportamenti e attitudini una sola campagna di comunicazione non può essere sufficiente. Perciò la pubblicazione delle immagini, dato anche il particolare contesto, è stata preceduta dall'invio ai leader politici coinvolti di alcune domande sul tema Hiv e Aids, in particolare au stigma, discriminazione, prevenzione. Per riportare Hiv e Aids e temi correlati nell'agenda politica del Paese, nella convinzione che un cambiamneto graduale di mentalità e società è possibile, se stimolato e sostenuto, anche con azioni politiche pragmatiche. E che Hiv e Aids non riguarda solo una parte ma l'intera popolazione.

 web2salute bollino vincitori 2013La campagna è stata premiata con la menzione speciale della Giuria per il Terzo settore nell'ambito del Concorso nazionale #web2salute 2013 con la motivazione: Per la retorica provocatoria e la creazione di una narrazione non convenzionale sul tema dello stigma attraverso i social media.

 

 

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Domande inviate ai leader politici, qui presentate con l'aggiunta di dati a sostegno e link alle fonti

1) L'80 per cento delle nuove infezioni da Hiv avvengono per trasmissione sessuale, derivano quindi dal mancato uso del preservativo, che in Italia costa circa 1 euro, con Iva al 21 per cento. In molte nazioni e città estere i governi lo promuovono, con campagne informative, detassazione e distribuzioni gratuite, soprattutto per i più giovani. Il vostro governo farebbe lo stesso?

Per approfondire i dati epidemiologici italiani è possibile consultare l'analisi della Lila dei dati rilasciati annualmente dall'Istituto Superiore di Sanità.

2) Il femidom, il preservativo femminile, sostenuto dall'Unaids e nei programmi di salute pubblica di molti Paesi, in Italia è ancora assente dai consultori, difficilmente reperibile nelle farmacie e molto costoso. Il vostro governo si impegnerebbe in un programma di accesso al preservativo femminile?

Il Femidom in Italia, dove è disponibile in vendita, ha un prezzo molto alto (circa 7 euro per una confezione da 3). E' l'unico strumento che permette alle donne  in prima persona di gestire la propria sessualità e la propria protezione dall'Hiv e da altre malattie sessualmente trasmesse.

3) Nelle carceri italiane la presenza di una percentuale rilevante di persone detenute per reati legati alla droga e il sovraffollamento pongono questioni di tutela della salute. Nessun Paese al mondo riesce a evitare consumo di droga e attività sessuale consenziente o non consenziente nelle proprie carceri. Perciò diversi Paesi europei e non solo hanno politiche di prevenzione dell'Hiv e di riduzione del danno anche in carcere, con preservativi e siringhe sterili, così come chiesto dalla Commissione Europea, dall'OMS e dalle agenzie ONU che si occupano di Aids e droga. Il vostro governo sarebbe favorevole all'introduzione di tali programmi nei nostri Istituti di pena?

Le rare indagini finora fatte in Italia stimano una prevalenza di Hiv/Aids in carcere di oltre il 7 per cento, rispetto allo 0,3 per cento che si registra nella popolazione generale. Negli Istituti penitenziari italiani la stima della percentuale di detenuti per motivi legati alla droga è di oltre il 50 per cento del totale. I dati del sovraffollamento parlano di circa 70mila detenuti per una capienza di 44mila posti.

4) La maggior parte delle persone detenute in Italia hanno imputazioni legate al consumo di sostanze. Globalmente si stanno mettendo in discussione le politiche finora esclusive della Guerra alla droga, la War on drugs, e alcuni governi stanno rivedendo le proprie legislazioni. Il vostro governo cambierebbe la Legge Fini-Giovanardi?

Va notato che a un passo dall'Italia, verso Est, l'epidemia di Hiv in questi anni sta raggiungendo, e superando, le vette di incidenza degli anni Ottanta: un focolaio alimentato dalla pesante repressione e alla sistematica negazione di politiche di riduzione del danno (distribuzione di siringhe sterili e programmi con metadone e brupenorfina), sulla via della droga che dall'Afghanistan porta in Europa. Sempre sul fronte riduzione del danno va segnalato che, proprio durante la campagna elettorale, in Danimarca e in Francia si sono avviate le prime sperimentazioni per l'apertura di luoghi per il consumo di sostanze in sicurezza, attualmente improponibili in Italia dato il clima politico. Tali luoghi sono già esistenti e operativi in Svizzera, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Lussemburgo, Canada e Australia.

