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Intervento di Filippo Manassero - presidente della LILA

in occasione della Giornata mondiale Aids 2006
organizzata a Roma dal Ministero della Salute

Illustrissima signora ministro,

siamo qui riuniti a celebrare la Giornata Mondiale di lotta all’AIDS e vorrei aprire questo mio intervento esprimendole soddisfazione per la nomina della Commissione Nazionale. Ci auguriamo che questo sia il primo passo di un più lungo cammino.

Nel nostro Paese infatti sono ancora molte le questioni aperte su questo tema. Nel nostro Paese i dati relativi alla diffusione del virus HIV continuano ad essere allarmanti ed è perciò tempo di tracciare una linea di demarcazione netta tra tutto ciò che si è fatto sino a ieri in termini di comunicazione e politiche di prevenzione all’AIDS e quello che si deve fare da oggi in avanti.

Le 8 campagne ministeriali qui presenti in bella mostra, realizzate nell’arco degli ultimi venti anni, devono essere guardate e riconosciute come errori da non ripetere, come strategie di lotta inefficaci e controproducenti.

Alla XVI Conferenza Mondiale sull’AIDS, tenutasi a Toronto nello scorso agosto, alla quale eravamo presenti e dove, con tristezza, abbiamo verificato che nessun rappresentate del Governo italiano vi partecipava, il messaggio principale rivolto ai governi di tutto il mondo diceva: “E’ tempo di compiere”.

E’ stato dichiarato con forza e senza esitazioni, diretto a tutti coloro che ancora non stanno “compiendo” il proprio dovere ma, anzi, sono stati individuati come i maggiori ostacoli alla lotta contro il virus e intendo riferirmi alla maggioranza dei governi che non applica strategie efficaci contro la diffusione del virus, alle multinazionali farmaceutiche che non rendono accessibili i trattamenti e stanno conducendo una vera e propria guerra contro chi produce farmaci generici, ai leader religiosi che - a fronte di una pandemia e di milioni di morti - consigliano l’astinenza e la fedeltà come unici strumenti di prevenzione.

Quest’anno anche l’UNAIDS ha puntato il dito verso questi soggetti “forti” e per questo il tema della giornata mondiale è “Stop AIDS mantieni le promesse” che oggi mette in primo piano la “responsabilità” (Accountability), intendendo la responsabilità di chi può fare la differenza, non quella del singolo individuo.

Se vogliamo davvero raggiungere dei risultati in termini di inversione di tendenza della pandemia, è necessario agire politiche di prevenzione che abbiano come obiettivo primario, il rispetto dei diritti umani e tra questi, il diritto alla sessualità.

Chi è preposto alla tutela della salute pubblica è tenuto a indicare strumenti e modalità di prevenzione. Non gli compete di giudicare scelte, orientamenti sessuali e bisogni delle persone. Più utile sarebbe porre l’accento sul “come fare” piuttosto che su “cosa non fare”. Pensare di sconfiggere un’epidemia a trasmissione sessuale promuovendo in primis l’astinenza, come sempre si è scelto di fare, è un’azione ipocrita e che lede il diritto alla sessualità di tutte le persone: sieronegative e sieropositive.

E’ tempo di mettere in atto azioni che abbiano come obiettivo quello di avvicinare le persone ad un’idea di prevenzione sessuale che non neghi il riconoscimento del piacere.
Azioni che aiutino a far sì che il preservativo venga percepito come un oggetto quotidiano, uno strumento che permette alle persone di vivere la propria sessualità, senza rischi per la propria salute, con piacere e a lungo.

Il governo del Brasile lo ha dimostrato anche in quest’ultima conferenza mondiale con le sue campagne esplicite e dirette ai comportamenti a rischio. Campagne che da anni si susseguono abbinate alla distribuzione gratuita dei preservativi femminili e maschili nei consultori familiari. Il programma brasiliano è quello che l’UNAIDS da anni ha definito come la miglior risposta governativa mondiale contro l’AIDS e per questo invitiamo il Ministero alla Salute italiano a confrontarsi con questo approccio.

Parole quali astinenza e fedeltà sono dunque da bandire da azioni di prevenzione all’HIV. Rimangono valori alti e rispettabili, ma non garantiscono un risultato sanitario, in quanto è evidente che per la maggioranza delle persone l’astinenza non è una strada percorribile e la fedeltà, proprio perché è un valore deve prescindere dalla presenza di un virus, non si può essere fedeli per ordine sanitario e la fedeltà non può essere confusa o contrattata con un virus.

La realtà ci è stata evidenziata da uno studio del 2004 dell’ISS: in Italia il 74,8% delle donne sieropositive, hanno contratto l’infezione dal loro partner abituale.
Aver puntato per anni su una comunicazione istituzionale di prevenzione all’AIDS che ha sempre omesso la parola preservativo dai propri slogan, ha gettato implicitamente un’ombra di vergogna e imbarazzo sul profilattico.

Sempre all’ultima Conferenza mondiale abbiamo potuto vedere come la diffusione dell’AIDS nel mondo sia correlata alla incapacità o non volontà dei governi di garantire e tutelare i diritti umani e come la discriminazione di genere alimenti la pandemia anche in Italia, come ci dicono i dati epidemiologici. Infatti, negli ultimi anni l’infezione da HIV colpisce sempre più donne, anche nel nostro Paese.

Concludo prendendo in prestito una frase del discorso finale della conferenza mondiale tenuto da Stephen Lewis, Inviato Speciale delle Nazioni Unite per l’HIV/AIDS in Africa: “Tutte le strade partono dalle donne e portano al cambiamento sociale, e questo comprende la sconfitta della pandemia di AIDS”.
Ci auguriamo che Lei, Signora Ministro, sappia essere promotrice di un cambiamento radicale delle politiche sull’AIDS che il nostro Paese da troppo tempo sta aspettando.

“E’ tempo di compiere”, come ci ricorda lo slogan di quest’anno. Affinché si smetta di registrare un aumento di infezioni, di problemi sociali e di spesa pubblica.

 

 

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