Hiv e lavoro: S.O.S. discriminazioni

LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids denuncia la mancata applicazione della circolare sulla salute sul posto di lavoro e la penalizzazione delle persone con Hiv in ambito occupazionale

"Stiamo ricevendo molte richieste di aiuto di lavoratori e lavoratrici con Hiv terrorizzati di restare disoccupati da un giorno all'altro a causa dell'ignoranza e dello stigma ancora oggi molto radicati, richieste di test negativi, demansionamento o anche peggio qualora un lavoratore comunichi la propria positività all'HIV al datore di lavoro pubblico o privato e questa situazione di crisi e precarietà sul lavoro certo non aiuta": lo afferma il presidente della LILA Massimo Oldrini in vista del 1° maggio, giornata internazionale del lavoro.

"Chiediamo l'applicazione della circolare del 10 aprile 2013 sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro", dichiara Oldrini. La circolare afferma che il test Hiv non può dunque essere richiesto indiscriminatamente e che eventuali norme specifiche di settore - che richiedano l'accertamento della negatività all'Hiv come condizione di idoneità ad uno specifico servizio - debbano essere motivate da una effettiva condizione di rischio nei confronti di terzi. Il presidente della LILA ricorda anche che l'interrogazione parlamentare presentata il 14 maggio 2014 dall'On. Donata Lenzi e e dall'On. Carlo Galli per garantire che le procedure di selezione del personale delle Forze Armate avvengano nel rispetto della normativa nazionale, non ha ancora ricevuto risposta, mentre l'associazione continua a ricevere segnalazioni da parte di dipendenti del ministero della Difesa che segnalano richeiste di test Hiv negativi anche per chi svolge mansioni di ufficio.

L'associazione evidenzia come nel suo lavoro di sostegno e consulenza alle persone con Hiv spesso il supporto legale non basta, perché non è facile provare che un licenziamento è stato discriminatorio: "Nessuno licenzia mai scrivendo che lo fa perché ha appreso che la persona è sieropositiva - spiega Roberta Di Maggio, avvocato della LILA - ma si parla di un calo di lavoro o si accusa il lavoratore di aver commesso un grave illecito disciplinare". "A questo punto è il lavoratore – sottolinea Di Maggio - a dover dimostrare che, invece, l'intento discriminatorio o di rappresaglia è stato l'unico a determinare la volontà del datore di lavoro".

La LILA ricorda che il 41,57 per cento delle persone con Hiv che hanno contattato i suoi centralini telefonici nel 2014 hanno chiesto supporto e consulenza su questioni relative a diritti, in particolare riguardanti questioni lavorative, mentre il 6,21 per cento ha domandato sostegno per contrastare episodi di discriminazione.

La circolare sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro è scaricabile a questo link.

A seguire, tre storie di persone con Hiv che ci hanno chiesto aiuto per non perdere il lavoro a causa di discriminazioni dovute al proprio stato sierologico.

Federico, cameriere, 42 anni
Federico lavora presso un ristorante con mansione di cameriere di sala e un contratto a tempo indeterminato da oltre cinque anni. A seguito di analisi di rito viene richiamato per ulteriori accertamenti e gli viene comunicata la sieropositività HIV. Ritiene opportuno avvisare il titolare del ristorante del suo stato di salute e il giorno dopo gli viene comunicato verbalmente che lo avrebbero licenziato, chiedendogli anzi di licenziarsi da solo "per il decoro del locale". Il suo stato d'animo, già provato dalla notizia della sieropositività crolla. Grazie al sostegno di alcuni amici decide comunque di non adempiere alle loro richieste e viene pesantemente insultato. Successivamente gli arriva lettera di licenziamento per problemi economici dell'azienda.

Gianni, militare con mansioni d'ufficio, 41 anni
Gianni è un militare in servizio permanente in una caserma italiana, in cui svolge mansioni di ufficio. Grazie all'assunzione regolare di farmaci antiretrovirali la sua viremia è molto bassa e non ha mai dovuto prendere giorni di malattia per questioni di salute. Ogni anno fa analisi del sangue per l'idoneità annuale ma ci scrive quando scopre che con le nuove analisi viene richiesto anche il test per l'HIV in modo obbligatorio. E' molto preoccupato di perdere il lavoro nell'attuale situazione di crisi economica.

Luca, addetto carico-scarico, 28 anni
Luca presta servizio con contratto a tempo indeterminato in un'azienda alimentare con incarico di addetto al carico e scarico merci. A seguito di alcuni permessi di lavoro che chiede per motivi di salute, l'azienda viene a sapere della sua sieropositività e lo licenzia. Motiva la decisione con l'impossibilità di affidargli un incarico fisicamente più leggero e con il timore di possibili danni alla reputazione dell'azienda.