5) E' noto che lo stigma rende più difficoltose prevenzione, diagnosi, cure. Perciò le Agenzie internazionali affermano che negazione e sottrazione di diritti per parti della popolazione e omofobia sono un fattori di rischio importanti per l'epidemia di Hiv. Il vostro governo si impegnerebbe a garantire alle persone omosessuali pari diritti?

Da molti anni il diritto delle persone omosessuali ad avere una vita affettiva è assodato e regolamentato dalla legge nella maggioranza dei Paesi europei, in alcuni casi arrivando ad equiparare le unioni omosessuali al matrimonio. In Italia da diversi anni ormai una tale regolamentazione viene richiesta ma non concessa dal parlamento, dove non si è mai riusciti a far passare neppure una legge che punisca in maniera specifica l'omofobia.

6) In Italia tutti i bandi di arruolamento del ministero della Difesa prevedono che possano partecipare solo persone Hiv negative, anche per accedere ai licei o indossare la divisa per diventare poliziotto, vigile del fuoco o guardia forestale, medico o psicologo, suonare nella banda, gareggiare nello sport. Mentre la legge nazionale 135/90 proibisce la richiesta di test Hiv per motivi di lavoro, e altrettanto fa la normativa Onu dell'Organizzazione internazionale del Lavoro. Il vostro governo insisterebbe nel dire che è un provvedimento fondato e opportuno?

Sono numerose le segnalazioni che la Lila riceve annualmente da persone che si vedono richiedere un test Hiv negativo nel posto di lavoro o in previsione di un'assunzione. Fra queste, anche quelle di persone che vorrebbero accedere ai bandi del ministero della Difesa, che risultano tutti interdetti a chi viva con l'Hiv. Una decisione del nostro governo che non ha fondamento, tantomeno giuridico, e un provvedimento particolarmente odioso in quanto istituzionale, come più volte pubblicamente denunciato dalla Lila.

7) Dal 2009 l'Italia ha sospeso il versamento di qualsiasi contributo al Fondo Globale di Lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria, unico fra i Paesi del G8, dismettendo così ogni impegno nella lotta multilaterale a Hiv e Aids. Il vostro governo tornerebbe a contribuire al Fondo?

Dall'inizio la Lila con altre associazioni di lotta contro l'Aids, non solo italiane, e le Ong, ha denunciato tale mancanza del nostro Paese, che ha sollevato anche numerose contestazioni sul piano internazionale. Da allora da parte dei diversi governi che si sono succeduti ci sono state solo vaghe promesse, e nessun impegno concreto.

8) Ci sono ancora nel mondo Paesi che hanno leggi che limitano ingresso e soggiorno alle persone straniere con Hiv, alcuni con obbligo di test, prevedendo la deportazione in caso risulti positivo. Alimentando stigma e discriminazione, con norme prive di senso che derivano da paure infondate di contagio, e impedendo di fatto alle persone con Hiv, compresi i cittadini italiani, di viaggiare e lavorare all'estero. Ne era al corrente?

Solo nel 2010 gli USA hanno cancellato il divieto di ingresso e transito per le persone con Hiv provenienti dall'Estero. Altri paesi sono seguiti, fra cui la Cina. Le restrizioni di ingresso variano da paese a paese. In alcuni (45) il divieto riguarda solo il soggiorno superiore ai 90 giorni o la richiesta di residenza, ma in altri (10) viene addirittura negata la possibilità di ingresso anche solo per pochi giorni. Nella maggior parte dei paesi con limitazioni all'ingresso il test Hiv è obbligatorio e se risulta positivo è prevista la deportazione (20). Questi paesi perpetuano  lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone che vivono con l'HIV alimentando paure infondate di contagio con norme prive di prive di senso.

frecciaLink a Notizia pubblicata nel sito Lila

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Aggiornamento del 21 febbraio: la risposta dei leader di coalizione

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